La giunta ha promesso nuove elezioni entro il 2009
Prima la sospensione dall’Unione africana, ora quella dalla Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale: dal golpe del 23 dicembre la giunta in Guinea Conakry è sempre più sola. Ma gode del consenso interno e dell’appoggio dei sindacati.

La Guinea Conakry è sempre più isolata dopo il colpo di stato che il 23 dicembre scorso ha imposto una giunta militare al potere, a poche ore dalla morte di Lansana Contè, presidente dittatore che era al potere da 24 anni. La giunta, guidata dal capitano Moussa Dadis Camara, ha sospeso la Costituzione e sciolto il governo.

Dopo gli immediati appelli di tutta la comunità internazionale per il ripristino dello stato di diritto, pochi giorni dopo il golpe, il 29 dicembre, l’Unione africana aveva sospeso la Guinea Conakry, dalle attività dell’organizzazione “fino al ritorno dell’ordine costituzionale”. Il 10 gennaio anche un’altra importante organizzazione continentale, la Cedeao , la Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale ha deciso di inviare un messaggio chiaro alla giunta militare: il summit ha “fermamente condannato il colpo di Stato del 23 dicembre in Guinea” e “sospeso il paese da tutte le riunioni della Cedeao a livello di capi di Stato e di ministri, fino al ripristino dell’ordine costituzionale”.

I tentativi di Camara di stringere buone relazioni diplomatiche si sono rivelati finora fallimentari: il capo della giunta ha lanciato più appelli alla comunità internazionale chiedendone l’appoggio, inviando anche delegazioni nel paesi confinanti, per esempio Mali e Liberia. Ha nominato un nuovo primo ministro civile, Kabiné Somara, ex direttore amministrativo della Banca Africana d’Import-Export, in accordo con le organizzazioni sindacali locali. Ha organizzato incontri con diplomatici e rappresentanti delle istituzioni internazionali presenti a Conakry per spiegare le ragioni del golpe e rassicurare la comunità internazionale sulla volontà della giunta di combattere la corruzione e di organizzare elezioni libere nell’ultimo trimestre del 2009.

Ma, a parte alcuni paesi vicini, la comunità internazionale non sembra intenzionata a fidarsi della giunta, che oltre a sospendere le istituzioni appena insediatasi, la settimana scorsa aveva costretto alle dimissioni quasi tutti i vertici militari, sostituendoli con nuovi nomi, in linea con le posizioni di Camara.

Lo scetticismo accomuna organizzazioni continentali a paesi occidentali: Stati Uniti ed alcune altre potenze europee hanno già sospeso gli aiuti economici.

La giunta inoltre continua a godere dell’appoggio dell’opinione pubblica locale, stremata dalla crisi economica (i dipendenti pubblici sono in arretrato di diversi mesi di stipendio), e dalle continue crisi istituzionali sfociate anche in scontri per le strade, che hanno segnato gli anni più recenti del paese. Anche i sindacati si sono detti favorevoli al golpe, che avrebbe scongiurato, a loro parere, il rischio di una guerra civile scatenata dalla morte del presidente Conté.