Guinea: la nuova Costituzione approvata al referendum
Guinea Politica e Società
Secondo i dati provvisori, il “sì” ha vinto con l’89% e un’affluenza dichiarata dell’86%. La nuova Carta apre la strada alla candidatura del capo della giunta, al potere dal colpo di stato del 2021
Guinea: nuova Costituzione approvata al referendum. Doumbouya ora pensa alla presidenza
24 Settembre 2025
Articolo di Redazione
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Il primo ministro guineano Amadou Oury Bah al voto per il referendum di domenica 21 settembre - Foto: profilo X di Bah Oury

In Guinea la giunta al potere a Conakry ha reso noti i risultati provvisori del referendum costituzionale tenuto domenica 21 settembre. Il “sì” ha raccolto l’89,38% dei voti contro il 10,62% dei “no”, con un tasso di partecipazione dichiarato all’86,42%. 

A darne l’annuncio martedì sera è stato Ibrahima Kalil Condé, ministro dell’Amministrazione del territorio, che ha sottolineato come il voto si sia svolto «in un clima calmo e fortemente sorvegliato».

Per le opposizioni, però, si è trattato di una «farsa elettorale», come l’hanno definita diversi leader che avevano invitato al boicottaggio, denunciando un processo dai risultati «scritti in anticipo». Da mesi i partiti rivali della giunta sono sospesi, le manifestazioni vietate e la stampa indipendente sotto pressione: condizioni che hanno contribuito a rendere marginale la campagna per il “no”, a fronte di un imponente apparato propagandistico a favore del “sì”, imperniato sulla figura del capo della giunta Mamadi Doumbouya.

Una Costituzione su misura

Il nuovo testo costituzionale sostituisce la Carta di transizione adottata dopo il colpo di stato del 2021, che escludeva esplicitamente la possibilità per membri del governo di transizione di candidarsi alla presidenza. Questa clausola non compare più nella nuova legge fondamentale, aprendo così la strada a una possibile candidatura dello stesso Doumbouya.

Nonostante il generale quarantenne non abbia ufficializzato le sue intenzioni, il clima politico nel paese appare già da mesi quello di una campagna elettorale permanente: i suoi comizi diventano veri e propri bagni di folla, cartelloni pubblicitari ne celebrano la figura e numerosi esponenti politici filo-governativi hanno manifestato sostegno alla sua futura corsa presidenziale.

A rafforzare i poteri dell’esecutivo contribuiscono anche altre disposizioni. La durata del mandato presidenziale passa da cinque a sette anni, rinnovabile una sola volta, e viene istituito un Senato: un terzo dei suoi membri sarà nominato direttamente dal presidente della Repubblica, rafforzando così il controllo del capo dello stato sul parlamento. 

È inoltre prevista la creazione di una Corte speciale di giustizia per processare alte cariche istituzionali in caso di gravi reati. Una misura che, tuttavia, sembra in contraddizione con l’articolo 74 della stessa Costituzione, che riconosce l’immunità civile e penale agli ex presidenti per gli atti compiuti durante il mandato.

Da segnalare anche l’introduzione di un limite d’età. D’ora in avanti, per candidarsi alla presidenza bisogna avere tra i 35 e gli 80 anni. Una mossa, che secondo alcuni membri dell’opposizione è pensata per escludere formalmente due rivali di peso ora in esilio: l’ex Presidente Alpha Condé e l’ex primo ministro Sidy Touré, rispettivamente di 87 e 80 anni. 

Tra gli elementi più innovativi, il riconoscimento di otto lingue locali – tra cui peul, malinké e soussou – come lingue ufficiali accanto al francese, e l’introduzione di un 30% di quote riservate alle donne nelle cariche elettive e decisionali.

Un golpe che ha fatto scuola

Doumbouya è salito al potere il 5 settembre 2021, rovesciando l’allora presidente Condé dopo oltre dieci anni di governo. Il suo colpo di stato è stato il primo di otto tra il 2020 e il 2023, che si sono succeduti in paesi come Mali, Burkina Faso, Niger e Gabon. A differenza di altre giunte che hanno scelto di rompere con Parigi e cercare nuovi equilibri con Russia e Cina, il leader guineano è rimasto invece nel solco della tradizionale politica estera del paese, mantenendo relazioni stabili con la Francia e restando ancorato all’orbita occidentale.

Verso le presidenziali di fine anno

Il governo assicura che il referendum rappresenti una tappa verso il ritorno all’ordine costituzionale e ha promesso l’organizzazione di elezioni presidenziali e legislative entro la fine del 2025, senza però fornire ancora una data precisa. «Questa Costituzione è l’emanazione profonda delle aspirazioni del popolo di Guinea, non un testo scritto dal generale Doumbouya», ha dichiarato Amara Camara, segretario generale della presidenza.

Un’affermazione che non convince l’opposizione, convinta che l’intero processo non sia altro che una strategia per consentire al leader della giunta di mantenersi al potere. La Guinea, ricca di bauxite ma segnata da una lunga storia di instabilità politica, si avvia così verso una nuova fase che potrebbe sancire la trasformazione di Mamadi Doumbouya da capo militare a candidato presidenziale.

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