Mentre Haiti sprofonda sempre più nella violenza, aggravando la già drammatica crisi umanitaria, dalla vicina Repubblica Dominicana arriva la notizia di un avvicendamento in chiave africana all’interno del contingente che fiancheggia la polizia haitiana nella lotta contro le bande criminali che controllano circa il 90% della capitale Port-au-Prince.
Al termine di un incontro con funzionari dell’ambasciata statunitense, lo scorso 17 marzo, il ministro degli Esteri dominicano Roberto Alvarez ha rivelato che nuove truppe ciadiane – circa 800 uomini – sono in fase di addestramento negli Stati Uniti e saranno pronte nei prossimi mesi a sostituire il contingente di polizia del Kenya che attualmente rappresenta la principale forza straniera schierata nell’ambito della Forza di repressione delle gang (Gang Suppression Force – GSF), sostenuta dalle Nazioni Unite.
Alvarez ha aggiunto che le forze kenyane sono già in fase di graduale ritiro – 215 agenti sono rientrati nei giorni scorsi a Nairobi – e che si prevede che entro ottobre la missione arrivi ad essere pienamente operativa, ovvero con il dispiegamento dell’intero contingente previsto di 5.500 uomini.
La Gang Suppression Force è stata approvata dalle Nazioni Unite a settembre dello scorso anno per sostituire e rafforzare la missione Multinational Security Support (MSS), a guida kenyana, istituita nell’ottobre 2023 e dispiegata a partire da giugno 2024 ma di fatto mai pienamente operativa a causa di scarsi finanziamenti – sia la GSF che la MSS si basano su contributi volontari degli stati membri -, della fornitura di attrezzature obsolete e della penuria di uomini.
Attualmente, come detto, la forza è composta principalmente da agenti di polizia kenyani (circa 400) e da un numero minore di militari provenienti da Jamaica, Belize, Salvador, Bahamas e Guatemala.
A parte Stati Uniti, Canada, Kenya, Bahamas, Jamaica, Ciad, Guatemala e Salvador, non è chiaro quali altri paesi prenderanno parte alla nuova forza e in quale misura, né se questa volta la missione sarà adeguatamente finanziata e sostenuta, e da chi.
Di sicuro si registra un più attivo coinvolgimento di Washington, con diversi militari statunitensi atterrati il mese scorso nell’isola caraibica e con navi da guerra americane che hanno iniziato a pattugliare il mare davanti alle coste haitiane per intercettare le rotte del traffico di armi dirette alle gang.
Il ruolo di Vectus Global
Ma la strategia di sicurezza statunitense ad Haiti comprende anche il dispiegamento di contractors privati e in particolare di Vectus Global, agenzia guidata dal fondatore di Blackwater, Erik Prince, già dispiegata in altre zone di conflitto, come le regioni orientali del Nord e Sud Kivu, nella Repubblica democratica del Congo.
In base a un contratto firmato con il governo haitiano nell’ambito di una task-force per la pace e la sicurezza lanciata dal primo ministro Alix Didier Fils-Aime, Vectus Global da un anno fornisce sostegno di intelligence e militare con elicotteri e droni, servizi di difesa esportati con il benestare del Dipartimento di stato americano.
E proprio l’uso di droni quadricotteri armati forniti da contractors statunitensi, utilizzati in aree urbane densamente popolate, è al centro di un nuovo rapporto di Human Rights Watch (HRW) che documenta l’uccisione di almeno 1.243 persone, tra cui almeno 43 adulti disarmati estranei ai gruppi criminali e 17 bambini, nel periodo tra il 1° marzo 2025 e il 21 gennaio 2026.
Sempre nello stesso arco di tempo, attacchi con droni in 141 operazioni hanno ferito altre 738 persone, almeno 49 delle quali non appartenevano alle gang. Alcuni di questi attacchi, afferma il rapporto, hanno le caratteristiche di “esecuzioni extragiudiziali deliberate”.
“Ripristinare la sicurezza ad Haiti è essenziale”, ha affermato al direttrice per le Americhe di HRW Juanita Goebertus. “Ma gli attacchi illegali con droni armati aggiungono un nuovo livello di abuso alla violenza che ha devastato le comunità per anni”.
L’ONG chiede quindi alle autorità di “chiarire pubblicamente la struttura di comando relativa agli attacchi con i droni e il ruolo svolto dalle compagnie militari private in queste operazioni” e di “indagare in modo trasparente su tutte le accuse di uccisioni illegali, perseguire i responsabili e fornire risarcimenti alle famiglie colpite”.
La crisi umanitaria
In questo contesto la popolazione è sempre più vessata e stremata. La crisi multidimensionale che da anni colpisce Haiti – che coinvolge aspetti politici, economici, umanitari e dei diritti umani – si è ulteriormente aggravata nel 2025, denuncia HRW.
Da un lato le gang hanno continuato a commettere abusi diffusi, tra cui massacri, omicidi, violenze sessuali e reclutamento di minori. Il controllo e gli attacchi dei gruppi criminali hanno inoltre gravemente compromesso l’accesso a beni essenziali e servizi pubblici e causato lo sfollamento di 1,4 milioni di persone, quasi la metà delle quali sono bambini.
Molti sfollati interni vivono in insediamenti informali con scarso accesso a cibo, acqua, servizi igienico-sanitari e assistenza sanitaria. Haiti infatti non dispone di una politica per assistere questa categoria di persone e il piano di risposta umanitaria delle Nazioni Unite continua a essere drasticamente sottofinanziato.
Oltre la metà della popolazione haitiana (5,7 milioni di persone su 11,9 milioni) soffre di grave insicurezza alimentare, con 600mila persone colpite dalla carestia – uno dei tassi più alti al mondo – secondo il Programma alimentare mondiale, e più di 6 milioni, tra cui 3,3 milioni di bambini, necessitano di urgente assistenza umanitaria.
Dall’altro lato la polizia è responsabile di un uso eccessivo della forza e di altre gravi violazioni dei diritti umani.
Secondo le Nazioni Unite, almeno 3.199 persone sarebbero state uccise durante operazioni contro i gruppi criminali tra gennaio e agosto 2025, il 17% delle quali erano civili non coinvolti negli scontri. Sempre l’ONU riporta anche di almeno 174 esecuzioni sommarie avvenute tra gennaio e settembre dello scorso anno.