Sudafrica / Lo scandalo
La vita politica del presidente sudafricano Jacob Zuma è sempre stata molto controversa: dalle accuse di stupro nel 2015 fino al caso Nkandla. Ora sono le dichiarazioni del viceministro Mcebisi a far pensare ad un nuovo scandalo. Questa volta l’impressione è che dietro il capo di stato ci sia qualcun altro a tenere le fila…

Una dichiarazione ufficiale redatta dal viceministro Jonas Mcebisi è al centro dell’ennesimo scandalo che ha investito il presidente del Sudafrica Jacob Zuma. Nel testo ben dettagliato ed articolato in 9 punti, al punto 6, Jonas afferma esplicitamente che la facoltosa famiglia Gupta gli avrebbe offerto di prendere il posto dell’allora ministro delle finanze Nhlanhla Nene. Mcebisi si sarebbe tirato indietro di fronte alla proposta, avvenuta nel novembre 2015, rifiutando la carica e definendo il comportamento della famiglia indiana un insulto alla Costituzione sudafricana, secondo la quale il compito di eleggere i ministri spetta unicamente al presidente della Repubblica.
Se si va a ritroso nel tempo quella di Mcebisi non sarebbe l’unica dichiarazione a evidenziare un’influenza inusuale della famiglia Gupta sul governo. L’ex deputata del Congresso nazionale africano (Anc), Vytjie Mentor, di recente è tornata ad affermare con un post su facebook, che nel 2010 avrebbe ricevuto, sempre da un esponente dei Gupta, l’offerta di ricoprire la carica di ministro delle imprese pubbliche in cambio di un favore per una società a loro legata, salvo poi declinare la proposta.
Visti gli indizi evidenti che stanno emergendo nell’ultimo periodo, aleggia sempre più opprimente il sospetto che dietro alcune contestate decisioni del presidente Zuma ci sia stata l’influenza di qualcun altro. La domanda sorge dunque spontanea: chi è la famiglia Gupta? E con quale potere ha potuto avanzare una tale proposta al viceministro Mcebisi?

I Gupta e il sogno sudafricano
I fratelli Gupta: Ajay, Atul e Rajesh, vengono dall’India, precisamente dalla regione dell’Uttar Pradesh. Il loro trasferimento in Sudafrica risale al 1993, poco prima della fine dell’apartheid e la successiva salita al potere del partito di Mandela, l’Anc.
I Gupta partiti alla conquista della nuova America, il Sudafrica, nel giro di qualche anno costruiscono un piccolo impero fatto di società con interessi che spaziano dall’industria mineraria ai media. Tra le compagnie più importanti della famiglia ci sono: la Oakbay Resources and Energy, una società di estrazione e lavorazione mineraria, due società di media, Ann7 e The New Age, e una società informatica, la Sahara Computers. Quest’ultima è una compagnia dal fatturato annuo di 20 milioni di dollari che dà lavoro a più di 10.000 persone, tra cui, guarda caso, Duduzile Zuma, la figlia del presidente del Sudafrica.

I “Zupta”, una famiglia allargata
La torbida amicizia che lega il presidente Zuma ai fratelli Gupta, inizia nel 2003, quando il leader del principale partito sudafricano, è ospite dell’annuale festa della compagnia Sahara Computers. Da quel momento le relazioni tra la ricca famiglia indiana e il presidente si sono intensificate sino a diventare un groviglio indistinto di vacillante sovranità e clientelismo.
Nel 2005, infatti, la famiglia Gupta è tra i principali sostenitori di Zuma durante la sua lotta per la leadership all’interno dell’Anc contro l’allora presidente Thabo Mbeki. Nel 2013 tocca a Zuma restituire il favore, concedendo ad un aereo con più di 200 ospiti di atterrare nella base dell’aereonautica militare di Waterkloof (Pretoria) per il matrimonio di Vega Gupta.
Ora emerge l’ultimo dei casi contestati ed oscuri dove si stende l’ombra incombente dei Gupta: La decisione da parte del presidente Zuma di cambiare il ministro delle finanze per ben tre volte in 5 giorni. Nel dicembre 2015 infatti, viene mandato via il ministro Nene sostituito da un politico semisconosciuto, David Van Rooyen, ma l’esperienza al governo di quest’ultimo dura veramente poco, appena 4 giorni. L’immediata reazione negativa dei mercati finanziari ed il crollo del rand sudafricano, costringono Zuma ad affidare la carica di Van Rooyen a Pravin Gordhan, che in passato aveva già ricoperto quel ruolo per 5 anni. L’aspetto più controverso di questa strana alternanza di politici, riguarda il ruolo del ministro Nene. Infatti la carica di quest’ultimo fu proposta, nel novembre 2015, all’allora vice ministro delle finanze Mcebisi proprio dai Gupta, e non dal presidente Zuma come previsto nella Costituzione. Solo dopo il rifiuto di Mcebisi fu scelto qualche giorno dopo, David Van Rooyen, con le conseguenze già citate. Questa vicenda, se confermata, evidenzia un vuoto di potere nel governo Zuma in cui si inserisce prepotentemente un nuovo attore “politico”, la famiglia Gupta. In parlamento ormai sulla questione non sembrano alleggiare più tanti dubbi, dato che anche il partito al potere Anc ha cominciato a contestare il suo leader, e sembra sempre più intenzionato a girargli le spalle.  
Se a questi curiosi episodi si aggiunge infine che almeno tre membri della famiglia Zuma: Bongi Ngema-Zuma, Duduzile Zuma e Duduzane Zuma hanno ricoperto o ricoprono ruoli di rilievo in società appartenenti ai Gupta, appare chiaro come tra le due parti in causa ci sia più di qualche mero interesse. Una fusione di ruoli e poteri che influenza ogni scelta del presidente, secondo la normale equazione Zuma più Gupta uguale “Zupta”, soprannome coniato di recente dal partito Economic freedom fighters (Eff), per definire appunto questo strano rapporto.

Cleptocrazia
Mentre in Sudafrica la disoccupazione cresce e l’economia rallenta, il sornione Zuma continua ad arricchirsi e a fare gli interessi della casta, in linea con la sua ragion di stato da quando è salito al potere. La vita politica di Zuma infatti è costellata di successi apolitici. Da un’accusa di stupro nei confronti di un’amica della figlia nel 2005, passando al traffico d’armi, fino all’uso “ingiustificato” di fondi pubblici per l’ampliamento della sua residenza di Nkandla.
Ma oltre alle vicende personali, nella vita del presidente Zuma trovano spazio anche scelte criticate coralmente dalla comunità estera. Risale al giugno 2015 infatti la decisione del governo sudafricano di far lasciare il paese al presidente del Sudan Omar al-Bashir, nonostante su questo pendessero due mandati d’arresto della corte penale internazionale.
Per riassumere il clima che si vive in questo periodo nel parlamento sudafricano è sufficiente la recente dichiarazione del ministro delle finanze Gordhan. Durante un intervento alla camera si è detto infatti molto preoccupato dell’alto rischio di una deriva etica nelle istituzioni, visto la recente piega assunta dagli affari tra governo e imprese.
In questo contesto di scandali e proteste Zuma sembra veramente intenzionato a compiere la sua ultima impresa politica, traghettare il Sudafrica; con l’aiuto del “clan” dei Gupta, verso una nuova forma di governo: la Cleptocrazia.

Nella foto in alto il Presidente del Sudafrica Jacob Zuma assieme a Atul Gupta.