La strategia di penetrazione degli houthi nel Corno d’Africa
Armi e Disarmo Conflitti e Terrorismo Gibuti Somalia Sudan
I traffici illeciti e le connessioni del movimento yemenita sostenuto dall’Iran ricostruiti in un nuovo report del Century International
La strategia di penetrazione degli houthi nel Corno d’Africa
Sempre più stretti i rapporti con i qaedisti somali di al-Shabaab, interessati soprattutto all’acquisto e allo sviluppo di droni armati
10 Settembre 2026
Articolo di Rocco Bellantone
Tempo di lettura 8 minuti
Sostenitori degli houthi mostrano le immagini del leader houthi Abdul-Malik al-Houthi e del defunto leader di Hezbollah Hassan Nasrullah durante una manifestazione di sostegno ai palestinesi e a Hezbollah (Libano) a Sana'a, nello Yemen, l'8 novembre 2024 (Credit: Media Houthi)

L’intermediario somalo Jibril Yahya Ali, noto come “Gacaamey”, ha rappresentato per anni l’anello di congiunzione tra il movimento yemenita degli houthi e i jihadisti di al-Shabaab. Dietro la copertura di un’organizzazione benefica e di una società di import-export con sede a Mogadiscio, l’uomo coordinava un vasto traffico di armi tra le due sponde del Golfo di Aden. Lo scorso 12 febbraio “Gacaamey” è stato ucciso in un attacco missilistico condotto dagli Stati Uniti nell’area di Al-Ghaydah, nella parte orientale dello Yemen.

La sua storia, e i rapporti tra houthi e al-Shabaab tradottisi negli ultimi anni nella compravendita di armi e nell’addestramento in Yemen di miliziani jihadisti somali, sono stati ricostruiti dal Wall Street Journal in un articolo pubblicato il 31 agosto. Pochi giorni prima, il 24 agosto, a mettere insieme tutti i tasselli di questa alleanza strategica è stato il Century International in un approfondito report intitolato “From spoke to hub: the houthis in Africa”. 

II dossier, il terzo di un progetto che il think tank ha dedicato all’Asse della Resistenza sciita a guida iraniana, mappa la strategia di penetrazione degli houthi nel Corno d’Africa.

Un’avanzata mirata a trasformare il movimento da semplice raggio dell’Asse a potenza regionale capace di contrabbandare armi, droga e carburante e spostare miliziani dal Mar Rosso alle porte del Mar Arabico, con collegamenti stabilizzati oltre che in Somalia anche a Gibuti e in Sudan.

Ciò che in cambio gli houthi possono rendere ai loro partner del Corno d’Africa è andato in scena in mondovisione in questi anni. Dal 2023 gli yemeniti hanno attaccato più volte con droni navi di Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita in transito nel Mar Rosso, dimostrando di possedere tecnologie e know how capaci di cambiare l’andamento di un conflitto.

Secondo il report, la gestione dei traffici verso il Corno d’Africa è coordinata dai vertici dell’intelligence del governo guidato dagli houthi a Sana’a, capitale dello Yemen, con il sostegno delle Guardie rivoluzionarie iraniane. A occuparsene sarebbe Abdulwahid Naji Abu Ras, ex comandante delle forze speciali degli houthi e attuale viceministro degli Esteri del governo di Sana’a.

Nella manovra di penetrazione del Corno d’Africa gli houthi si starebbero attenendo a una sorta di “manuale” usato negli ultimi decenni tanto dai Pasdaran quanto dall’organizzazione sciita libanese Hezbollah:

  • instaurare o sviluppare rapporti già esistenti con gruppi ribelli armati non necessariamente affini sul piano ideologico (è il caso di al-Shabaab, affiliato ad al-Qaida e formalmente di ispirazione sunnita a differenza degli houthi che sono invece sciiti zaiditi) offrendo loro nuovi canali per la gestione di traffici illeciti
  • proporre addestramento per l’uso di sistemi bellici avanzati (come i droni a lungo raggio);
  • attingere da queste organizzazioni nuove leve da inviare a combattere o da usare come informatori;
  • costruire così un rapporto di interdipendenza basato sul principio del mutuo soccorso in caso di necessità.

Nel percorso di espansione dell’Asse della Resistenza sciita è stato questo il modus operandi di Hezbollah nei confronti degli houthi, replicato ora da quest’ultimi con al-Shabaab.   

I traffici nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso

Allo stato attuale gli houthi sono a capo di una serie di traffici illeciti tra il Mar Rosso, il Golfo di Aden e l’imbocco al Mar Arabico, gestiti in buona parte utilizzando i dhow, le tradizionali barche in legno utilizzate nel Golfo Persico e lungo la costa dell’Africa orientale.

Tra gli affari gestiti dagli houthi ci sono i traffici di armi leggere e di piccolo calibro fornite dall’Iran, di droghe (metanfetamine, hashish, captagon, qat o khat) destinate all’Arabia Saudita, il controllo sulla pesca illegale, il contrabbando di carburanti indirizzati ai paesi del Corno d’Africa.

C’è anche la tratta di esseri umani, principalmente migranti etiopi e somali che prendono il mare dal nord di Gibuti e dalla Somalia. Gli houthi fanno leva sulle corpose comunità della diaspora africana presenti a Sana’a da cui puntano a reclutare combattenti ma anche contrabbandieri e informatori.

