Mons. Henri Teissier (Credit: 24hdz.com)

L’evento della morte: 1 dicembre 2020

Mons. Henri Teissier, ex-arcivescovo di Algeri, è morto il martedì 1° dicembre 2020, alle prime ore del mattino. Era stato arcivescovo di Algeri dal 1988 a 2008. La ricerca della fraternità umana ha segnato la sua vita. Egli fa parte dei primi pionieri del dialogo interreligioso che nella prima metà del secolo XX hanno aperto la Chiesa all’orizzonte del dialogo con le altre religioni mondiali.

Ricordiamo fra di essi: il domenicano, P. George Anawati (m. 1994), il piccolo fratello Louis Gardet (m. 1986), il Padre Bianco, Maurice Borrmans (m. 2017), l’orientalista cattolico Louis Massignon (m. 1962) e molti altri che hanno sostenuto il nuovo orientamento della presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo, fatto non più di ostilità, ma di dialogo.

Questo orientamento è stato confermato dal Concilio Vaticano II (1962-1965) e sviluppato nei grandi documenti pontifici del dopo Concilio. Anzi, si può dire che tale orientamento è la vera novità del Concilio Vaticano II. Dopo secoli di condanne e scomuniche, la Chiesa si è interessata ora in modo positivo alle altre religioni che costituiscono la maggioranza assoluta dell’umanità.

Può Dio, che nella fede cristiana è considerato come amore assoluto, aver creato l’umanità solo perché sia ‘legna da fuoco’ nell’inferno, oppure Dio da tempi immemorabili, come dice S. Paolo (m. 67), ha tenuto nascosto il mistero della salvezza dell’umanità, mistero che ha rivelato ora nella Incarnazione del Verbo: ‘Nessuno ha conosciuto Dio, solo il Verbo che sta nel seno del Padre ce lo ha rivelato’ (Giov. 1,18).

Alcuni hanno notato una ‘strana’ coincidenza tra la data della morte di Henri Teissier e la festa liturgica del ‘fratello universale’, il beato Charles de Foucauld (m. 1916). È nota la vicenda spirituale di questo gigante della spiritualità moderna. Da agnostico, passa alla fede, e nel suo desiderio di seguire Gesù di Nazareth va ad ‘incarnarsi’ nel popolo Tuareg (Algeria) fino a diventare uno di loro.

E questo non solo nell’abbigliamento e modo di vivere esterno, ma soprattutto nella cultura Tuareg, fino a divenire un ‘altro Tuareg’, secondo l’insegnamento di Paolo ‘mi sono fatto tutto a tutti’ (1 Cor. 9, 22). Fu lui infatti a comporre il primo dizionario della lingua Tuareg incorporandosi sempre più nel nuovo popolo cui ha donato tutta la sua vita.

È fratel Charles de Foucauld che ha coniato il nuovo modello di spiritualità umana: essere il fratello di tutti, ‘il fratello universale’. Espressione che è stata ricordata poco tempo fa da Papa Francesco I nella sua enciclica Fratelli tutti che costituisce il programma fondamentale della nuova missione della Chiesa su cui sono in corso degli importanti approfondimenti.

La figura del fratello Charles de Foucauld era presente nel cammino spirituale di Henri Teissier che è passato, come vedremo, da uno stato di un ‘Cristianesimo coloniale’ all’immersione totale nel popolo scelto, il popolo algerino, pronto anche al sacrificio della vita per esso, come pure molti dei suoi confratelli hanno fatto.

L’opzione ‘algerina’

Henri Teissier, è nato a Lione nel 1929, venne ordinato prete a Algeri nel 1955 dopo gli studi teologici fatti dai Carmelitani a Parigi. Quindi studiò l’arabo presso l’Istituto domenicano del Cairo (Ideo), luogo di studi islamici per una conoscenza ‘aperta del mondo islamico’, con il rifiuto dei vecchi pregiudizi anti-islamici, molto comuni allora.

L’Ideo era divenuto un luogo di incontro dei primi orientalisti che cercavano nuovi approcci al ‘nemico islamico’. Di lì, nel 1958, rientrò in Algeria, nel tempo in cui i vari movimenti patriottici e islamisti cominciavano a scuotere il mondo islamico. Ricordiamo la rivoluzione di Abel Nasser (m. 1970) del 1952 che rappresentò per un periodo di tempo la patria del ‘nazionalismo arabo’.

