Regime sempre più isolato
Con il recente voto del parlamento il paese ha scelto di ritirarsi dalla Corte penale internazionale che stava per aprire un fascicolo sulle torture e i massacri compiuti dal regime per mantenere il potere. Una decisione che porterà il paese all’isolamento internazionale.

Ultimo della classe, il Burundi intende comunque primeggiare in qualcosa. Ed ecco la trovata: uscire dalla Corte penale internazionale (Cpi). Così il piccolo paese dell’Africa centrale, più che mai tormentato dai suoi stessi demoni, è al mondo il primo Stato a decidere di ritirarsi dalla Cpi.
Tutto si è fatto molto in fretta. La decisione, votata dal parlamento, è del 12 ottobre: 94 voti a favore e 14 astensioni. Un voto massiccio, dunque, dell’assemblea nazionale, per ritirarsi dal trattato di Roma che istituisce la Cpi. E sull’onda, due ore dopo, il testo della decisione arrivava sui banchi dei senatori burundesi che lo adottavano all’unanimità. Viva la democrazia totalitaria!

E così ci troviamo costretti a ricordare che, lo scorso aprile, la Cpi aveva aperto un fascicolo preliminare: il comitato dell’Onu contro la tortura, aveva pubblicato un rapporto agghiacciante e, di slancio, il Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Onu aveva deciso di creare una Commissione internazionale d’inchiesta sulle violenze commesse in Burundi. La morsa si era stretta dunque contro Bujumbura ed è per il timore di ritrovarsi davanti alla Cpi che le autorità burundesi hanno deciso di ritirarsi, prima che il procuratore generale apra un fascicolo, dato che le inchieste – questo il parere della società civile – hanno mostrato chiaramente che ci sono stati crimini di tortura e di massa.

Abbandonare la Cpi, però, è una brutta decisione che non fa che consacrare l’impunità di potenti criminali. Una decisione, triste dirlo, che è tagliata su misura. Il potere a Bujumbura dice, infatti, che bisogna fare il possibile per proteggersi. La situazione in Burundi è, a dir poco, difficile. Contestato in casa, accusato di violazioni massicce dei diritti umani, intrappolato dalle sanzioni internazionali, il regime burundese quale legittimità può avere?

Addio comunque Cpi! Ma il voto per l’uscita del loro paese dalla Cpi, però, significa che i parlamentari burundesi hanno scelto la strada dell’isolamento internazionale.

Determinazione suicida? Loro vorrebbero semplicemente che si lasci definitivamente in pace il presidente Pierre Nkurunziza. Ma non sarà così semplice…

Ma mettersi al bando della comunità internazionale non è forse riconoscere la propria colpevolezza? E poi, cacciare i rari testimoni ancora nel paese e ritirarsi dalla Cpi, significa che Nkurunziza si dà i mezzi per continuare i suoi massacri a porte chiuse e in tutta impunità. Il Burundi che diventa un buco nero sul pianeta? C’è da averne paura, anche perché la comunità internazionale continua a blandire il potere burundese. Anche semplicemente perché il Burundi non è la Libia o la Siria, agli occhi delle grandi potenze non rappresenta alcun interesse economico o geostrategico. Chi rischierebbe un impegno militare, visto che il Burundi non ha risorse da sfruttare per finanziare una guerra o mirabolanti mercati di ricostruzione per il dopoguerra?

E ora chi verrà a salvare il povero polo burundese che soffre il martirio per il semplice fatto che il presidente è assetato di potere, sostenuto da un esercito tribale formato di milizie uscite dalla macchia? Dove vuole arrivare il presidente Nkurunziza? Dopo la sua contestata elezione lo scorso anno per un terzo mandato, sembrava aver deciso un ripiegamento su sé stesso. Diffida anche dei suoi vicini africani. Ma quanto potrà durare in queste condizioni? Come se la caverà quando i rari partner che gli rimangono, chiuderanno tutti il rubinetto dei finanziamenti? Non basta abbandonare la Cpi. Bisognerà pure garantirsi un futuro! Anche perché non è solo la Cpi atta a giudicare gli ex presidenti dal passato opaco.