Guinea Equatoriale / Diritti Umani

In Guinea Equatoriale, un tribunale di Malabo ha sciolto, il 26 febbraio scorso, il principale partito di opposizione, Citizens for Innovation. L’unico movimento di contestazione rimasto in parlamento è stato accusato di aver minato la sicurezza dello stato. Dozzine dei suoi membri sono stati condannati a pene detentive.

I fatti risalgono allo scorso novembre – durante la campagna elettorale per le elezioni generali – quando la polizia intervenne per disperdere un raduno di oppositori nel comune di Aconibe, nel sudest del paese, e degli agenti furono feriti. Pochi giorni dopo, nella capitale, le forze di sicurezza fecero irruzione nel quartier generale del partito. Più di cento attivisti, incluso il segretario generale del partito, furono arrestati e accusati di sedizione, disordini pubblici e attacchi all’autorità.

Dopo una serie di processi, iniziati due settimane fa, dozzine di attivisti sono stati condannati a 30 anni di carcere e il partito è stato sciolto. Annunciando il ricorso in appello, la difesa parla di “un processo politico” il cui unico obiettivo era eliminare il partito, “l’unico che si oppone veramente al potere”.

Ora il leader del partito, Gabriel Nse Obiang, teme per la sua vita. “Il mio assassinio è vicino – ha detto all’agenzia di stampa spagnola EFE – Mi uccideranno”.

Il piccolo paese dell’Africa Occidentale è schiacciato da più di 38 anni di regime, imposto dal presidente Teodoro Obiang Nguema, il più longevo leader del continente, al potere dal 1979. (Afrique Presse)