Achraf Hakimi, eletto Calciatore africano dell’anno durante la cerimonia dei CAF Awards tenutasi a Rabat il 19 novembre scorso, ha definito il premio “un riconoscimento che corona anni di duro lavoro”.
Il terzino destro del Paris Saint-Germain è il primo marocchino a ottenerlo dopo Mustapha Hadji nel 1998 e il primo difensore a riuscirci dai tempi di Bwanga Tshimen, calciatore della Repubblica democratica del Congo che lo vinse nel 1973.
Un esito inevitabile dopo una stagione da protagonista, culminata con quattro trofei vinti dal PSG nel 2025, tra cui la Champions League. Eppure, nonostante tutto, il duro lavoro di Hakimi non gli è valso un posto sul podio del Pallone d’Oro. Ormai, però, non sorprende più.
Allargando lo sguardo e osservando l’elenco più recente dei vincitori del Pallone d’Oro – l’unico premio individuale internazionale aperto a calciatori di tutto il mondo – emerge infatti come i giocatori africani abbiano storicamente faticato a imporsi ai massimi livelli. Una tendenza che potrebbe far pensare, a torto, che non rientrino tra i migliori del pianeta.
Soltanto il liberiano George Weah si è classificato primo nel 1995, anno in cui il premio è stato esteso ai calciatori non europei, e solo in un’altra occasione un africano è salito sul podio: il senegalese Sadio Mane nel 2022.
Giocatori del calibro del camerunense Samuel Eto’o e dell’ivoriano Didier Drogba, plurivincitori di campionati e Champions League con diverse squadre europee blasonate, sono finiti sette volte tra i primi dieci tra il 2005 e il 2012.
Tuttavia, il duopolio Lionel Messi-Cristiano Ronaldo e i criteri di assegnazione del premio – che privilegiano la vittoria di Mondiali ed Europei, con questi ultimi considerati superiori a qualunque altra rassegna continentale grazie alla storica dominanza del calcio europeo – hanno spesso penalizzato i talenti africani.
Ai piazzamenti di Eto’o e Drogba ha fatto seguito un lungo periodo di sette anni senza giocatori africani nelle posizioni di vertice, fatta eccezione per il settimo posto di Riyad Mahrez nel 2016, quando l’algerino contribuì al trionfo del Leicester di Claudio Ranieri in Premier League. Solo dal 2019 i talenti del continente hanno iniziato a riaffacciarsi stabilmente ai piani alti della classifica.
Questo ritorno di visibilità non è casuale, ma riflette una presenza ormai consolidata nell’élite del calcio mondiale, molto più ampia e profonda dei risultati ottenuti nella classifica del Pallone d’Oro. A confermare la statura dei calciatori africani c’è il premio di Calciatore africano dell’anno, riservato esclusivamente ai giocatori del continente.
Inizialmente assegnato dal magazine francese France Football, lo stesso che ha creato il Pallone d’Oro, dal 1992 il premio è organizzato dalla Confederazione calcistica africana (CAF), che ha restituito agli addetti ai lavori del continente il diritto di eleggere i migliori talenti del proprio calcio.
Ed è sufficiente scorrere la lista dei vincitori di questo millennio per comprendere come la mancata presenza di un africano sul primo gradino del podio del Pallone d’Oro sia più frutto di circostanze che di reale inferiorità tecnica.
Negli ultimi venticinque anni il premio lo hanno ricevuto i già citati Samuel Eto’o (4) e Didier Drogba (2), oltre a Yaya Toure, centrocampista ivoriano tra i protagonisti dell’ascesa del Manchester City e unico a vincerlo per quattro anni consecutivi.
L’elenco dei campioni è lungo e ancor più recentemente comprende due icone del Liverpool come Mohamed Salah, vincitore nel 2017 e nel 2018, e Sadio Mane, vincitore nel 2019 e nel 2022. Questi due hanno raggiunto rispettivamente quattro e due volte la top ten del Pallone d’Oro, senza però mai arrivare al primo posto.
Le due edizioni precedenti del premio di Calciatore africano dell’anno sono state vinte da due nigeriani di altissimo livello: Victor Osimhen, che nel 2023 con i suoi gol ha riportato il Napoli sul tetto d’Italia dopo 33 anni, e Ademola Lookman, che nel 2024 ha firmato una tripletta in finale che ha permesso all’Atalanta di trionfare in Europa League, consacrando il club tra le grandi d’Europa.
I risultati, dunque, parlano chiaro: i calciatori africani figurano tra i migliori al mondo, ma il loro valore non è ancora pienamente riconosciuto. Per questo, di fronte alle difficoltà di scalare le gerarchie del Pallone d’Oro, il premio riservato ai giocatori del continente è diventato sempre più importante per valorizzarne il talento e dare loro visibilità.
Visibilità che sta emergendo in modo sempre maggiore anche per il calcio femminile del continente, con la centrocampista marocchina Ghizlane Chebbak nominata Calciatrice africana dell’anno.