Burundi / Il caso
Liberato il giornalista Bob Rugurika, accusato di complicità nel triplice omicidio delle tre suore italiane uccise a Kamenge il 7 settembre dello scorso anno. I burundesi sono scesi in piazza per festeggiare convinti della sua innocenza. Un delitto con molte ombre che portano fino ai piani alti del potere. Qualcuno voleva davvero far tacere le suore?

Il Burundi si è svegliato in festa. Per un paese dove ogni traffico, lecito e illecito, è consentito e dove a maggio si andrà al voto con il timore di possibili scontri armati, è una notizia. Questa mattina, infatti, una folla imponente si è radunata nelle vie del centro della capitale Bujumbura, cantando e ballando la propria gioia per la liberazione, ieri, del giornalista Bob Rugurika, direttore dell’emittente Radio Publique Africaine (Rpa), la radio libera più seguita nel paese. La manifestazione è stata, secondo i testimoni in loco, la più imponente degli anni recenti che sia avvenuta in Burundi. Il giornalista è stato liberato su cauzione, 8mila euro, ma su di lui rimane l’incriminazione di complicità in omicidio.
Rugurika, il 20 gennaio scorso, aveva denunciato il coinvolgimento dei servizi segreti di Bujumbura nell’assassinio delle tre suore italiane, Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian nel settembre dello scorso anno. Ed era stato arrestato per essersi rifiutato di rivelare il nome del suo ospite radiofonico che, appunto, aveva denunciato il coinvolgimento dei servizi nel triplice omicidio.

Come spesso accade in Africa, e in Burundi, le autorità hanno chiuso il caso in poche ore incolpando “un pazzo” reo confesso, dopo delle indagini che sono apparse sin da subito “lacunose”. Il caso delle tre anziane missionarie aveva, a suo tempo, fatto molto scalpore in Italia. Le religiose vivevano nel convento della parrocchia cattolica Guido Maria Conforti a Kamenge, un quartiere periferico nel nord della capitale. Le tre donne sono state trucidate tra il pomeriggio e la notte del 7 settembre, una domenica. Prima sono state uccise l’ottantenne Olga Raschietti e la 73enne Lucia Pulici. Nella notte, poi, la terza suora, Bernardetta Boggian. Era stata quest’ultima che aveva scoperto i cadaveri delle sue consorelle.

Il presunto colpevole del triplice assassino, un 31enne di Kamenge secondo le autorità diede i seguenti moventi: odio verso i bianchi e una disputa su terreni contesi proprio con la parrocchia delle sorelle.
In molti però continuarono ad interrogarsi su una vicenda che aveva poca luce e fra questi c’era anche il direttore di Rpa che dopo un po’ di indagini, il 20 gennaio scorso mandò in onda la testimonianza di un uomo che sosteneva di essere uno degli esecutori materiali del triplice assassinio. Ma non solo. L’anonimo interlocutore di Rugurika tirò anche in ballo l’ex direttore dei servizi segreti burundesi e amico personale del presidente Pierre Nkurunziza, il potentissimo generale Adolphe Nshimirimana.
È a quel punto che il giornalista è stato immediatamente arrestato perché si è rifiutato di rivelare l’identità della fonte.

Le accuse nei confronti del generale fatte dal personaggio anonimo in effetti sono pesanti: sarebbe lui il mandante degli omicidi. Ma perché? Cosa avevano fatto tre anziane missionarie di tanto grave per essere eliminate? È sempre la testimonianza anonima trasmessa tra Rpa a dare risposta. Le tre suore sarebbero state in procinto di denunciare le malefatte e i traffici illeciti del generale Nshimirimana, tra l’altro proprietario di una clinica nel quartiere dove sorge la missione delle tre suore.
L’ex capo dei servizi avrebbe importato farmaci per la sua clinica come se fossero destinati alla missione, evitando così di pagare le tasse doganali, e li avrebbe inoltre trasportati con i mezzi della parrocchia. Ma ciò che le suore avevano in animo di denunciare non era certo solo questa truffa allo Stato, ma anche e soprattutto il carico di camion. Non solo farmaci, infatti, ma anche minerali preziosi importati illegalmente dalla confinante Repubblica Democratica del Congo (Rdc). Ecco il vero motivo dell’omicidio. Le tre suore sapevano e, soprattutto, avevano visto ciò che non dovevano vedere.
Ci sarebbe da chiedersi per quale motivo la Farnesina non abbia ancora fatto nulla per far luce su questo delitto.

Ovvio comunque che se una notizia del genere venisse confermata potrebbe trasformarsi in un detonatore per rivolte sanguinose. Il paese si avvicina alle elezioni e più passano i giorni, più crescono i timori di scontri armati. La manifestazione gioiosa per la liberazione del direttore di Rpa di questa mattina potrebbe trasformarsi presto in qualcosa di molto diverso. Il potere, il presidente burundese, stanno facendo di tutto per mettere il bavaglio all’opposizione. Ma non solo. Si parla di milizie paramilitari segrete nella vicina Rdc pronte ad entrare in azione se Nkurunziza non verrà premiato dai risultati elettorali.
A conferma di questo clima, è arrivata oggi la notizia che il presidente ha destituito l’attuale capo dei servizi segreti, il generale Godefroid Niyombare. Dietro ci sarebbe il fatto che quest’ultimo, di origine hutu, si sarebbe opposto a una ricandidatura di Nkurunziza. 

Nella foto in alto una folla radunata davanti alla sede della Radio Publique Africaine ieri a Bujumbura. (Fonte: Afp photo/Esdras Ndikumana).

Nella gallery sopra le tre suore italiane uccise a Kamenge il 7 settembre dello scorso anno, Olga Raschietti, Lucia Pulici e Bernardetta Boggian. E il giornalista Bob Rugurika, direttore dell’emittente Radio Publique Africaine.