Marocco / Migrazioni
Ceuta e Melilla, le frontiere d’Europa sul continente africano, sono meta di un numero sempre crescente di migranti che tentano di raggiungere la Spagna, scontrandosi con una politica di respingimento repressiva e violenta.

Il 16 febbraio circa 300 persone provenienti principalmente dall’Africa occidentale hanno tentato di entrare illegalmente a Ceuta, enclave di sovranità spagnola in territorio marocchino, attraversando la frontiera che, nel continente, divide Africa ed Europa. Solo dieci giorni prima, il 6 febbraio, ricorreva l’anniversario della tragedia del Tarajal (2014), quando la Guardia Civile spagnola iniziò a sparare proiettili di gomma e gas lacrimogeni contro un gruppo di persone, provenienti dalla medesima regione africana, che stava tentando di attraversare la frontiera a nuoto. Vi furono 15 morti e diverse organizzazioni umanitarie denunciarono che altre 23 persone furono trasferite forzatamente in Marocco, tramite la pratica illegale comunemente definita delle “espulsioni a caldo”. Un successivo processo vide 16 agenti della Guardia Civile imputati per omicidio e lesioni, ma tutti furono poi scagionati.

Del 4 febbraio scorso è invece la notizia del ritrovamento, al largo delle coste di Melilla, di 23 cadaveri di donne e uomini che stavano tentando la traversata del Mediterraneo. Nel 2017 sono stati 223, secondo le cifre dell’Organizzazione internazionale per la migrazione, i morti nel tentativo di superare la frontiera con la Spagna. Dall’inizio dell’anno ad oggi, altre 96 persone hanno perso la vita su questa tratta. Senza contare quanti giacciono, senza nome, sul fondo del mare.

Cedute alla Spagna dal Portogallo nel 1580 e nel 1496, Ceuta e Melilla sono da sempre città di frontiera. Libere da ostacoli materiali che impedissero la comunicazione con il proprio hinterland e sensibili ai flussi migratori provenienti dal Marocco, le due città autonome erano laboratori di convivenza culturale.
Fu negli anni Novanta che Ceuta e Melilla iniziarono a sperimentare la migrazione dall’Africa sub-sahariana, in relazione all’entrata in vigore, nel 1995, della Convenzione di Schengen, che di fatto aboliva le frontiere interne al continente europeo e garantiva la libera circolazione di persone. Non appena diventate le porte d’Europa in continente africano, le due città furono prontamente sigillate per fermare le migrazioni irregolari, grazie alla cooperazione tra Spagna e Unione Europea. Risale al 1998, infatti, l’inizio della costruzione di una barriera difficilmente superabile, consistente in strisce verticali di terra comprese tra tre alti muri di reticolato e filo spinato, sorvegliati da telecamere, sensori di movimento e uomini armati. Otto chilometri di reticolato isolano Ceuta dal continente, dodici Melilla.
Un progetto finanziato interamente dall’Unione Europea, al costo di circa 35 milioni di dollari.

Quando i migranti hanno iniziato a superarle, le barriere sono state alzate ancora di più, fino a raggiungere gli attuali 6 metri. E allora si è iniziato a tentare di attraversare la frontiera via mare, una barriera naturale che i migranti hanno dovuto imparare ad affrontare.

A partire dal 2005, sotto il governo socialista di Josè Luis Rodriguez Zapatero, furono inoltre inserite delle lame in alcuni punti del reticolato. Nonostante le ripetute segnalazioni di migranti che riportavano profonde ferite da taglio sugli arti, il governo spagnolo ne negò con risoluzione la presenza. Soltanto nel 2013, il governo di Mariano Rajoy ammise la collocazione di lame, dichiarando che avesse “scopo dissuasivo”.

I tentativi di contenimento, anche violento, non impediscono comunque a centinaia di persone di tentare, ogni anno, il “salto” della barriera. Arrivano di notte, in gruppi di 200/300 persone, con ganci nelle mani e chiodi sulle scarpe, per sopperire al fatto che le reti con cui i muri sono costruiti hanno maglie così strette da impedire alle dita di entrarci. Solo i più veloci e fisicamente adatti riescono a raggiungere il suolo spagnolo prima che la Guardia Civile, da un lato, e la polizia marocchina, dall’altro, formino cordoni umani sotto le reti. Chi non riesce a saltare, resta intrappolato sulla barriera. Alcuni cadono perché svengono per la stanchezza o la fame, altri sono semplicemente presi di forza dai militari. Numerose ong denunciano da tempo frequenti violazioni della legislazione europea e dei diritti umani, perché i migranti vengono subito ricacciati in territorio marocchino. Dove si fermeranno ancora, fino al prossimo tentativo di raggiungere l’altra sponda del Mediterraneo.