Natale 2005 / Speciale web
Un pò d’Africa nel vostro Natale:cucina, libri, film…

Da assaporare

 

Akoho sy voanio – pollo al latte di cocco (Madagascar)

 

 

Ingredienti per 4/6 persone

 

1 pollo

Succo di un limone

1 cucchiaino di buccia di limone grattugiata

1 pizzico di sale, pepe nero e pepe rosso

10 cucchiai di olio (meglio se olio di cocco)

2 cipolle

2 spicchi d’aglio

2 pomodori

1 cucchiaino di zenzero fresco grattugiato

1 lattina di latte di cocco

 

Far marinare il pollo tagliato a pezzetti nel limone, sale e pepe per circa un’ora.

 

Far scaldare l’olio in una pentola pesante e dai bordi alti. Lasciar friggere cipolla e aglio sminuzzati per qualche minuto. Aggiungere il pollo e far soffriggere il pollo finché prende un bel colore su tutti i lati. Abbassare la fiamma e aggiungere il pomodoro fatto a pezzetti e lo zenzero e girare bene.

 

Aggiungere il latte di cocco e abbassare la fiamma al minimo. Far bollire la salsa finché si addensa, mescolando continuamente.

Servire con il riso.

  

 

 

Da ascoltare

 

 

Due cd e un dvd scelti da Marcello Lorrai

 

 

Ali Farka Touré, Red & Green (World Circuit, distr. Ird) 

 

Per la preziosa ristampa di due dischi degli anni Ottanta di Ali Farka Touré, adesso rimessi a disposizione come doppio Cd, la World Circuit ha allestito una elegante confezione che alla qualità della musica aggiunge il corredo di note di accompagnamento, testi delle canzoni e materiale iconografico. Il titolo è Red & Green, perché originariamente i due album furono, invece, pubblicati dalla Sonodisc in una veste estremamente povera, senza neppure un titolo a distinguere i due Lp, che dagli appassionati vennero quindi identificati col colore delle copertine, rosso e verde appunto.

 

Ali Farka Touré aveva esordito discograficamente proprio con la Sonodisc nel ’75. Fra quell’anno e l’88, l’etichetta parigina pubblicò sette suoi album, che circolarono in Francia e in Mali. Le incisioni comprese nei primi cinque furono riproposte nel ’96, sempre dalla World Circuit, nell’album Radio Mali (chiamato così perché, all’epoca, Ali Farka lavorava come ingegnere del suono all’emittente nazionale del suo paese). Red & Green restituisce il materiale seguente quello raccolto in Radio Mali.

Impressionanti la magia e la pienezza di espressione che Ali Farka Touré riesce a creare semplicemente con un chitarra acustica, con la propria voce, e con un accompagnamento all’osso: vuoi una seconda voce e una calebasse come strumento a percussione, vuoi uno ngoni.

 

 

 

 

Ikhwani Safaa Musical Club, 1905-2005 / Cent ans de taarab à Zanzibar (collana “Zanzibara”, 1; Buda Musique) e Vari, L’âge d’or du taarab de Mombasa 1965-1975 (“Zanzibara”, 2; Buda Musique)

 

 

Zanzibara, diretta da Werner Graebner, intende pubblicare registrazioni d’archivio comprese fra il 1920 e il 1980, ma anche valorizzare gli esempi più meritevoli della musica di quest’area negli ultimi decenni. Si comincia con il più antico “musical club” di Zanzibar, che festeggia quest’anno il suo centenario. La musica di Zanzibar costituisce un favoloso fenomeno di sincretismo dovuto a influenze arabe, turche, indiane, europee e, naturalmente, africane. Le registrazioni, realizzate fra Zanzibar e Dubai nel 2004/05, deliziano con un florilegio del repertorio del club. Eseguite con un sontuoso impiego di archi e di strumenti di provenienza egiziana (ud, qanun), con al centro splendide voci maschili o femminili, ecco canzoni melodiose, come è d’uso a Zanzibar, che l’Ikhwani Safaa Musical Club porge con uno stile in cui il contegno aristocratico si sposa a meraviglia con la morbidezza.