Infatti nel 1962 l’Algeria, dopo una rivolta popolare che costò più di un milione di vittime, divenne indipendente e adottò il modello socialista nasseriano. I vecchi ‘colonialisti’ dovettero scegliere fra lasciare il loro ‘paese’ (l’Algeria) e tornare al loro paese di origine, o rimanere in esso divenendo in tutto algerini sotto in nuovo ordine imposto dal governo socialista.

Henri Teissier con una ventina di altri preti, fra cui quello che sarà il primo vescovo e cardinale di Algeri, Léon-Étienne Duval (m. 1966), preferì restare, facendo l’opzione ‘algerina’, per essere parte della nuova realtà politico-sociale. Un gran numero di ‘ex-francesi’ invece tornarono in Francia. La cristianità algerina rimase una piccolissima minoranza in mezzo ad un mare ‘islamico’. Occorreva creare un cristianesimo ‘vivente’ e amico del popolo algerino che usciva con piaghe ancora vive dalla lotta patriottica per l’indipendenza del loro paese.

Nel 1973 Henri Teissier fu nominato vescovo di Orano, e pochi anni dopo, nel 1983, vescovo ausiliare di Algeri, quindi nel 1988 vescovo di Algeri al posto del suo maestro, il cardinale Léon-Étienne Duval, che aveva già incominciato l’opera di ‘algerizzazione’ della Chiesa cattolica in Algeria.

Infine, nel 2008, presenta al Papa le sue dimissioni a causa della sua salute. Nel tempo che segue mons. Henri Teissier segue i vari movimenti che agitano il mondo islamico, soprattutto il crescere dei movimenti fondamentalisti che cercavano di imporre la loro ‘visione’ dell’Islam legalista. Fu sempre immerso nella realtà arabo-islamica fino alla fine.

Questa opzione cambiò il tipo di presenza della Chiesa nel mondo algerino. Non più il Cristianesimo dominante del vecchio colonialismo politico. Ma il servizio dal basso, a contatto con la realtà del popolo algerino, uniti nello sforzo di una promozione fondamentale di esso. Poco alla volta il clima di odio e di opposizione si trasformò in un rapporto di servizio e collaborazione.

Nel 2005 dichiarava: «L’esistenza di una comunità cristiana in Algeria è la prova che noi viviamo in un’atmosfera di tolleranza e che noi condividiamo le stesse gioie e le stesse prove come tutti gli altri popoli del pianeta». Costruire la pace e la concordia nella sequela di Cristo, questo era ormai il chiaro progetto della missione della Chiesa, e della sua in modo particolare.

Egli ha messo in rilievo la nuova posizione della Chiesa sviluppata dal Concilio Vaticano II, che consiste a considerare «… le altre religioni dal punto di vista della ricerca degli elementi che favoriscono l’amore fra gli umani e che rafforzano in loro il sentimento di appartenere a una sola famiglia».

Per concludere, infine, «Il Regno di Dio non si costruisce solamente là dove si fanno dei ‘battezzati’, ma là dove si lavora per l’umanità».

La prova del martirio

Questa opzione algerina però aveva in qualche modo bisogno di essere verificata e per il cristiano la prova suprema dell’amore rimane quella scelta dal suo fondatore, Gesù, che ci amò fino alla fine, cioè alla morte.

L’Algeria stava entrando in un periodo buio (negli anni ‘90) ad opera dei vari movimenti estremisti islamici in nome di un ‘loro’ Islam che volevano imporre a tutti con la violenza. Qui apparve chiaramente che l’opzione algerina non era stata fatta in nome di una ideologia umana, ma che il loro amore per il loro nuovo paese era arrivato alla testimonianza del dare la vita, del martirio.

Questo periodo di terrorismo costò la vita a moltissimi cittadini, anche cristiani. Tra i religiosi della Chiesa cattolica, uomini e donne, 19 furono martirizzati fra il 1994 e il 1996, fra cui occorre ricordare il vescovo Pierre Lucien Claverie, vescovo di Orano, e i sette monaci di Tibhirine, dichiarati beati l’8 dicembre del 2018 in una liturgia celebrata a Orano.

Egli ricorda: «Al principio i nostri amici algerini ci invitavano a lasciare il paese per tornare quando la crisi fosse passata. Molto pochi di noi hanno fatto tale scelta, preferendo invece di restare con i loro vicini algerini nell’ora della prova».

