Lutto in Sudafrica
Nobel della letteratura e tra le più grandi scrittrici del Novecento, la sudafricana Nadine Gordimer verrà ricordata per il suo infaticabile impegno contro l’apartheid e il coraggio nella denuncia di soprusi e ingiustizie, attraverso una narrativa realistica e raffinata.

Aveva novant’anni ed era molto malata, ma le deve essere stato comunque dolorosissimo lasciare il paese che tanto amava, il Sudafrica in cui ha sempre vissuto e dove ha ambientato la sua narrativa — un lungo fiume di romanzi e racconti — e i suoi saggi taglienti e ardimentosi.
Nadine Gordimer è stata e rimane una delle grandi scrittrici del Novecento, ruolo che le è stato riconosciuto con il Premio Nobel per la letteratura nel 1991, all’indomani della caduta di quel regime di apartheid contro il quale aveva lottato raccontandone crudeltà e ingiustizie che metteva a fuoco in una rappresentazione instancabile delle mille realtà del paese.
Era una scrittrice nata, per così dire, ossia naturale, eppure allo stesso tempo sapiente e analitica, erede di una lunga tradizione che comprendeva i narratori russi e francesi dell’Ottocento come pure il romanzo modernista inglese del Novecento, ma tutta sudafricana per cultura, esperienza e sensibilità.
Originaria della cittadina mineraria di Springs, vicino a Johannesburg, figlia di genitori ebrei — il padre orologiaio, profugo dalla Lituania, e la madre emigrata dall’Inghilterra – non seguì un corso di studi regolari, ma cominciò a scrivere sin da ragazzina, guadagnandosi  il suo primo premio letterario con un racconto prodotto a quattordici anni. Negli anni Cinquanta fece parte della gloriosa generazione degli intellettuali e artisti della rivista “Drum”, che raccontò in uno dei suoi grandi romanzi giovanili, Un mondo di stranieri,  il primo a comparire in traduzione italiana nel 1961; i suoi personaggi, bianchi e neri, erano legati da amicizia e interessi intellettuali comuni, ma divisi e separati su basi razziali, e cercavano ansiosamente una propria via di affetti ed espressione artistica a dispetto delle gabbie imposte dal regime razzista.
Dal 1960 in Sudafrica l’orizzonte si incupì per la repressione imposta a ogni attività politica e intellettuale, e fu allora che Gordimer si avvicinò a quell’African National Congress intorno al quale si coagulava la resistenza e si disegnava la visione di un futuro diverso. Pur nella sua assoluta libertà di scrittura e di ricerca intellettuale, Nadine fu sempre fedele alla necessità della battaglia politica e della resistenza che seppe coraggiosamente portare avanti anche negli interventi pubblici, all’interno del paese come pure a livello internazionale, denunciando soprusi e violenze, ingiustizie e oppressioni, la cui radice esistenziale e sociale veniva intanto portando alla luce attraverso i suoi straordinari personaggi narrativi immersi in vicende riconoscibilmente realistiche. La scrittura narrativa, mentre si affinava stilisticamente, diventava sempre più un tutt’uno con l’indagine nella storia coloniale di un paese che diventava ormai il bastione dell’ultima tribù bianca.
I romanzi si alternarono a bellissimi racconti, in una sequenza che durerà sino alla fine della sua vicenda artistica e di cui non è possibile rendere conto in modo esauriente in una breve rassegna.
Nel 1963 comparve il romanzo Occasione d’amore, che metteva in scena l’umana solitudine creata dalle divisioni razziali, sullo sfondo di un panorama naturale incantevole. Del 1966 è il breve romanzo Il mondo tardo borghese, una delle opere gordimeriane più alte e raffinate, in cui si snoda l’arco di una drammatica giornata nella vita della giovane Elizabeth; un libro che rimane ancor oggi insuperabile per tensione narrativa e capacità polisemica e che si conclude con l’arrivo di un visitatore notturno, l’emissario segreto giunto a contattare la protagonista per chiederle collaborazione politica. Elizabeth compie una scelta di campo decisiva, che si ripeterà nei romanzi successivi con le eroine de La figlia di Burger del 1979 e Nessuno al mio fianco del 1994. 
Sarebbe però fuorviante limitarsi a rilevare l’attenzione di Gordimer per le realtà sociali e politiche e tacerne la vivissima, palpitante sensibilità per la vita intima dei personaggi nel contesto delle situazioni e dei rapporti famigliari, di coppia e parentali. L’indagine della scrittrice sull’insondabile ragnatela del vivere umano e sociale è stata incessante e ha dato origine a pagine intense e finissime, da Ospite d’onore a Luglio, Storia di mio figlio, Un’arma in casa, fino al recente ultimo romanzo Ora o mai più che vede al centro una coppia mista che ritorna a casa nel Sudafrica postapartheid.
I suoi racconti magistrali sono stati tradotti solo parzialmente in italiano. Ne offre una selezione l’antologia I racconti di una vita, pubblicata nel 2014 da Feltrinelli, l’editore che ha sempre curato la narrativa gordimeriana, come pure le sue raccolte di saggi.
Nadine Gordimer fu molto vicina a grandi protagonisti della storia sudafricana di lotta e resistenza, primo fra tutti Nelson Mandela, che l’ha preceduta di poco nell’addio a un Sudafrica percorso da nuove tensioni e sempre più lacerato dalle gravi diseguaglianze socioeconomiche, divenute oggi fronte durissimo di ennesime aspre battaglie politiche.