AL KANTARA – OTTOBRE 2017
Mostafa El Ayoubi

Che fine ha fatto l’autoproclamato gruppo Stato islamico (Is)? Nato nel 2014, dopo aver occupato una parte di Siria e Iraq, quel movimento salafita estremista sembrava destinato a esportare il suo “califfato” verso l’Africa, l’Asia e persino l’Europa. Diversi governi, istituzioni internazionali e in seguito molti grandi media hanno a lungo suonato l’allarme di un pericolo globale imminente rappresentato dall’Is, chiamando a una mobilitazione politica e soprattutto militare per salvare il mondo.

Oggi l’Is è alla canna del gas. Ha perso le sue roccaforti di Raqqa e Deir ez-Zor in Siria e di Mosul in Iraq, che erano il nucleo del suo “stato islamico”. Ma i dubbi sulla nascita e la proliferazione del movimento rimangono. Chi l’ha creato, finanziato, sostenuto? Ha avuto rapporti con i servizi segreti di paesi sovrani?

Gli analisti geopolitici hanno fornito risposte documentate a questi dubbi, rimarcando la responsabilità delle monarchie del Golfo, della Turchia e di governi di Usa, Regno Unito e Francia; per questo motivo sono stati – a torto – tacciati di essere dei complottisti. In realtà i paesi indicati avevano un interesse comune: contrastare l’emergente Iran, considerato un intralcio alle loro strategie geopolitiche/militari e geo-economiche nel mondo arabo.

La storia ha dimostrato il connubio tra gli Usa (attraverso la Cia) e al-Qaida negli anni ’80 contro i sovietici in Afghanistan. I terroristi di Bin Laden riuscirono insieme ai talebani a “liberare” Kabul. Oggi, ironia della sorte, sono stati i russi a impedire all’Is e ad altre organizzazioni terroristiche – tutte figliastre di al-Qaida – di conquistare Damasco.

La Russia, entrata in scena nel 2015 in difesa dei suoi interessi in Medioriente (insieme al suo alleato Iran), è stata l’autrice principale della sconfitta dell’Is, di al-Nusra e altri gruppi della stessa famiglia. La liberazione di Aleppo nel dicembre 2016 ha segnato l’inizio del declino dei gruppi terroristici in Siria e di conseguenza anche in Iraq. Gli Usa avevano capito che l’Is stava fallendo nella sua missione e quindi non serviva più. Perciò gli americani e i loro alleati si sono affrettati a partecipare alla liberazione di Mosul, il luglio scorso: per segnalare all’opinione pubblica internazionale di avere contribuito alla sconfitta del terrorismo.

L’Is è sconfitto, ma non sparirà del tutto. I suoi militanti sono sparsi a macchia di leopardo in Siria, Iraq e altre parti del Medioriente e dell’Africa, compresa quella subsahariana dove si parla sempre di più della presenza di cellule terroristiche legate a questo movimento.

L’Is ha perso la sua potenza militare ed è destinato ormai a entrare in clandestinità (fino a una nuova mutazione!). I suoi combattenti – meno numerosi di prima – stanno adottando altre forme di terrore, in particolare gli attentati. L’Europa purtroppo lo sta scoprendo a sue spese. I jihadisti, compresi i foreign fighters europei, stanno intensificando le loro operazioni terroristiche in diverse città del vecchio continente.

Anni fa, i tanto criticati “complottisti” avevano avvisato, invano, i governi occidentali del boomerang del terrorismo. Questi governi sono oggi i responsabili morali della morte di donne, bambini e uomini innocenti, in Europa come in Medioriente e in Africa.

Mosul

È il nome che diedero gli arabi musulmani all’antica Ninive. La città è stata strappata all’Is nel luglio 2017 dopo otto mesi di battaglia. Le Nazioni Unite stimano che per rimettere in funzione le principali infrastrutture sarà necessario più di un miliardo di dollari.

Nella foto: le rovine della moschea di Mosul.