Il caso
Il governo marocchino non ha reagito positivamente alla decisione della Svezia di riconoscere il Sahara Occidentale. Fuori le imprese svedesi dal paese, chiuse le porte anche al colosso Ikea. Ma qualcuno da Rabat cerca il dialogo per salvare l’immagine di una nazione che sta tagliando i ponti con l’esterno.

Gli abitanti di Casablanca dovranno aspettare ancora un po’ prima di godere dell’ebbrezza di montare i mobili Ikea lavorando di brugola e cacciavite. L’inaugurazione del primo magazzino della celebre società svedese ormai presente in tutto il mondo, che doveva avvenire il 29 settembre alla periferia della città, è stata sospesa dalle autorità marocchine “per mancanza di autorizzazioni”. Dietro la formula burocratica si nasconde la decisione di boicottare tutte le imprese svedesi, come ha minacciato due giorni più tardi il ministro della Comunicazione marocchino.

Svezia affianco al Sahara Occidentale
La presa di posizione del Marocco è la conseguenza dell’intenzione del governo svedese, a guida socialdemocratica, di riconoscere ufficialmente la Repubblica Araba Sahrawi Democratica (Rasd). La Rasd, proclamata nel 1976 dal Fronte Polisario come stato indipendente, rappresenta a livello istituzionale il movimento di opposizione all’occupazione marocchina del Sahara Occidentale. Tre anni fa il parlamento svedese aveva votato una mozione generale sulla politica estera nella quale si invitava a riconoscere la Rasd, ma il governo conservatore di allora non vi aveva dato seguito. Con la vittoria dei socialdemocratici la questione è tornata di attualità, soprattutto dopo il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte di Stoccolma. La Svezia sarebbe in tal modo il primo paese europeo a riconoscere la Rasd che, va ricordato, è membro dell’Unione Africana ed è stata riconosciuta da diversi paesi del Sud del mondo, latinoamericani in particolare. L’Ambasciata svedese a Rabat tuttavia, nel tentativo di non suscitare tensioni, ha voluto precisare che la questione è solo in fase di studio e che nessuna decisione è ancora stata presa.

Spiragli fra le tensioni
La reazione del governo di Rabat di boicottare le imprese svedesi ha suscitato un vivo interesse nella stampa marocchina e internazionale. Da segnalare la presa di posizione dello scrittore francese di origine marocchina, Tahar Ben Jelloun, che invita il governo ad usare diplomazia anziché minacce e ritorsioni. Ma Rabat si scopre improvvisamente priva di ambasciatore a Stoccolma da diversi anni. Per questo una delegazione di esponenti dei partiti di sinistra marocchini, guidata non a caso da una donna, per dimostrare che il paese non è da meno sulla strada dell’emancipazione femminile, si recherà questa settimana a incontrare i colleghi svedesi. L’intenzione è di convincere Stoccolma a rimandare la decisione sul riconoscimento della Rasd.

Questione non solo d’immagine
Il boicottaggio della Svezia rimane però un serio colpo all’immagine che del paese il re Mohammed VI si sforza di dare: un islam tollerante, aperto alla modernità e verso l’esterno. Non solo i suoi sudditi dovranno attendere per armeggiare i famosi attrezzi di Ikea, mentre al Cairo li sperimentano già da due anni, ma lo stop alla società svedese, negli stessi giorni in cui la Volvo Maroc è stata sfrattata dalla sua sede storica a Casablanca, getta un’ombra sulla capacità del Marocco di attrarre nuovi investimenti esteri.