In questa strategia gli houthi hanno stretto legami con varie comunità: i warsangeli (Somalia nord-orientale), gli afar (che vivono lungo i confini tra Gibuti, Eritrea ed Etiopia), gli ogaden (comunità etnica somala presente tra Kenya, Somalia ed Etiopia), gli oromo (Etiopia), i tigrini (Eritrea ed Etiopia settentrionale), i rashaida (a cavallo del confine tra Sudan ed Eritrea), i beni-amer (tra Eritrea, Etiopia e Sudan).

I contatti con al-Shabaab

Negli ultimi anni gli houthi sono riusciti a intensificare gli scambi via mare con al-Shabaab superando dei limiti di natura anzitutto logistica. Da un lato la parte meridionale dello Yemen non è controllata da loro ma in parte dal governo riconosciuto a livello internazionale, con sede ad Aden e sostenuto da una coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita, e in parte dal Consiglio di Transizione del Sud, foraggiato dagli Emirati Arabi Uniti. Dall’altro al-Shabaab è ben radicato nell’entroterra della Somalia e molto meno lungo le sue coste.

L’uomo che per conto degli houthi gestisce i traffici che partono dalle regioni yemenite del sud di Hadramawt e Al-Mahra è Ali Mohammed al-Halhali. In Somalia, da Bosaso, nel Puntland, tra coloro che tengono i contatti con lui c’è Mohammed Omer Salem. Nel 2020 la Marina saudita ha intercettato un dhow di sua proprietà nel Golfo di Aden con a bordo circa 1.300 fucili d’assalto e altre armi leggere.

In questi traffici si inseriscono anche due clan yemeniti da tempo molto attivi nel contrabbando, guidati da Shaqwi Baabad e Abubakr Abdulqadir Bamalem, entrambi con base nella città yemenita di Mukalla, nel governatorato di Hadramawt.

Bamalem, in particolare, controlla un avamposto a Bandarbeyla, un villaggio di pescatori nel nord-est della Somalia. Nel mirino degli houthi ci sarebbero ora anche villaggi nel Somaliland e nella regione semi autonoma del Puntland da usare come centri logistici.

All’inizio del 2024 al-Shabaab ha intensificato le comunicazioni con gli houthi con l’obiettivo di acquistare droni a lungo raggio e sistemi di difesa anti-aerea, in particolare missili terra-aria Saqr.

Secondo fonti sentite dal Century International nel marzo del 2024 a Sana’a Yasin Kilwe, capo dell’organizzazione jihadista nel Puntland, avrebbe incontrato Abdulwahid Naji Abu Ras, viceministro degli Esteri degli houthi. Pochi mesi dopo, tra giugno e luglio, rappresentanti degli houthi sarebbero stati in Somalia e avrebbero incontrato anche il leader di al-Shabaab, l’emiro Ahmed Diriye.

In cambio delle loro armi gli houthi puntano a reclutare in Somalia combattenti da schierare in Yemen, stabilire una propria base nei pressi di Jilib, capitale de facto dei territori controllati da al-Shabaab situata nella parte meridionale del paese, installare sistemi di comunicazione e sorveglianza sul territorio somalo.

Tra le notizie confermate nel report c’è quella secondo cui diverse centinaia di combattenti del movimento jihadista sono stati addestrati dagli houthi in Yemen nell’uso combinato di armi leggere, nella fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati e nell’uso di droni.

Lo snodo di Gibuti

Un’altra rotta marittima molto battuta dagli houthi da e verso il Corno d’Africa è quella che collega a Gibuti. Nel 2025 a bordo di un dhow sequestrato nel Mar Rosso sono state trovate 750 tonnellate di materiale bellico tra cui centinaia di missili di fabbricazione iraniana, motori per droni, radar e apparecchiature di comunicazione.

Dalle indagini è emerso che l’imbarcazione dall’inizio del 2024 aveva effettuato circa dodici viaggi da Gibuti verso il porto yemenita di Salif, controllato dagli houthi. Tra il 2023 e il 2025 due società con sede a Gibuti, collegate agli houthi, hanno importato tra le 7.500 e le 8.500 tonnellate di nitrato di ammonio e altre sostanze chimiche.

Successivamente hanno utilizzato navi mercantili, dhow e altre piccole imbarcazioni per trasferire questi carichi, insieme a milioni di detonatori elettronici – da applicare sui droni o per la fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati – nelle aree dello Yemen controllate dagli houthi.

I collegamenti con Sudan ed Eritrea

In Sudan gli houthi hanno stretto rapporti ormai stabili con le SAF, le forze armate sudanesi, con un avamposto a Port Sudan. Fonti sentite dagli autori del report hanno dichiarato che, in collaborazione con i Pasdaran, gli houthi hanno inviato in Sudan propri ingegneri per addestrare le SAF nell’uso e nella produzione di droni.

Il risultato di questa collaborazione sarebbe il drone prodotto in Sudan Safaroog, molto simile al drone d’attacco a medio raggio unidirezionale Ababil-T iraniano, replicato anche dagli houthi con il nome di Qasef-2K.

Gli Houthi stanno inoltre provando a ristabilire una presenza permanente in Eritrea, sempre con il supporto dell’Iran. Un avamposto nel paese permetterebbe loro di guadagnarsi un’ulteriore rotta marittima per il contrabbando di armi iraniane verso i paesi del Corno d’Africa, anche se i dati raccolti finora dal Century International indicano che i movimenti intorno all’arcipelago di Dahlak, al largo delle coste eritree, sono stati insignificanti.

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