Primo Piano/ Boscimani
I boscimani sono uno dei popoli più antichi della terra: da migliaia di anni vivono nel deserto del Kalahari, in piena armonia e simbiosi con la natura. Gli uomini sono cacciatori, le donne raccolgono tuberi e frutta. La loro vera epopea inizia nel 1997, quando il governo del Botswana comincia a sfrattarli dalla loro terra. Il sottosuolo del loro deserto, infatti, è ricco di risorse preziose.

La storica sentenza del 13 dicembre 2006 aveva generato un clima di speranza e di entusiasmo, dopo anni di dura battaglia legale, e di reale sofferenza per tutta la comunità boscimane. Con il suo verdetto, la Corte Suprema del Botswana ha riconosciuto ai membri della comunità boscimane il diritto di tornare a vivere nella loro terra, e che il loro trasferimento forzato dal Central Kalahari Game Riserve (CKGR), compiuto dal governo botswano tra il 1997 e il 2002, è stato illegale.
Da più di 20 anni, il governo del Botswana persegue una politica di dislocamento forzato della popolazione boscimane del Kalahari. Migliaia di boscimani sono stati costretti a trasferirsi in una sessantina di 63 villaggi situati al di fuori del parco del Kalahari. Perché? Il sottosuolo del deserto è ricco di diamanti: la presenza dei boscimani infastidisce le multinazionali. Per anni il governo ha fatto pressioni sulle comunità del Kalahari, arrivando, nel febbraio 2002, a tagliare l’approvvigionamento di acqua e di luce elettrica, e proibendo la caccia, di cui i boscimani vivono. Dopo il trasferimento di tutte le tribù, ai luoghi di accesso al parco sono state poste guardie che impediscono loro l’entrata. Una volta emessa la sentenza della corte suprema, tutti si aspettavano che le cose sarebbero cambiate. Non è stato così. Da dicembre ad oggi molti boscimani sono tornati a vivere nella riserva, scontrandosi quotidianamente con la polizia e gli appelli del presidente Mogae per restare nei campi di reinsediamento. Nella riserva permane inoltre il divieto di caccia e di inserimento di animali domestici, manca l’acqua e non è garantita l’assistenza sanitaria. Il governo inoltre preme per un’interpretazione restrittiva della sentenza: solo i 239 boscimani che hanno intentato causa al governo possono godere del diritto sancito della sentenza di dicembre.
 
Una sentenza di successo
 
“Non dobbiamo comunque sottovalutare l’importanza della sentenza della corte suprema: ha stabilito un importante precedente per tutte le comunità indigene.” Secondo Stephen Corry, direttore generale di Survival International. Dopo questo verdetto, infatti, anche i boscimani in Namibia, si stanno organizzando per far valere i loro diritti.
Il problema effettivo, in Botswana, è che il governo non vuole i boscimani nella riserva: ci sono troppi interessi economici.“Tutte le altre motivazioni presentate dal governo contro il ritorno dei boscimani nella loro terra sono false”, afferma ancora Corry.
Ora la situazione è di stallo: la società civile in Botswana non è molto attiva e comunque non è sensibile alla causa, i boscimani non hanno spazio in politica o per fare pressioni più incisive  sull’opinione pubblica, fortemente manipolata dal governo, o sulle amministrazioni.
“Nella società botswana i boscimani sono visti in maniera razzista come degli inferiori: gli unici impieghi che riescono ad ottenere sono come domestici o altri lavori di bassa categoria”.
 
L’ultima carta che questo popolo può giocarsi, è la comunità internazionale.“Dopo questa lunga azione legale che li ha visti vincitori, ora l’unica cosa che possono fare è chiedere alla comunità internazionale di promuovere la loro causa”, conclude Corry. Non solo facendo pressione sul governo e sul presidente Mogae, ma anche ratificando la convenzione ILO 169 sui diritti delle popolazioni indigene.
 
Convenzione ILO 169: i diritti dei popoli tribali
Sulla ratifica della 169 sta spingendo anche il Parlamento Europeo. Ma perché la ratifica della convenzione da parte di paesi che non ospitano popoli tribali è così importante? Non solo perché si pongano come esempio per tutta la comunità internazionale, ma anche perché ci sarebbero degli effetti concreti sulle realtà dei popoli indigeni.
Un esempio legato al caso dei boscimani: nel novembre 2001 Botswana e Unione europea hanno raggiunto e firmato un accordo per la gestione e la conservazione dell’ambiente naturale. La UE ha deciso di sostenere il governo botswano nel “migliorare la salvaguardia e l’uso sostenibile delle riserve protette del Botswana e le aree naturali adiacenti, gestite dalle comunità locali”. Un sostegno, quello europeo, concreto: circa 10 milioni di euro. Tra i territori protetti c’è anche la riserva del Kalahari. Una ratifica della convenzione 169 da parte di tutti i paesi membri della UE imporrebbe ad entrambe le parti a includere nell’accordo la tutela dei diritti territoriali dei boscimani, e sarebbero stati obbligati a rispettarli. Invece, nonostante le minacce di blocco degli aiuti in caso di sfratto dei boscimani, l’erogazione dei fondi europei è continuata negli anni, addirittura rinnovata nel febbraio 2007, dopo la sentenza dell’Alta Corte. 

Ancora sui boscimani su Nigrizia.it:
Proteggere i boscimani – 11 aprile 2006