Africa / Francia
La settimana scorsa il presidente francese ha visitato Camerun, Benin e Angola incontrando gli omologhi dei rispettivi paesi in poco più di 48 ore. A giudicare dalla rapidità degli incontri e dal seguito del presidente, per lo più formato da uomini d'affari, sembra che le priorità francesi siano ormai solo quelle degli interessi economici.

Venerdì 3 luglio il presidente francese François Hollande ha concluso un altro dei suoi viaggi africani (brevissimo, per la verità, 48 ore o poco più) incontrando il suo omologo camerunese, Paul Biya, nella capitale Yaoundé. Hollande vi si è fermato solo 6 ore! Erano 15 anni che un presidente francese non faceva visita al Camerun. Con Paul Biya, Hollande non ha temuto di rompere un tabù, e cioè di denunciare la guerra contro l’Unione delle popolazioni del Camerun (Upc), il partito che aveva portato il paese all’indipendenza nel 1960.
Hollande ha sottolineato i legami che uniscono i due paesi, evocando appunto la memoria dolorosa delle relazioni franco-camerunesi. “Episodi tragici” li ha definiti Hollande, come la repressione nella Sanaga-Maritime nelle zone abitate dai bamileké (etnia dell’ovest, economicamente potente e oggi sospettata di velleità di rovesciamento del regime) in cui perirono tra gli anni ‘50 e ‘60 del secolo scorso diverse decine di migliaia di militanti per l’indipendenza sostenitori dell’Upc, massacrati dall’esercito francese, e dopo l’indipendenza dalla Francia (paese colonizzatore) nel 1960, dal giovane esercito camerunese addestrato da ufficiali francesi.
È la prima volta che un presidente francese si pronuncia su questo dramma della storia franco-camerunese. Adesso Hollande dovrà aprire gli archivi di stato anche su questa parte della storia coloniale francese.
Ma il Camerun è confrontato anche alla crisi provocata dagli sconfinamenti di Boko haram sul suo territorio a partire dalla Nigeria. Biya non può non trovare in Hollande un partner nella lotta al terrorismo. Intanto però il disagio sociale rimane alto: la disoccupazione è forte tra i giovani e 4 cittadini su dieci vivono sotto la soglia di povertà. 
Con Paul Biya, Hollande ha abbordato anche il caso dell’avvocato signora Lydienne Yen Eyoum, una francese di origine camerunese in prigione da quattro anni e mezzo a Yaoundé in seguito alla sua condanna a 25 anni di carcere per sottrazione di fondi. Il presidente camerunese ha promesso di fare quanto può (la grazia presidenziale?), conformemente a quanto la Costituzione gli permette: un gesto umanitario chiestogli dal suo omologo francese e che non tarderà a soddisfare.

In Benin
Prima tappa di questo viaggio era stata Cotonou, la città capitale economica del Benin. Nella mattina del 2 luglio, accolto la sera precedente dal suo omologo beniniano Thomas Yayi Boni, Hollande ha voluto tessere l’elogio della democrazia dicendo quanto lui sia legato al «rispetto della Costituzione, delle scadenze elettorali, i ritmi della democrazia. Un elogio rivolto anche allo stesso Boni che Hollande aveva ricevuto all’Eliseo, primo tra i presidenti africani, all’indomani della sua elezione (2012), in qualità di presidente dell’Unione africana. Anche Hollande però sa che la democrazia beniniana ha le sue debolezze: scandalo di fondi della cooperazione fiamminga stornati non si sa dove, un presidente (Boni, al potere dal 2006) che ha cercato di modificare la Costituzione così da potersi ripresentare per un 3° mandato (sull’esempio di Burundi, Congo e altri), arrendendosi solo davanti alla sconfitta. In aprile, infatti, Boni ha perduto le elezioni legislative.
Il Benin ha i suoi bei problemi economici e di sviluppo. A cominciare dall’aeroporto di Cotonou (piccolo e con la pista di atterraggio in stato pietoso) che porta il nome del card. Bernardin Gantin (1922-2008), uno dei pochi africani ad aver assunto funzioni importanti in seno alla curia romana. Cotonou poi, sulla costa, è sotto il livello del mare e quindi regolarmente inondata durante la stagione delle piogge. Gli olandesi, specialisti in materia, erano venuti in aiuto, ma il loro contributo (4 milioni di euro) è…sparito.
Da buon scooterista, Hollande avrebbe potuto sedersi sul sedile posteriore di un zemidjan, uno degli innumerevoli simpaticissimi taxi-moto che scorrazzano per la città, e farsi un bel giretto d’ispezione. Avrebbe capito, meglio che con ogni altro metodo, come vanno le cose in Benin e come la gioventù, anche quella diplomata, sia costretta a un lavoro di sopravvivenza, accrescendo inoltre l’esodo rurale.
Da tre settimane, il Benin ha un nuovo primo ministro nella persona del banchiere franco-beninese Lionel Zinsou, sessantenne ex consigliere di Laurent Fabius, ministro degli esteri francese.
Evidentemente l’elogio tessuto da Hollande dell’alternanza democratica vale per Boni, non certo per gli altri due presidenti visitati da Hollande, campioni della permanenza al potere: in Camerun Paul Biya (82 anni, è al potere dal…1982) e in Angola José Eduardo dos Santos al potere da 35 anni.

Affari in Angola
Eh si perché Hollande è passato anche per l’Angola. Arrivando a Luanda, Hollande portava con sé la richiesta dell’
Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura, l’Acat, che gli chiedeva di lanciare un appello alla liberazione di 15 giovani angolani detenuti per le loro opinioni politiche. Ragazzi che avevano partecipato a un incontro di riflessione sulle strategie non violente di protesta contro il potere e arrestati il 20-21 giugno per “ribellione” e “attentato” contro il presidente.
Ma in Angola Hollande, arrivato la sera del 2 luglio, ha trattato soprattutto affari. Un po’ alla maniera dei cinesi. La Francia che difende i diritti di popoli e delle persone è rimasta in sordina…per fare spazio al business. Una cinquantina di uomini d’affari francesi, infatti, accompagnavano il presidente. L’Angola, paese che cresce del 6% l’anno anche se ultimamente conosce difficoltà legate alla caduta del prezzo del petrolio, vorrebbe diversificare la sua economia troppo legata appunto all’oro nero. A Luanda sono stati firmati contratti per milioni di euro: nuove prospezioni per Total, leader del settore petrolifero in Angola; gestione di più di 50 alberghi per il gruppo Accor; un progetto di modernizzazione per Météo-France; un contratto per il gruppo Btp Eiffage, ecc.

“Vive la France!” Ma soprattutto, di questi tempi di crisi economico-finanziaria, viva l’Africa che ci permette di fare affari a spese delle sue popolazioni. 

Nella foto in alto il presidente francese Francois Hollande al suo arrivo nelle prime ore del mattino all’aeroporto di Cotonou in Benin, giovedì 2 giugno 2015.  (Fonte: AP Photo/Valentin Salako