Condanne a morte ed esecuzioni nel 2013
Amnesty International, nel suo annuale rapporto, registra un aumento del 50% delle esecuzioni capitali nel continente, passate da 41 a 64. I paesi coinvolti sono Somalia, Sudan, Nigeria, Sud Sudan e Botswana.

I dati sull’Africa che emergono dal Rapporto sulla pena di morte del 2013 pubblicato da Amnesty International, disegnano un quadro generale contrastante.

Anche se due terzi dei paesi del continente (37 su 54) hanno ufficialmente rimosso dalle legislazioni nazionali la pena capitale e sebbene nel 2013 siano stati solo 5 quelli dove le condanne sono state eseguite (dato rimasto invariato rispetto all’anno precedente), l’organizzazione sui diritti civili ha comunque registrato un aumento di circa il 50% del numero di esecuzioni in Africa subsahariana, passate da 41 a 64.

Nel Nordafrica è diminuito il numero di condanne generale rispetto al 2012 (da 258 a 182), ma si è registrato un forte aumento in Egitto (più 109) e numeri ancora molto alti in Algeria (40). Non risulta esserci stata, tuttavia, alcuna esecuzione,  anche se il rapporto ha sottolineato che per quanto riguarda l’Egitto non si è potuto confermare con certezza se le esecuzioni abbiano avuto luogo.

I “giustizieri” africani

I 5 paesi africani citati nel rapporto di Amnesty per quanto concerne le esecuzioni sono, in ordine: Somalia (34 esecuzioni), Sudan (21), Nigeria (4) Sud Sudan (4) e Botswana (1).

Il dato che preoccupa di più è che il 90% delle condanne a morte è stato eseguito in soli tre paesi (Nigeria, Sudan e Somalia), dove sono stati registrati anche i due terzi di tutte le pene capitali comminate dai tribunali e registrate da Amnesty in Africa.

Delle 34 esecuzioni compiute in Somalia, 19 sono avvenute nella regione semi-autonoma del Puntland. Quasi tutte le condanne a morte eseguite nel paese e nel Puntland sono state contro presunti membri del gruppo radicale islamico di al-Shabaab.

La Nigeria ci ripensa

Allarmante è la tendenza registrata in Nigeria. Dove sono riprese le esecuzioni dopo una sospensione che durava dal 2006. È stata una dichiarazione del presidente Goodluck Jonathan dell’anno scorso a ridare il via alle pene capitali: drasticamente aumentate anche le condanne (ben 141). Quasi subito sono stati impiccati quattro prigionieri e si è trattato delle prime esecuzioni dopo sette anni.

I dati positivi

Buone notizie arrivano invece da diversi stati africani.  Benin, Ghana e Sierra Leone, ad esempio, hanno fatto registrare passi avanti importanti, attraverso modifiche costituzionali o emendamenti al codice penale volti all’abolizione della pena capitale.

 

In occasione del lancio del rapporto sulla pena di morte nel 2013, è stata creata inoltre da Amnesty International una piattaforma infografica interattiva con i dati del 2013. Clicca qui per consultarla.