Conflitti africani

Secondo gli studiosi sono in atto nel continente almeno 13 situazioni conflittuali di varia intensità. Oltre alla presenza di numerosi eserciti irregolari, stranieri e di mercenari, si è calcolato che i flussi finanziari illegali dall’Africa ammontino (cifra sottostimata) a circa 50 miliardi di dollari all’anno.

Date le immense ricchezze presenti sul suo vasto territorio, il continente africano è oggetto di forti interessi economici sin dall’inizio dell’epoca moderna, quando i portoghesi di Enrico il Navigatore, nel secolo XVI cominciarono a percorrerne le coste atlantiche. La successiva colonizzazione, affermatasi soprattutto nel secolo XIX, e la decolonizzazione avvenuta in quello seguente hanno sottoposto l’Africa a uno stress geopolitico di cui si osservano ancora in pieno le conseguenze. Una diffusa instabilità la percorre, seppure in modi e forme differenti, da nord a sud: guerre, crisi, terrorismo, dittature e quant’altro affliggono gran parte degli stati africani. Le cosiddette “primavere arabe” hanno prodotto una diffusa instabilità nel Nordafrica, che si va a sommare alla criticità pluriennale dell’area del Corno, con effetti anche in quella subsahariana. Il Sipri (l’Istituto internazionale per la ricerca sulla pace di Stoccolma) calcola che nel decennio 2001-2010 nel Corno d’Africa vi siano stati, a fronte di soli 5 scontri interstatali, ben 77 conflitti non statali, con il coinvolgimento di paesi vicini come l’Etiopia e il Kenya. Permangono, inoltre, situazioni conflittuali nella Rd Congo, dove da anni diversi paesi di quella fascia sono coinvolti in scontri e tensioni apparentemente senza fine.

Conflitti in atto.
Tra guerre, aree di crisi e atti di terrorismo, in Africa sono numerosi i conflitti in atto: si calcola che solo dal 1° gennaio al 19 settembre 2015 vi siano stati ben 11.423 episodi di violenza armata in tutto il continente, mentre per l’intero 2014 si è arrivati a ben 16.852.

Gli studiosi spesso si dividono sulla definizione di guerra e sul numero di vittime necessarie per poterle considerare tali: oltre 200 o mille morti l’anno? Possiamo dire che oggi sono in atto 13 situazioni conflittuali di varia intensità: due nel Nordafrica (Egitto e Libia) e 11 nell’Africa subsahariana (Repubblica Centrafricana; Etiopia; Nigeria-regione del Delta; Nigeria-Boko Haram; Sudan; Sudan-Darfur; Sud Sudan; Rd Congo; Mali-Sahel; Somalia; Uganda). Altri conflitti armati, con un numero minore di vittime, li troviamo, ad esempio, in diversi altri paesi, come la Tunisia o l’Algeria. Se si calcolano i conflitti interstatali, quelli tra due gruppi armati organizzati, gli atti di violenza unilaterale da parte di forze armate regolari o irregolari contro civili, vediamo che gran parte dell’Africa ne è afflitta.

Vi sono vere e proprie guerre, guerriglie, azioni terroristiche più o meno isolate, scorribande di gruppi di banditi, ma quasi tutte accomunate dall’uso prevalente di armi piccole e leggere, che l’allora Segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, aveva definito nel 2000 le vere armi di distruzione di massa. (…)

 

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