GIUFA' – dicembre 2011
Gad Lerner

Gli ultimi che possono protestare contro il commissariamento della democrazia sono i parlamentari che, a larghissima maggioranza, hanno tributato la fiducia ai nuovi governi simultanei avvicendatisi in Italia e in Grecia, sotto la presidenza di tecnocrati di indubbio valore, come Mario Monti e Lucas Papademos. Non riesco a prendere sul serio chi, per esempio, ha votato la mozione “Ruby nipote di Mubarak”, e poi s’è messo il lutto al braccio venerdì 18 novembre scorso, quando gli è stato sottoposto il programma dell’austerità.

Erano bugiardi ieri quando mentivano in difesa di Berlusconi, sono bugiardi oggi quando fingono di voler difendere gli interessi del popolo dalle mire della speculazione internazionale.

Su una rivista missionaria non si potrà certo spacciare la demagogia patriottarda di bassa lega (con la minuscola o con la maiuscola, fate voi). Che si facciano largo dentro la crisi del sistema occidentale personalità cosmopolite, formatesi nelle istituzioni politiche e finanziarie sovranazionali, è naturale, ed è pure benefico. La sorte di ogni singola nazione attraversata dalla bufera dei debiti sovrani è indissolubilmente legata a quella dei suoi partner. Perfino la Germania sta rendendosi conto, a malincuore, quanto la danneggi la disunione europea. Il populismo di destra è in grado di esprimere solo leadership periferiche destinate all’impotenza; mentre il richiamo del movimento di protesta giovanile contro l’ingiustizia della grande finanza, deriva proprio dalla sua visione globale, ben oltre i limiti angusti del provincialismo.

Se c’è una élite internazionale che si frequenta nei vertici delle sigle divenute oggetto del malcontento popolare, va favorita la rapida formazione di una contro-élite di analoga competenza sovranazionale. In parte sta già accadendo. Ma certo non è rinserrandosi nei confini delle singole patrie che si difendono le vittime della Grande Depressione.

Non sto proponendo di attenuare la carica critica nei confronti delle ricette dei tecnocrati. Ma, semmai, di stare in guardia quando gridano allo scippo della democrazia, con annessa congiura plutocratico-massonica, i medesimi personaggi che trovavano conveniente fino a ieri affi dare il governo del paese a un miliardario ex affiliato a una loggia segreta, sorretto da un parlamento di nominati. Gli stessi che ora blaterano di dittatura, senza però avere neppure il coraggio di bloccare l’azione del governo Monti. Perché non osano? Perché la crisi li ha letteralmente storditi, ne ha fatto emergere la plateale inadeguatezza, e sperano che i tecnocrati tolgano loro le castagne dal fuoco, per poi ritornare a fare i propri comodi. Davvero non ne sentiamo la mancanza.