Era inevitabile che nel corso del maledetto anno che ci siamo lasciati alle spalle il tema dell’immigrazione passasse in second’ordine nell’agenda politica e nel dibattito pubblico.

Ma c’è un piccolo dettaglio che non mi va giù e merita quanto meno di essere rilevato, prima di archiviare la vicenda che ha avuto di gran lunga più risalto in materia di regole e diritti dei migranti.

Mi riferisco allo scandalo dell’esame pilotato in favore del calciatore Luis Suárez all’Università per stranieri di Perugia, per consentirgli di ottenere, in fretta e furia, la cittadinanza italiana mentre la Juventus ne stava trattando l’acquisto.

Ormai sappiamo tutti com’è andata. Rettore e docenti di quell’ateneo si sono fatti in quattro, un po’ per soggezione e un po’ nella speranza di trarne vantaggi, per favorire con escamotages truffaldini la richiesta pervenuta da un manager juventino, Fabio Paratici. Una professoressa più zelante e tifosa degli altri, volendo spiegare ai colleghi perché non si poteva dire di no, è giunta ad affermare: «Paratici conta più di Mattarella».

Il messaggio è giunto forte e chiaro a milioni di cittadini stranieri: le regole valgono solo per i poveri, ai ricchi invece è consentito di infischiarsene.

Del resto nel 2020 il governo non è riuscito neanche a modificare il decreto Salvini che estendeva da due a quattro anni il tempo a disposizione del Viminale per rispondere alle richieste di naturalizzazione presentate dagli aventi diritto. Né tanto meno il governo si è mosso per varare lo ius culturae che consentirebbe di naturalizzare tanti giovani figli di immigrati nati in Italia o giunti al compimento del ciclo di studi.

Vengo al dettaglio, a mio parere colpevolmente sottovalutato. Com’è noto la Juventus, dopo aver mosso mari e monti, appreso dell’apertura di un’inchiesta giudiziaria, ha rinunciato all’acquisto del calciatore e ha smesso di fare pressioni indebite.

Ma agli atti risulta che nonostante ciò, per eccesso di zelo, alti dirigenti del ministero dell’interno hanno continuato a telefonare a Torino facendo sapere che la corsia preferenziale era stata approntata. Perfino delusi di venire all’improvviso ignorati.

Ebbene, chiunque abbia avuto a che fare anche solo con un Ufficio stranieri della Questura conosce bene le prassi arbitrarie e i favoritismi, per non dire di peggio, che lì si verificano tutti i giorni. Il caso Suárez ha evidenziato che i funzionari locali non fanno altro che seguire una prassi legittimata dai più alti funzionari del Viminale.

Intanto che a Perugia la giustizia fa il suo corso, sarebbe bene che anche la ministra Lamorgese assumesse i provvedimenti del caso. Il pesce puzza dalla testa.    


Ius culturae

Prevede che possa ottenere la cittadinanza il minore straniero, nato in Italia o entrato nel nostro paese entro il 12° anno di età, purché abbia frequentato regolarmente per almeno 5 anni uno o più cicli di studio o seguito percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali per conseguire una qualifica professionale.