 

 

Il secondo volume della collana comincia a esplorare il taarab di Mombasa, con registrazioni di quattro decenni fa, di notevolissimo interesse. Non è difficile cogliere qua e là, nella musica e nel modo di cantare, l’influenza della musica dei film indiani, tanto amati nei cinematografi. Straordinaria la vicenda, che qui s’inizia a cogliere, dell’evoluzione degli organici strumentali dove risalta l’intreccio di diverse culture musicali: violini, fisarmoniche, chitarra acustica, contrabbasso, batteria jazz, bonghi; quindi, molti elementi in comune con le strumentazioni della musica egiziana o sudanese moderne, ma anche l’armonium e le tabla indiane, il tashkota utilizzato nella musica indiana, ma in origine strumento giapponese, che viene poi soppiantato dalla chitarra elettrica, mentre l’armonium è sostituito dall’organo elettrico, il contrabbasso dal basso elettrico. Come in “éthiopiques”, note di copertina, ricche e accurate, e testi delle canzoni, il tutto in francese e inglese. Prezioso il corredo iconografico, con molte foto di tempi lontani.

 

 

 

 

Rokia Traoré Live (Dvd, Label Bleu, distr. Ird)

 

Dopo tre album internazionali con Label Bleu (Nigrizia, marzo 2001, marzo 2004), la trentenne cantante franco-maliana (Nigrizia 7-8 / 01) taglia, allo stesso tempo, il traguardo del suo primo live e del suo primo dvd. I brani dal vivo, registrati a La Cigale di Parigi in due serate dell’aprile 2004, testimoniano di una musica che in scena riesce a raggiungere una notevole presa, senza nulla perdere della propria raffinatezza. All’ora e mezzo abbondante di concerto si aggiungono un grazioso ritratto della Traoré (con immagini di quotidianità in Francia, di lavoro in studio, fra l’altro con il Kronos Quartet, al villaggio di origine in Mali e durante un’esibizione in una sala di Bamako), e filmati con gli ultimi minuti prima dell’ingresso sul palco (backstage dell’Olympia di Parigi, giugno 2004), un dialogo con lo chef Pierre Gagnaire, un incontro con lo stilista maliano Xüly Bet, la messa a punto di un brano con il cantante e chitarrista nigeriano Keziah Jones (che interviene anche in chiusura del live alla Cigale). Un prodotto pulito, sobrio ed elegante, come la musica di Rokia Traoré.

 

 

 

 

 

Da leggere

 

Due libri scelti dalla Redazione di Nigrizia

 

Italiani, brava gente?

Angelo Del Boca

Neri Pozza

Vicenza, 2005

16,00 euro

 

 

 

“Italiani, brava gente”? Non la pensa così lo storico Angelo Del Boca che ripercorre la storia nazionale dall’unità a oggi e compone una sorta di “libro nero” degli italiani, denunciando gli episodi più gravi, in gran parte poco noti o volutamente e testardamente taciuti e rimossi. Si va dalle ingiustificate stragi compiute durante la cosiddetta “guerra al brigantaggio” alla costruzione in Eritrea di un odioso universo carcerario. Dai massacri compiuti in Cina nella campagna contro i boxer alle deportazioni e agli eccidi in Libia a partire dal 1911. Dai centomila prigionieri italiani lasciati morire di fame in Austria, durante la Grande Guerra, al genocidio del popolo cirenaico fino alle bonifiche etniche sperimentate nei Balcani.

 

 

 

Africa – Biografia di un continente

John Reader

Mondadori Oscar Storia

Milano, 2003

14,00 euro

 

 

 

Affresco storico antropologico e geopolitico del continente africano. Racconta la storia di un continente, quello africano, e lo fa con dovizia di particolari, dall’origine “geologica” alla comparsa dei primi ominidi. E da qui in poi, il succedersi di civiltà e sconvolgimenti ambientali fino ai giorni nostri.

 

 

 

Da vedere

 

La Regina d’Africa (Stati Uniti 1951, regia di John Huston, con Humphrey Bogart e Katharine Hepburn)

 

In Africa, durante la Prima Guerra Mondiale, il capitano di un battello ed una missionaria si ritrovano insieme in un pericoloso viaggio sul fiume. Dall’omonimo romanzo di C.S. Forester, scrittore inglese autore di Camera con vista e Passaggio in India, John Huston e James Agee scrivono una bella sceneggiatura a misura di due miti del cinema come Bogart e la Hepburn che danno un’altissima prova di recitazione, affiancati da pochi personaggi di contorno. Il film, tra commedia romantica e avventura, valse a Bogart un Oscar – l’unico, tra l’altro, della sua carriera -. Il film fu girato in esterni in Africa – fotografata dal maestro Jack Cardiff -.

 

 

 

Inoltre, vi segnaliamo i film che sono stati proiettati alla recente rassegna del Cinema Africano di Verona (forse, non sarà facile reperirli in giro … ma non si sa mai); facilmente reperibile nelle videoteche Hotel Ruanda e nelle sale il recente Lord of War.

