Nigeria
Rinviato il voto nigeriano per le presidenziali e legislative fissato per il 14 febbraio. Decisione presa perché le forze armate non sono in grado di garantire la sicurezza mentre combattono contro le violenze dei Boko haram. Molte le critiche. Anche dall'arcivescovo di Abuja, John Onaiyekan.

Elezioni rinviate al 28 marzo in Nigeria mentre gli islamisti del califfato nero intensificano i loro attacchi. La decisione del rinvio delle presidenziali che dovevano tenersi il 14 febbraio, è stata presa dalla Commissione elettorale indipendente per problemi di sicurezza, legate alle violenze degli islamisti.

I responsabili delle forze di sicurezza e dell’esercito nigeriano hanno fatto sapere, attraverso una lettera, di non essere in grado di garantire «in sicurezza» lo svolgimento della tornata elettorale e il rinvio di sei settimane servirà per fare «piazza pulita da Boko Haram». Nonostante l’ufficialità dell’annuncio molti sono i dubbi sulle reali motivazioni del rinvio. Scetticismo, in particolare, viene manifestato dagli alti prelati della Chiesa cattolica nigeriana. L’arcivescovo di Abuja, John Onaiyekan, critica apertamente la decisione del rinvio. «È responsabilità del governo difendere i propri cittadini», ha spiegato il presule durante una conferenza stampa ieri a Milano dove è ospite dell’Aricidiocesi ambrosiana in occasione della prima giornata internazionale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani. «Purtroppo – ha proseguito l’arcivescovo di Abuja – il nostro presidente non l’ha fatto. È da due anni che aspettiamo questo impegno, perché non l’ha fatto prima? Adesso ci dicono che in sei settimane ci riusciranno, speriamo che questo miracolo si compia, ma se non finiranno con Boko Haram cosa faranno? Rinvieranno di nuovo le elezioni?». Onaiyekan ha poi avvertito: «Il 29 maggio è l’ultimo giorno di governo per il presidente Goodluck Jonathan, potrebbe esserlo anche con questo rinvio, speriamo sia così. Da qui a sei settimane non sappiamo cosa accadrà, prevedo già dimostrazioni della gente per strada, la situazione è seria». All’arcivescovo di Abuja fa eco il presidente della Conferenza episcopale nigeriana e arcivescovo di Jos, monsignor Ignatius Ayau Kaigama: «Diversi cittadini – dice – non sono contenti del rinvio delle elezioni. La nostra speranza è che questa decisione sia stata presa con buone intenzioni e che, dopo aver risolto i problemi citati dalla Commissione, le elezioni alla fine si tengano». Ma i dubbi restano. Solo una settimana fa, spiega il cardinale Onaiyekan, nel comitato per la pace, a «cui partecipai, i vertici militari erano davanti a me e avevano assicurato che tutto era pronto affinché le elezioni si svolgessero in tutta sicurezza. Dopo una settimana cosa è cambiato? Per noi rimane un mistero». Il primo dovere di ogni governo «è assicurare la sicurezza dei propri cittadini – prosegue il presule – se non riesci a farlo non devi continuare con le scuse». Una riflessione che suona come un’accusa, e nemmeno tanto velata.

L’arcivescovo di Abuja, inoltre, ribadisce che la «Nigeria può farcela da sola. Il governo ha il personale, la formazione militare, i soldi e le armi di cui abbiamo bisogno per combattere questo gruppetto di fanatici. Se ciò fino a ora non è avvenuto, è solo per mancanza di volontà politica». E alla domanda su cosa ne pensasse di un possibile intervento della comunità internazionale, Onaiyekan, ha risposto: «Innanzitutto bisogna capire cosa è questo ‘animale’ che si chiama comunità internazionale» e poi ha continuato aggiungendo «il rischio è che questi paesi intervengano per i propri interessi e non per aiutare realmente le nostre popolazioni. Gli Stati Uniti sono intervenuti in Iraq e siamo dove siamo, la Francia è intervenuta in Libia ed è sotto gli occhi di tutti la situazione attuale. Per questo, penso, che prima di aprire le porte del nostro paese dobbiamo essere sicuri di ciò che vengono a fare.

Spesso l’intervento della comunità internazionale peggiora le cose, per questo sono convinto che l’Occidente dovrebbe rivedere le sue politiche di intervento nei confronti degli stati islamici». Intanto prende corpo la formazione di una forza multinazionale di 8750 uomini annunciata dall’Unione Africana per eliminare definitivamente la minaccia jihadista. Stamattina anche il Niger ha ufficializzato la sua discesa in campo. Il parlamento nigerino ha approvato all’unanimità lo schieramento di 750 uomini nel nord della Nigeria per partecipare all’offensiva regionale contro i terroristi, che negli ultimi giorni ha lanciato diversi attacchi oltre confine, l’ultimo a Diffa.
Non si è fatta attendere la risposta del leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, che con un video di 28 minuti pubblicato ieri ha affermato: «La vostra alleanza non porterà a nulla…Vi uccideremo tutti uno ad uno».

Nella foto in alto un manifestante contro il rinvio delle elezioni in Nigeria (Fonte: ilPost.it). Nella foto sopra l’arcivescovo di Abuja, John Onaiyekan.