Guinea Equatoriale

“Per motivi di interesse nazionale” il regime della Guinea Equatoriale ha vietato ai propri parlamentari di effettuare viaggi all’estero senza l’autorizzazione del vicepresidente Teodorin Obiang Nguema, il figlio del presidente.

Lo rivela l’agenzia AFP citando una nota della presidenza datata 27 luglio in cui si specifica che i parlamentari devono presentare una richiesta di viaggio all’estero al capo dell’assemblea nazionale o del senato “con l’accordo del vicepresidente”.

A giugno, i dipendenti pubblici del paese sono stati colpiti da un divieto simile.
Secondo fonti di AFP, la mossa è legata a un presunto tentativo di colpo di stato programmato per dicembre 2017, ma che il governo ha annunciato lo scorso gennaio.

Le autorità affermano che l’operazione ha coinvolto «un gruppo di mercenari» di Ciad, Repubblica Centrafricana e Sudan, al soldo di «partiti politici di opposizione radicale» e che alcuni dei capisquadra erano funzionari pubblici che si erano recati in Europa verso la fine del 2017.

All’annuncio è seguito l’arresto di decine di attivisti dell’unico partito d’opposizione rimasto nel paese e la messa al bando della stessa formazione politica, Cittadini per l’Innovazione (CI).

Il presidente Teodoro Obiang Nguema governa con il pugno di ferro il piccolo stato ricco di petrolio dall’agosto del 1979. Suo figlio Teodorin è stato condannato a una pena detentiva di tre anni da un tribunale francese lo scorso anno e multato 35 milioni di dollari per riciclaggio di denaro, corruzione e abuso di beni pubblici.
È ritenuto colpevole d’aver sottratto 173 milioni di dollari alle casse dello Stato per finanziare il suo sontuoso stile di vita, che comprendeva numerose auto di lusso e una villa di sei piani nell’elegante Avenue Foch a Parigi. (News 24)