Dopo le elezioni politiche e presidenziali dell’ottobre 2024, il Mozambico è a un bivio. Questa è l’impressione più forte che ho ricavato durante la missione effettuata dalla Commissione esteri della Camera a Maputo, dal 28 al 30 luglio.
Come è inevitabile per un movimento che festeggia i 50 anni ininterrotti al potere, la stella del Frelimo si è appannata. Si tratta di un processo di erosione del consenso, naturale in democrazia, che fa sì che in Sudafrica l’African National Congress (ANC) non abbia più la maggioranza assoluta dei voti e che in Botswana l’opposizione abbia vinto le elezioni per la prima volta dopo 58 anni, aprendo una transizione pacifica.
Le metamorfosi dell’opposizione
Tra i catalizzatori di questo processo ci sono stati i cambiamenti avvenuti all’interno delle opposizioni. La Renamo, indebolita dalla morte del suo padre-padrone Alfonso Dhlakama nel 2018 e dal crescente consociativismo con il Frelimo, è stata prima insidiata poi soppiantata da altre forze e figure di opposizione.
In particolare, il pastore pentecostale, ingegnere di formazione e impiegato di banca di professione Venancio Mondlane, con il suo talento comunicativo, ha generato speranza e mobilitato migliaia di sostenitori attraverso i social network.
Non è possibile sapere se abbia effettivamente vinto le elezioni come ha dichiarato a poche ore dalla chiusura delle urne, oppure se abbia raccolto solo un quarto dei voti, come ha stabilito il Consiglio costituzionale del governo.
In ogni caso Mondlane si è affermato come il principale, se non l’unico oppositore del governo, credibile perché a differenza degli altri rifiuta la cooptazione e perché perseguitato dall’esecutivo.
Le colpe del Frelimo
Ma certamente il Frelimo dovrebbe incolpare innanzitutto sè stesso per la sfiducia, la rabbia e la delusione generata tra i cittadini. È un gruppo giudicato unanimemente come corrotto, accusato di depredare il paese delle ingenti ricchezze minerarie e naturali, incapace di una reale apertura che superi i riti interni di stampo sovietico con cui il Comitato centrale trasmette potere e ricchezza.
Il colpo definitivo alla credibilità del Frelimo è venuto dalla decisione di lasciare che, durante le proteste seguite alla proclamazione dei risultati elettorali, le forze armate sparassero e si accanissero contro la popolazione civile che manifestava inerme, provocando centinaia di morti e migliaia di feriti. Un esito impensabile per il Mozambico, e disperante.
Probabilmente il Frelimo non è quel blocco coeso che appare: c’è chi racconta di una divisione crescente tra due ali del partito. Da un parte quella composta dai veterani della guerra di indipendenza, seguaci degli ex presidenti Joaquim Chissano e Armando Guebuza, più aperti alla necessità di un dialogo. Dall’altra i sostenitori di Filipe Nyusi, capo di stato dal 2015 fino all’ultima legislatura che si è conclusa lo scorso gennaio, più spregiudicati e duri.
Ci sono poi i resoconti allarmanti di una crescente convergenza di interessi tra esponenti del Frelimo e reti criminali di trafficanti di armi, pietre preziose, droga.
Quali margini per il dialogo
Nel tentativo di pacificare gli animi, assorbire o addomesticare le proteste, e probabilmente influenzato dall’ala trattatista del suo partito, a partire da febbraio il nuovo presidente Daniel Chapo ha incontrato due volte Mondlane e promosso un processo di dialogo nazionale.
Chapo ha annunciato la creazione di un comitato per il dialogo inclusivo, incaricato di redigere profonde riforme istituzionali e amministrative per migliorare la vita dei cittadini e ridurre la povertà.
Nonostante gli aiuti internazionali e le ingenti risorse minerarie e e energetiche scoperte da 15 anni a questa parte, il Mozambico resta uno dei dieci paesi più poveri al mondo.
In questi mesi si decide come il paese affronterà la inevitabile transizione da un regime a partito unico de facto. L’esito non è per nulla scontato: il paese può scegliere la strada di una condivisione graduale del potere, come sta avvenendo in Sudafrica, oppure può imboccare la strada del ricorso alla violenza e alla repressione su cui si basa la permanenza al potere e allo ZANU-PF in Zimbabwe, oppure ancora può trasformarsi in uno stato nelle mani di gang criminali come avvenuto per la Guinea Bissau.
L’Italia guidi il dialogo col Frelimo
All’interno dell’evolversi delle relazioni con nuovi e vecchi attori (gli Stati Uniti che riducono l’aiuto allo sviluppo; Cina, Russia e India che approfondiscono le relazioni e gli strumenti di cooperazione) l’Italia resta uno dei paesi partner occidentali con più capacità di comprendere le dinamiche in atto nel paese e con più leve per influenzare l’esito della transizione in corso, non ultimi gli ingenti investimenti nel settore estrattivo che riguardano imprese italiane, ENI e SAIPEM in testa.
Tra agosto e settembre si definirà chi parteciperà al dialogo nazionale (Mondlane è per ora escluso e la Procura della Repubblica solo pochi giorni fa lo ha incriminato per pesanti reati) e che tipo di atteggiamento il nuovo presidente avrà rispetto alla richieste di contrasto alla corruzione e ai traffici illegali che coinvolgono esponenti del suo stesso partito.
Il nostro paese può guidare un tentativo di dialogo e influenza nei confronti del Frelimo che coinvolga gli altri paesi occidentali presenti in Mozambico. L’esito di questa iniziativa è incerto ma, dati i rischi di vedere sprofondare il Mozambico nel caos o preda di reti criminali, vale la pena di essere tentato.
*deputata del Partito democratico (PD), vice presidente della Commissione affari esteri e comunitari della Camera