Il 19 aprile si rinnova parte del Senato, non ammesso al voto il partito dell’ex presidente
Nell’anniversario della deposizione dell’ex presidente Aristide, gli haitiani manifestano per chiedere il suo ritorno. L’isola caraibica continua a mantenere il primato di paese più povero dell’emisfero occidentale.

All’inizio di marzo centinaia di haitiani hanno manifestato nella capitale Port-au-Prince, chiedendo il ritorno dell’ex-presidente Jean-Bertrand Aristide, deposto nel 2004 da un gruppo di ribelli armati e poi rifugiato in Africa, ora è professore universitario a Pretoria, all’Università del Sudafrica (Unisa).
Proprio nel giorno dell’anniversario del rovesciamento dell’ex presidente ( il 29 febbraio 2004), i sostenitori hanno protestato contro l’esclusione del suo partito alle elezioni del 19 Aprile prossimo in cui verrà parzialmente rinnovato il Senato del paese. Il Fanmi Lavalas, attualmente è segnato da una spaccatura interna che l’ha costretto a presentare due liste distinte in ogni dipartimento, e per questo non è stato ammesso al voto.
René Civil, portavoce del Jpp, movimento giovanile fondato dopo il golpe del 1991 ha dichiarato: “Non ci possono essere elezioni senza Fanmi Lavalas che resta lo schieramento più popolare di Haiti”. Civil ha inoltre annunciato la fine della coabitazione con la piattaforma Esperanza che nel 2006 aveva portato al potere, per la seconda volta, l’attuale presidente René Preval. La lontananza forzata di Aristide, secondo alcuni osservatori, è alla base della spaccatura interna a Fanmi Lavalas.

Uno scenario, quello politico dell’isola, che potrebbe avere ulteriori impatti negativi anche sull’economia del paese, devastato la scorsa estate da una serie di uragani con centinaia di vittime e migliaia di sfollati.
Haiti, a oggi, è il paese con gli indici di sviluppo più bassi dell’emisfero occidentale ed uno dei più poveri al mondo. Ai problemi legati alla fragilità del sistema politico si sommano infatti ogni anno quelli dei disastri naturali: Haiti si trova sulla rotta stagionale degli uragani caraibici. Nell’ultimo decennio si sono verificate 20 catastrofi ambientali, con oltre 10.000 morti e gravi danni alle coltivazioni. Quasi il 70% degli haitiani è impiegato nel settore agricolo, rappresentato per lo più da una forma di agricoltura di sussistenza praticata su piccola scala.

Ai dati aggiornati al 2008 Haiti occupa la 148esima posizione su 179 paesi classificati in base all’ indice di sviluppo umano, nel rapporto annuale dell’agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp).

Molte aree del paese, e della stessa capitale Port-au-Prince, vivono una situazione d’illegalità dominante che impedisce il funzionamento dei servizi pubblici di base e l’assistenza economica sociale di cui gli abitanti dell’isola necessiterebbero, nonostante la presenza dei caschi blu dell’Onu (la missione Minustah), il cui mandato scadrà in ottobre.

Secondo le stime dell’ Unicef, tre dei quattro milioni di bambini haitiani risentono direttamente della perenne situazione d’emergenza in cui versa il paese. Circa il 60% delle famiglie delle zone rurali e il 32% delle aree urbane soffrono di una cronica insufficienza alimentare; il 20% della popolazione haitiana vive in condizioni di estrema vulnerabilità. Povertà diffusa e degrado sociale accrescono la condizione di instabilità di tutto il paese

Per approfondire cerca con il motore in alto:

– Haiti fermenta, 02/03/2004
– Haiti: prolungato il mandato della missione Onu, 15/10/2008

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