Guinea / Simandou

Il Serious Fraud Office di Londra, ufficio responsabile per la lotta contro la criminalità finanziaria nel Regno Unito, ha aperto un’indagine per presunta corruzione della società Rio Tinto (la seconda più grande compagnia mineraria al mondo) in Guinea.

L’inchiesta è stata aperta in seguito alle rivelazioni del sito investigativo “Mediapart” riguardo ad un pagamento segreto da parte del colosso minerario anglo-australiano, per lo sfruttamento del mega-deposito di ferro di Simandou, nell’aprile 2011.

Lo scorso novembre, Rio Tinto ha ammesso che c’è stato uno scambio di e-mail che si riferivano al pagamento di 10 milioni e mezzo di dollari ad un intermediario, vicino al consigliere del presidente della Guinea, Alpha Condé, per facilitare l’accordo di transazione tra l’azienda e lo stato dell’Africa occidentale.

L’inchiesta londinese – che si aggiunge ad altri due procedimenti giudiziari sull’assegnazione del sito di Simandou, avviati a Washington e Canberra -, ritarderà lo sviluppo del gigantesco progetto di estrazione del minerale di ferro (20.000 milioni di dollari), in Guinea.

Simandou è attualmente il più grande impianto integrato di estrazione mineraria e infrastrutture in Africa, con un campo di espansione che comprende la miniera integrata, la ferrovia, il porto e le infrastrutture accessorie. Il sito fornisce a Rio Tinto l’accesso al più grande giacimento di ferro di alta qualità al mondo, per un periodo di sfruttamento di oltre 40 anni.

La miniera sarà sviluppata e gestita da Simfer SA, una joint venture di proprietà del governo della Guinea (7,5%), Rio Tinto (46,6%), un consorzio di imprese statali cinesi guidate dalla Chinalco (41,3%) e la International Finance Corporation (4,6%), il settore del prestito privato della Banca Mondiale. (Rfi / Mining)

Per approfondire leggi il dossier “La Guinea sia Condé”

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