PAROLE DEL SUD – settembre 2011
Giampietro Baresi

«Poteva essere una svolta a destra, invece è prevalsa la via di mezzo». Con questa frase, Sérgio Ricardo Coutinho, brasiliano, docente di storia all’Università di Brasilia e professore di storia della chiesa all’Istituto São Boaventura della stessa città, ha riassunto la sua valutazione dell’assemblea della 49a Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) del maggio scorso. È stata un’assemblea speciale, perché è stata scelta la nuova dirigenza e sono state formulate le direttrici pastorali per i prossimi quattro anni.

Una frase del genere, che ha un chiaro sapore politico, può sorprendere molti se è usata nel campo ecclesiale. Da storico qual è, Coutinho si è limitato a esprimere il suo giudizio sulla posizione della chiesa nel contesto sociale. Evidentemente, egli non fa parte della maggioranza degli analisti politici che considerano ormai sorpassata la divisione in “destra” e “sinistra”. Al contrario, egli concorda con il politologo italiano Norberto Bobbio nell’intendere per “sinistra” la posizione di coloro che, a livello socio-politico, sono schierati a favore dei più deboli nella società. Assunta questa accezione di “sinistra”, che richiama da vicino l’evangelica scelta preferenziale dei poveri, è lecito per uno storico fare una valutazione su come la chiesa brasiliana si sia posta – e tuttora si ponga – in termini di lotta per i diritti degli ultimi nella società.

«Poteva essere una svolta a destra». Cioè: esisteva il pericolo che la chiesa in Brasile cambiasse rotta. Dopo il Concilio Vaticano II (1962-1965) e la riunione del Consiglio episcopale latino-americano di Medellín (Colombia, 1968), essa aveva spezzato la sua secolare alleanza con la classe dominante, facendo la “scelta dei poveri”, dando appoggio alla linea elaborata dalla Teologia della liberazione (Tdl), stringendo alleanze con i movimenti popolari, privilegiando le comunità ecclesiali di base e onorando i suoi molti martiri, vittime della rabbia degli antichi alleati.

Una possibile “svolta a destra” aveva le sue ragioni. Tra queste, va ricordata la crescente pressione del Vaticano, preoccupato del cammino intrapreso dalla chiesa in America Latina, soprattutto in Brasile. Giovanni Paolo II, condizionato dalla sua esperienza del comunismo, e il card. Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, allarmato dalle novità della Tdl (vedi le due istruzioni, Libertatis Nuntius, 1984, e Libertatis Conscientia, 1986, in cui si considerava che, nonostante la vicinanza della chiesa cattolica ai poveri, la tendenza della Tdl ad accettare postulati marxisti e di altre ideologie politiche non era compatibile con la dottrina sociale della chiesa), ordinarono l’alt e la retromarcia.

Dagli anni ’80 del secolo scorso, mai più vescovi simpatizzanti con la Tdl; stretto controllo dei professori di teologia e dei formatori nei seminari; totale appoggio ai nuovi movimenti ecclesiali, nostalgici del passato; esortazioni ai vescovi a non entrare in urto con i governanti, dittatori compresi… Un tragico esempio fu il consiglio di Giovanni Paolo II a mons. Óscar Romero, vescovo di El Salvador, difensore del popolo contro i soprusi dei militari: «Sia prudente, faccia denunce circostanziate… E poi, cerchi di andare d’accordo con il governo». Non sono in pochi a pensare che quelle parole furono interpretate dal regime al potere a San Salvador come un segnale dell’isolamento del vescovo salvadoregno, favorendo, in un certo qual modo, il suo assassinio il 24 marzo 1980. Si dice che Giovanni Paolo II, negli ultimi anni della sua vita, abbia confessato: «Ho combattuto la dittatura del comunismo. Oggi vedo che sta avanzando la dittatura del danaro», scoprendo troppo tardi ciò che in America Latina si sapeva tragicamente da decenni.

«È prevalsa la via di mezzo». Questo ha causato un sospiro di sollievo da parte di chi ha investito tutta la sua vita a servizio di una chiesa coraggiosamente profetica, e anche di chi, fuori della chiesa, apprezza il sostegno che essa dà alle cause popolari. La scelta, totalmente democratica, della nuova direzione della Cnnb e dei responsabili delle varie commissioni garantisce che ci sarà spazio per chi vuol continuare con il coraggio di sempre a difendere i diritti dei più deboli: indios, neri, emarginati della società e dimenticati dalla politica, lavoratori agricoli, operai, ecc.

È questo il più significativo contributo che la chiesa del Brasile offre alla chiesa cattolica, nata da colui che iniziò la sua missione proclamando – senza “via di mezzo” – di essere stato mandato «per annunciare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione… per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore» (Lc 4,18-19).