Rapporto Unar 2014
Secondo il Centro studi Idos sarebbero oltre 5,3 milioni i migranti regolari in Italia. Se nel 1981 vi era un cittadino straniero ogni 250 residenti, oggi l’incidenza è di 1 ogni 12 residenti. La differenza d’età tra stranieri e italiani è di 13 anni (31,1 rispetto a 44,2), un divario che influisce positivamente sul sistema pensionistico. A fine 2013 erano 2 milioni i lavoratori immigrati, con un aumento di circa 1.000 disoccupati al mese nel corso dell’ultimo biennio.

Alla fine del 2013 gli stranieri residenti in Italia erano 4.922.085 su una popolazione complessiva di 60.782.668, con un’incidenza dell’8,1%. Il loro livello di istruzione è notevole: il 10,3% ha una laurea e il 32,4% un diploma (dati del Censimento 2011). Le donne sono il 52,7% e i minori oltre un milione, di cui 802.785 iscritti a scuola nell’anno scolastico 2013/2014 (con un’incidenza del 9% sul totale degli iscritti). Secondo la stima del Centro studi e ricerche Idos, la presenza effettiva dei migranti in posizione regolare è, però, più alta e ammonta a 5.364.000 persone.

Rispetto al periodo antecedente la crisi, le quote d’ingresso di nuovi lavoratori sono molto diminuite. Nel 2013, i visti per soggiorni superiori a 90 giorni sono stati 169.055, di cui solo 25.683 per lavoro subordinato e 1.810 per lavoro autonomo (in questo caso più di 100 visti per ciascun paese sono stati rilasciati in Russia, Stati Uniti, Ucraina, Cuba e Taiwan). Attualmente hanno maggiore peso sull’aumento della popolazione straniera i visti per ricongiungimento familiare  (76.164) e le nuove nascite (77.705, a fronte di 5.870 decessi). Notevole è anche l’incidenza delle famiglie con almeno uno straniero (2.354.000, pari al 7,1% di tutte le famiglie residenti in Italia), che in un quarto dei casi sono miste.

Al Censimento del 1981 vi era un cittadino straniero ogni 250 residenti (incidenza dello 0,4%), mentre ora la quota sulla popolazione totale ha raggiunto l’8% (1 ogni 12 residenti) e in 27 province supera il 10%, con punte massime in alcuni piccoli comuni, tra i quali spicca Baranzate in provincia di Milano (incidenza del 31%). Nonostante il policentrismo delle provenienze (196 paesi), si riscontra una notevole prevalenza di alcune aree d’origine: circa la metà (51,1%) proviene da soli cinque paesi (Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina), mentre diventano quasi due terzi (64%) se si tiene conto delle prime dieci nazionalità.

Un quarto della popolazione straniera risiede in quattro province (Roma, Milano, Torino e Brescia). I residenti in Lombardia (oltre un milione) rappresentano il 22,9% del totale nazionale e quelli della provincia di Roma (oltre mezzo milione) il 10,3%. La Lombardia, l’Emilia Romagna e, in parte, il Lazio sono le regioni in cui le diverse collettività realizzano le presenze più consistenti, salvo il caso dei cinesi (per il 17% insediati in Toscana) e degli ucraini (per il 18,5% in Campania). La crisi continua a far sentire i suoi effetti negativi anche sul fenomeno migratorio. I permessi scaduti senza essere rinnovati sono stati 262.688 nel 2011, 166.321 nel 2012 e 145.670 nel 2013. Tuttavia, ufficialmente, le partenze per l’estero hanno coinvolto 44.000 cittadini stranieri e 82.000 cittadini italiani (quelli residenti all’estero sono oggi 4.482.115).

