Guinea Conakry

Il presidente guineano Alpha Condé ha accettato le dimissioni presentate ieri dal primo ministro Mamady Youla e da tutto il suo esecutivo, che manterranno comunque la gestione degli affari correnti fino alla creazione di un nuovo governo.

L’8 marzo, dopo settimane di proteste da parte dei sindacati degli insegnanti per chiedere salari più alti e dell’opposizione che contestava i risultati delle elezioni locali il 4 febbraio, Condé, storico oppositore eletto nel 2010, aveva promesso di ascoltare le voci della “maggioranza silenziosa” e procedere con un rimpasto dell’esecutivo per mettere al governo “ministri che ascoltano la popolazione e che si prendono cura delle sue necessità”.

Il conflitto si è concluso con un accordo sui salari, ma l’opposizione dell’UFDG (Unione delle Forze Democratiche Guineane) dell’ex primo ministro Cellou Dalein Diallo – principale oppositore del presidente Alpha Condé – ha continuato a contestare la vittoria alle elezioni locali del partito al governo, l’RPG (Raggruppamento del popolo di Guinea).

All’inizio di aprile, l’opposizione aveva sospeso le manifestazioni per avviare un dialogo con le autorità. Denunciando la mancanza di volontà politica dell’esecutivo, lunedì ha indetto una nuova giornata di sciopero a Conakry. Dopo l’intervento, martedì, di alcuni ambasciatori – Stati Uniti e Unione Europea in primis – che si sono offerti come mediatori, l’UFDG ha annunciato mercoledì una nuova “sospensione” delle proteste di strada, confermando però il suo boicottaggio del “dialogo inter-guineano” sulle dispute elettorali.

I due mesi di manifestazioni post-elettorali, segnate da violenze, hanno causato la morte di almeno 12 persone. Secondo l’opposizione e i conteggi di stampa e organizzazioni per i diritti umani, 94 oppositori sono stati uccisi in Guinea, per lo più a colpi d’arma da fuoco, durante manifestazioni politiche dall’aprile 2011. (Le Monde)

Per approfondire leggi il dossier “La Guinea sia Condé