La classifica 2009 dei paesi
Un nuovo studio, curato dalla Mo Ibrahim Foundation, al suo terzo anno di pubblicazione, presenta per la prima volta la classifica dei paesi africani “meglio governati”. In testa Mauritius, Capo Verde, Seychelles, ultima la Somalia.

La nuova graduatoria 2009 dei paesi africani in materia di buon governo, promossa dalla Mo Ibrahim Foundation dell’imprenditore filantropo sudanese Ibrahim Mo, rivela un netto primato delle isole africane. Occupano, infatti, i primi posti, e Mauritius, con 82,8 punti, in una scala che va da 0 a 100. Seguono Capo Verde, che si aggiudica 78 punti, e le isole Seychelles, con 77,1. La prima economia africana, il Sudafrica, si piazza, invece, al quinto posto con 69,4 punti dopo il Botswana (73,6) e prima della Namibia (68,8).

Il Ghana, unico paese dell’Africa dell’ovest a figurare tra i primi dieci della classifica, è settimo con 66 punti. Per quanto riguarda l’Africa del Nord, solo la Tunisia è riuscita a piazzarsi tra i primi dieci, con un punteggio pari a 65,8. Ultimo posto alla Somalia, paese del Corno d’Africa sprofondato, nel 1991, nella completa anarchia, da allora, senza una amministrazione statale funzionante.

Pubblicata martedì scorso, lo studio giunge al suo terzo anno. Novità di quest’anno: l’ingresso in graduatoria di tutti i 53 paesi del continente, anche quelli nord africani che prima non erano stati presi in considerazione.
Quattro i parametri presi in considerazione per il calcolo dell’indice (The Ibrahim Index of African Governance): sviluppo umano, partecipazione politica e diritti umani, sicurezza e stato di diritto, creazione di opportunità economiche sostenibili.

In un’intervista rilasciata al portale africano allafrica.com, Ibrahim Mo, ideatore della classifica, ha ribadito come il problema principale che ostacola lo sviluppo del continente nero sia la governance, ossia il buon governo, affermando la necessità di creare situazioni o occasioni che spingano la società a dibattere sulla questione.

La determinazione del valore dell’indice ha coinvolto accademici ed intellettuali africani provenienti da diverse istituzioni universitarie e di ricerca, tra cui l’American University in Cairo, il Consiglio per lo Sviluppo della Ricerca in Scienze Sociali in Africa del Senegal, oltre all’Institut de Recherche Empirique en Economie Politique del Benin.