Secondo i dati del Censimento 2011 in media la differenza d’età tra stranieri e italiani è di 13 anni (31,1 rispetto a 44,2) e questo divario fa sì che l’immigrazione influisca positivamente sul sistema pensionistico. Secondo le stime di Idos, la quota attuale di immigrati che ha raggiunto l’età pensionabile si attesta al 2,6% rispetto al totale dei casi, ma essa salirà al 4,3% nel 2020 e al 6% nel 2025. Anche i cittadini italiani per acquisizione, che erano solo 285.785 nel 2001, sono aumentati a 671.394, cui se ne sono aggiunti 65.383 che hanno acquisito la cittadinanza nel 2012 e 100.712 nel 2013. In circa un terzo dei casi la cittadinanza è stata ottenuta per matrimonio.

Sono in aumento gli sbarchi dei profughi provenienti dall’Africa e dall’Asia Mediorientale. Al 31 agosto 2014 le persone sbarcate in Italia sono state complessivamente 112.689, mentre diverse migliaia di persone sono morte in mare nonostante l’operazione “Mare Nostrum” iniziata il 18 ottobre 2013, operazione che in un anno ha permesso di salvare oltre 130.000 persone, malgrado la mancanza di un accordo a livello comunitario per la ripartizione tra i paesi europei degli oneri relativi a pattugliamento, salvataggio e accoglienza.

Nel 2013, il numero delle richieste d’asilo in Italia è risultato contenuto (26.620) rispetto ad altri paesi europei (la Germania, per esempio, ne ha ricevute 127.000). Il 10 luglio 2014 è intervenuto un accordo Stato-Regioni-Enti locali per un piano nazionale di accoglienza che, nel triennio 2014-2016, aumenterà da 3.000 a quasi 20.000 i posti messi a disposizione dal Sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati.

Risultano in diminuzione le persone non autorizzate all’ingresso intercettate alle frontiere italiane (7.713), le persone rimpatriate (8.769) e quelle cui è stata intimata l’espulsione ma non hanno ottemperato (13.529) – per un totale di 30.011 individui, in costante diminuzione dal 2006 (quando furono 124.381). Secondo la convinzione prevalente, la popolazione straniera in posizione irregolare dovrebbe essere diminuita a meno di mezzo milione, anche perché 430.000 non autorizzati a stare in Italia sono stati interessati dai provvedimenti di emersione varati nel 2009 e nel 2012.

Una realtà molto problematica è quella dei Centri d’identificazione ed espulsione. Su 420 Cie operanti in tutta l’Ue (37.000 posti in totale), 10 si trovano in Italia, dove nel 2013 sono stati trattenuti 5.431 uomini e 585 donne (inclusi 395 romeni e molti provenienti dal carcere), con una permanenza media di 38 giorni (la possibilità di trattenimento è salita però a 18 mesi a partire dal 2011), un tasso di espulsioni eseguite pari al 45,7% e condizioni di vita critiche per quel che riguarda il rispetto dei diritti umani, come attesta anche l’organizzazione Medici per i diritti umani e come la stessa commissione del Senato per i diritti umani ha riconosciuto. Le gare d’appalto per la gestione dei Cie si svolgono al ribasso (30 euro giornalieri per persona trattenuta) e in queste strutture di detenzione amministrativa sono continue le proteste e le rivolte.

Quanto poi al mondo del lavoro, l’incidenza degli stranieri sul totale degli occupati era del 3,2% nel 2001 ed è aumentata nel 2011 all’8,2%. I dati dell’Istat attestano che nel 2013 si è trattato di 2,5 milioni di lavoratori, diminuiti a 2 milioni alla fine dello stesso anno, con un aumento di circa 1.000 disoccupati al mese nel corso dell’ultimo biennio (complessivamente 636.000). Tra i lavoratori stranieri il tasso di disoccupazione è salito nel 2013 al 17,3%. La crisi ha influito anche sull’invio delle rimesse che, pur rimanendo essenziali per le famiglie e i paesi di origine degli immigrati, sono ulteriormente diminuite nel 2013 a 5,5 miliardi di euro, circa un quinto in meno rispetto all’anno precedente e con un notevole ribasso rispetto al picco raggiunto nel 2011 (7,4 miliardi di euro).

 

Questo articolo è tratto dall’ultimo numero di Nigrizia di novembre. Clicca qui per acquistarlo.