 

 

 

Da dedicare

 

Due poesie scelte dalla Redazione di Nigrizia

 

 

 

A coloro che si nutrono di crimini

e misurano in cadaveri le tappe del regno

dico che giorni e uomini

sole e stelle

delineano il ritmo fraterno dei popoli,

dico che testa e cuore

sulla retta via della lotta s’uniscono,

e non v’è giorno in cui

in qualche luogo non nasca l’estate,

dico che le tempeste virili

schiacceranno i mercanti di pazienza

e le stagioni sui corpi accordati

vedranno rinascere gesti di felicità.

 

(David Diop, poesia scritta intorno agli anni ’50)

 

 

 

 

 

Quelli che sono morti non sono andati via:

essi sono qui in un’ombra condensati.

I morti non sono sottoterra:

essi sono nell’albero che stormisce,

nel bosco che geme,

essi sono nell’acqua che corre,

essi sono nella capanna, essi sono nella folla,

i morti non sono morti.

Quelli che sono morti non sono andati via,

essi sono nel cuore della donna,

essi sono nel bambino che vagisce

e nel tizzone che brucia.

I morti non sono sottoterra;

essi sono nel fuoco che muore,

essi sono nelle erbe che strillano,

essi sono nelle rocce che gemono,

essi sono nelle foreste, sono nella casa,

i morti non sono morti.

 

(Birago Diop, poeta senegalese)

 

 

 

 

Da raccontare

 

 

Il leone e la zebra

(racconto dei Borana del Kenya trascritto dalla tradizione orale)

 

 

 

Molto tempo fa il leone aveva la pelle che ora ha la zebra e la zebra aveva quella del leone. La zebra desiderava molto la pelle a strisce del leone e decise di prendergliela. Con un trucco voleva vincere la pelle del leone. Così un giorno disse al leone: “Signor leone ho qualcosa da dirti che forse potrebbe esserti utile”. E il leone chiese: “Cosa?”. E la zebra rispose: “Io penso che se noi ci scambiamo la pelle le tue prede non ti riconosceranno perché penseranno che sei una zebra e quindi ti sarà più facile cacciarle”.

Il leone fu subito d’accordo e così avvenne lo scambio. Subito dopo, la zebra corse ad avvisare gli altri animali di stare in guardia.

Quando il leone si accorse di essere stato preso in giro iniziò a dare subito la caccia alla zebra.

E ancora oggi la zebra è la preda preferita del re della foresta.

 

 

 

 

 

Da sapere…

 

 

Nigeria

Un paese dalle mille etnie e dalle tante religioni, alberi e presepi non fanno capolino se non nelle regioni a più alta concentrazione cristiana.

 

 

 

Ghana

Chiese addobbate festosamente, musica, processioni e parate nelle strade e ala posto dell’abete c’è il mango.

 

 

 

Kenya

Il piatto tradizionale è il nyama choma, un arrosto di capra.

 

 

 

Egitto

Il calendario è diverso, e quindi Natale viene festeggiato il 7 di gennaio, ma le celebrazioni iniziano addirittura il 25 di novembre, quando da pranzi e cene spariscono per 40 giorni sia la carne che il latte. Il “digiuno” termina la sera del 6 gennaio. Il 7 gennaio si svolgono le celebrazioni religiose mentre il piatto tradizionale è il Fatta, ricetta a base di carne e riso.

 

 

 

Sudafrica

Cade nel mezzo delle vacanze estive quindi è un Natale particolarmente caldo e viene festeggiato con gite al mare come fosse un po’ il Ferragosto italiano.

 

 

 

Zimbabwe

Pranzo collettivo ovvero raccoglie molte famiglie che partecipano attivamente alla preparazione a base di porridge, arrosto (generalmente di capra), verdure e dolci.

 

 

 

 

 

E UN PENSIERO DI FINE ANNO solo per voi da una favola africana

 

 

Un giorno scoppiò nella foresta un incendio e tutti gli animali scapparono.
A un tratto il leone, che è il re della foresta, vide che volava un piccolo colibrì proprio in direzione dell’incendio. Allora il leone, preoccupato, fermò l’uccellino per fargli cambiare direzione, ma, con somma meraviglia, il colibrì rispose che stava andando a spegnere l’incendio. Il leone, sempre più meravigliato, gli rispose che era impossibile spegnere l’incendio con la goccia d’acqua che portava nel becco.

Allora il colibrì, sempre più deciso, parafrasò al re della foresta: “Io faccio la mia parte”.