Marocco / SwissLeaks
Il dossier "SwissLeaks" ha rivelato che, tra i numerosi clienti stranieri che nascondevano i propri conti dietro lo schermo della banca Hsbc in Svizzera, ci sono anche il re del Marocco e la famiglia reale. Uno scandalo che colpisce il monarca nordafricano proprio mentre cercava la riconciliazione diplomatica con Parigi.

Doveva essere il suggello della riconciliazione, e per certi versi l’incontro di ieri tra il re del Marocco Mohammed VI e il presidente francese François Hollande lo è stato. Ma la festa è stata guastata dalle rivelazioni del quotidiano francese Le Monde che, alla vigilia della visita “privata” del re in Francia, ha pubblicato un dossier sui conti correnti presso la Hsbc Private Bank a Ginevra. Quello che è diventato immediatamente lo scandalo SwissLeaks rivela che tra i numerosi clienti stranieri che si erano celati dietro lo schermo della banca britannica nella sua sede in Svizzera, ci sono anche il re del Marocco e la famiglia reale.

L’articolo di Le Monde, a sostegno dell’inchiesta condotta contemporaneamente da un Consorzio internazionale di giornalisti investigativi, pubblica il n. di conto corrente, N. 5090190103, intestato a un Bup “business partner” aperto l’11 ottobre 2006 e che riconduce a Mohammed VI attraverso il suo segretario particolare, Mounir El-Majidi.
Dall’ottobre 2006 al marzo 2007, periodo per il quale l’inchiesta ha potuto avere accesso ai conti, il montante massimo raggiunto dal deposito è stato di 7.9 milioni di euro, briciole rispetto alla fortuna complessiva del re stimata dalla rivista Forbes a 1.8 miliardi di euro.

Teoricamente ad un cittadino marocchino residente in Marocco non è concesso aprire un conto corrente all’estero, salvo speciale deroga. I giornalisti che hanno condotto l’inchiesta, prima della sua pubblicazione sull’edizione datata 10 febbraio, ma come consuetudine distribuita il 9, avevano chiesto informazioni all’Ufficio dei Cambi marocchino che si occupa appunto del rilascio delle autorizzazioni. Ma questa come le altre autorità marocchine interpellate prima della pubblicazione si sono rifiutate di rispondere alle questioni sollevate dall’inchiesta.

A seguito di questa verifica preventiva, un sito d’informazione marocchino, Le 360, aveva anticipato il 4 febbraio la prossima pubblicazione di una “pseudo” inchiesta sulle fortune della famiglia reale. In effetti Le Monde, non si è accontentato dei conti di Mohammed VI, ma ha rivelato anche quelli del principe Moulay Rachid e della principessa Lalla Meryem, rispettivamente fratello e sorella del re.

In una intervista alla rivista marocchina Tel Quel, uno degli autori dell’articolo rivela di aver ricevuto “avvertimenti” da parte degli avvocati della famiglia reale. Nel caso di pubblicazione sarebbero stati denunciati alla giustizia.

L’inchiesta conferma una realtà ben conosciuta anche nel Marocco stesso: Il re e la famiglia reale sono proprietari della più importante e ricca società privata del paese, la Sni (Società nazionale di investimento), una holding che controlla i settori economici strategici. Realtà che si cerca di occultare grazie ad un’attenta regia della comunicazione e della diplomazia. Lo ha messo ben in evidenza, un’altra rivelazione, non a caso passata inosservata, di un hacker che si è celato dietro lo pseudonimo di Chris Coleman e che dall’inizio di ottobre scorso ha diffuso una serie di mail e di documenti riservati proprio a riguardo.

Non è nuova l’ossessione del Marocco nel conquistarsi le simpatie diplomatiche e dell’opinione pubblica mondiale attraverso giornalisti, intellettuali e lobbisti venduti soprattutto alla tesi del “Sahara marocchino”.

Si vedrà se, in questo clima, l’incontro di ieri con Hollande permetterà a Mohammed VI di porre fine ad una guerriglia diplomatica con Parigi, iniziata un anno fa quando la polizia francese si è presentata alla residenza dell’ambasciatore marocchino in Francia per convocare il capo dei servizi segreti marocchino Abdellatif Hammouchi in visita nel paese. Hammouchi, infatti, è titolare di numerose denunce per torture depositate presso i tribunali francesi.

A questo primo episodio ne sono seguiti altri, che hanno indotto Rabat a sospendere la collaborazione giudiziaria con Parigi. L’inizio della riconciliazione è avvenuto il 31 gennaio con la ripresa ufficiale di questa cooperazione e anche di quella anti-terrorismo sempre dopo un incontro dei rispettivi ministri della giustizia.

Nella foto in alto il re del Marocco Mohammed VI. Nella foto sopra il re del Marocco e il presidente francese François Hollande ieri al palazzo dell’Eliseo di Parigi (Fonte: REUTERS/Philippe Wojazer)