La testimonianza del martirio infatti, sigillò l’amicizia fra la comunità cristiana e il popolo algerino. I segni di solidarietà fra le due parti aumentarono sempre di più. Quei martiri non erano solo ‘martiri cristiani’ per la Chiesa, ma martiri di tutti e per tutti. In tale prospettiva anche la storia del popolo algerino veniva riletta. San Agostino venne accolto e riconosciuto come un pensatore algerino, alla pari degli altri pensatori musulmani.

Si entrava in una nuova visione: la riconciliazione storica, per cui tutto il passato era assunto come parte della cultura algerina. Dopo l’assassinio di due suore cattoliche egli commentava: «Io rendo omaggio a tutte le suore e a tutti i preti che hanno sfidato la morte. Voi avete resistito alla paura, al terrore, alle minacce che pesano su di voi. I vostri servizi alla popolazione e il vostro amore per l’Algeria e il suo popolo che lo ricambia generosamente, questo è quello che vogliono uccidere».

Mio incontro con lui nel 1998

Nel 1998 ebbi il dono di passare un paio di settimane in Algeria, invitato dallo stesso Henri Teissier. Egli aveva organizzato alcuni incontri con l’Università di Algeri, l’Istituto di Studi Islamici, le Università di Costantina e di Orano. Il scopo di questi incontri era quello di presentare i miei studi sul poeta sufi egiziano ‘Umar  b. al-Fârid (m. 632H/1235 dC).

Questi incontri mi rilevarono un altro aspetto della personalità di Henri Teissier. Egli era penetrato in profondità nella cultura arabo-islamica e ne parlava con competenza. In quei giorni ho pure toccato con mano l’accoglienza calorosa con cui fui accolto e il profondo rispetto con cui fui trattato dagli intellettuali algerini. Tutto questo era frutto di anni di convivenza ‘fraterna’ fra popolazioni e religioni diverse.

Da molti episodi come questo si può vedere prima di tutto la presenza della spiritualità del ‘fratello universale’, Charles de Foucauld, nella Chiesa algerina. Questo è diventato il simbolo della nuova spiritualità ecclesiale. Non più ‘proselitismo’, che molte volte è stato inteso come una specie di colonialismo. Ora solo la testimonianza della vita vale, e solo come tale la Chiesa si rinnova in una evangelizzazione autentica, sulle orme del primo missionario, Gesù, inviato dal Padre per tutta l’umanità.

E possiamo concludere con alcune parole del testamento scritto da Fratello Chistian de Chergé, uno dei monaci martiri di Tibhirine che ben esprime quale dovrebbe essere la vera attitudine cristiana di fronte ai musulmani fanatici. A coloro che lo trattavano da ingenuo o idealista egli risponde: «Ecco che in quel momento, a Dio piacendo, potrò immergere il mio sguardo in quello del Padre per contemplare con Lui i suoi figli dell’Islam come Egli li vede, tutti illuminati dalla gloria di Cristo, frutti della Sua Passione, investiti dal Dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre quella di stabilire la comunione e di ristabilire la somiglianza giocando con le differenze».

Cristo non è una realtà limitata e tribale, ma una realtà totale e illimitata, Egli infatti è la Luce che illumina ogni persona umana che viene in questo mondo. D’ora in poi il vero santo/a del futuro deve essere ‘un fratello/una sorella universali’ che si ritrovano sempre in una comunione che trascende tutti i limiti umani e ha le sue radici nella comunione trinitaria.


Giuseppe Scattolin, missionario comboniano, esperto di sufismo, ha lavorato in Libano, Sudan ed Egitto. Ha insegnato mistica islamica all’Università Gregoriana, al Pisai e a Dar Comboni (Cairo). Fra le sue numerose pubblicazioni si ricordano: Esperienze mistiche nell’Islam, 3 vol.(EMI, 2000); L’Islam nella globalizzazione (EMI, 2004); Dio e uomo nell’Islam (EMI, 2004); The Dîwân of Ibn al-Fârid, (Institut français d’archéologie orientale, 2004); Al-Taǧalliyāt al-rūḥiyya fī’l-Islām (Manifestazioni spirituali nell’Islam), al-Hay’a al-Miṣriyya al-ʻamma li’l-kitāb, 2008.