43 le pellicole in concorso
Dal 27 giugno al 4 luglio il cinema africano si incontra a Zanzibar, per la XII edizione del Zanzibar International Film Festival. La lotta alla diffusione dell’Aids tra gli argomenti centrali. Numerosi gli eventi collaterali creati a margine del festival.

Siamo ben lontani dalle sfilate sul tappeto rosso del Festival del Cinema di Cannes o dalla serata per la consegna degli Oscar ad Hollywood. Meno mondanità e più partecipazione popolare: questo è lo Ziff,  lo Zanzibar International Film Festival (ZIFF), dal 27 giugno al 4 luglio, giunto ormai alla sua 12° edizione.

Tema principale quest’anno è il legame tra media, popolazione e ambiente. Ma più che altro sono i giovani i veri protagonisti del festival: per loro ci sono proiezioni specifiche, realizzate per un pubblico giovanile di diverse fasce di età, oltre ad essere proiettate pellicole che hanno come filone principale il ruolo dei giovani nel rilancio del continente. Numerosissimi gli eventi collaterali, tutti pensati per la popolazione locale. Molti gli spazi culturali di discussione e di incontro, dove il tema dell’Aids e la sua diffusione, diventano un importante momento pedagogico.
Ziff, eventi

In programma anche percorsi formativi anche sulla condizione delle giovani donne. Poi gli eventi musicali: un’occasione per esprimere anche forme di contestazione nei confronti della politica, incapace di offrire soluzioni alternative all’emigrazione per i giovani. A proposito di emigrazione, alcune pellicole tentano proprio di spiegare alla popolazione locale quanto accade una volta usciti dal paese. Un punto di vista tutto africano di un tema spesso monopolio dei paesi del Nord del mondo.

Tra i film in concorso, spiccano le produzioni sudafricane, che, grazie a maggiori budget a disposizione, sono in grado di curare aspetti dai costi più alti, come la fotografia. Ma molte sono anche le pellicole che giungono da Camerun, Kenya, Zimbabwe e Repubblica Democratica del Congo. Il film festival di Zanzibar, si concluderà sabato 4 luglio, con la cerimonia per la consegna dei premi ai vincitori.

Ascolta da Zanzibar la nostra inviata allo Ziff, Michela Trevisan

 


Gli aggiornamenti da Zanzibar:

Ziff: primo premio a Jerusalema, 4/07, di Michela Trevisan

Dohw culture, il cuore dello Ziff, 3/07, di Michela Trevisan

I film dello Ziff 2/07, di Fabrizio Colombo


Ziff: l’edizione 2008


Dohw culture: il cuore dello ZIFF

Non esiste un altro luogo in Africa in cui un festival come lo ZIFF avrebbe lo stesso forte significato. Perché nessun altro luogo come questa piccola isola che guarda la costa tanzaniana, racchiude in sé tante diverse culture e linguaggi espressivi. E li fonde insieme in un meraviglioso cocktail: la Dohw culture.

Lo ZIFF è l’immagine di questa popolazione nata dalla mescolanza tra indiani, arabi e africani. Una voce che parla la morbida lingua kiswaili.
Quella che noi occidentali chiamiamo integrazione, intercultura e dialogo intereligioso, quì sono una realtà da tempo. Lo si vede per le strade di Stone Town, dove donne velate e vestite di nero vivono e lavorano al fianco di altre, vestite all’occidentale o nei tradizionali abiti zanzibarini. Lo si vede sui volti: africani con gli occhi a mandorla, i tratti delicati dell’oriente e le labbra carnose dei popoli del vicino continente. Lo si vede nell’arte, nella cucina ricca dei profumi delle spezie, nei costumi, diversissimi tra loro. Lo si ascolta sopratutto, nei suoni armoniosi del kiswaili, che unisce India, Arabia e Africa.

Per questa popolazione lo ZIFF è un momento importante. Perché non è un festival “di gala”, ma pensato, voluto e realizzato per la gente del posto, dalla capitale ai villaggi più isolati, fino alle altre due grandi isole dell’arcipelago: Pemba e Mafia.
Un’occasione unica di incontro, confronto e riflessione dietro alla quale c’è un preciso impegno educativo. In un’isola in cui non esiste alcuna sala cinematografica, dove pochi godono del privilegio della televisione in casa, dove l’energia elettrica non è assicurata nemmeno a Stone Town, il cinema rappresenta davvero un importante veicolo di informazione, di conoscenza e di comunicazione. Per le donne, sopratutto, per i bambini e per i giovani, i più curiosi, attenti e coinvolti in questo evento.

Sono loro la maggioranza del pubblico che ogni sera affolla lo spazio all’aperto dell’anfiteatro realizzato nel vecchio fortino arabo, nel cuore di Stone Town. E a loro è indirizzato il messaggio più forte di questa XII edizione: la diffusione dell’Hiv/Aids tra paura e pregiudizi, le gravidanze precoci e la neccessità di tutela dell’infanzia e della maternità, e ancora la politica, con la rabbia e la frustazione di un’intera generazione di giovani condannati a crescere senza futuro, ma anche con una straordinaria capacità di lottare, con determinazione e coraggio, per cambiare lo stato delle cose. Con il linguaggio del cinema e con quello ancor più universale della musica, che esplode dal vivo ogni sera al termine delle proiezioni.