Proteste in Botswana
In Botswana l’opposizione sostiene i Boscimani, sfrattati dai loro territori. Intanto, si attende la sentenza del tribunale.

Circa 150 membri del principale partito d’opposizione, il Botswana National Front, hanno marciato sabato intonando slogan fino all’ufficio del presidente, per presentargli una petizione contro il trasferimento dei Boscimani dalla Central Kalahari Game Reserve.
 
La Corte Suprema del Botswana deve pronunciarsi il 13 dicembre sulla contestazione legale intentata dai Boscimani contro il loro sfratto. Il governo afferma che i Boscimani hanno accettato di spostarsi dalle loro terre ancestrali in cooperazione con gli sforzi di fare del Central Kalahari una riserva naturale. I Boscimani contestano questa dichiarazione, affermando di essere stati ingannati.
 
Il segretario generale del Botswana National Front, Akayang Magama, ha detto la scorsa settimana che il partito rifiuta lo spostamento forzato dei Boscimani in posti remoti come il New Xade, e le affermazioni del governo che la comunità rischia di estinguersi se non viene assorbita nella vita moderna.
Sostenuti dal gruppo inglese Survival International, i Basarwa stanno tentando di evitare lo sfratto dalla loro patria, promosso da autorità che, sostengono, sono interessate a sfruttare il potenziale minerario e diamantifero della vasta area.
 
I dimostranti, tra cui anche membri degli International Socialists Botswana, esibivano cartelli con slogan come «Valuta la vita umana più di quella animale» e «Terra e diamanti alla gente, non alle multinazionali». Cantavano canzoni di libertà ed intonavano «Viva Roy Sesana», leader del gruppo «First People of the Kalahari».
 
I membri dell’opposizione hanno chiesto al presidente, che si trovava all’estero, di permettere ai Basarwa di tornare alle loro terre e di farli diventare comproprietari e co -gestori della riserva.
Hanno inoltre sollecitato il governo ad introdurre politiche in favore dei Basarwa, perché venga riconosciuto loro lo status di indigeni e perché ai loro figli, durante i cinque anni di educazione primaria, possa essere insegnato nella lingua madre. 
 
I Boscimani hanno chiesto aiuto anche all’attore Leonardo di Caprio, il cui film, Blood Diamond, mostra come i «diamanti insanguinati» abbiano finanziato la guerra civile degli anni ’90 in Sierra Leone.
L’arcivescovo Desmond Tutu ha condannato lo sfratto dei Boscimani ed ha registrato un videomessaggio in supporto della loro campagna.
 
Il caso, la battaglia legale più lunga nella storia postcoloniale del Botswana, è iniziato dopo che il governo ha scacciato i primi Boscimani, nel 2002. Almeno il 12% dei 239 che fecero causa è morto nei campi dove gli indigeni sono stati deportati, sostiene Survival International.