La scelta di Expo dei popoli
Non lasciare tutta la scena all’agrobusiness né farsi schiacciare dalla fiera. Farsi invece sentire e fare proposte nel segno della sovranità alimentare e ambientale. Ne parliamo con Giosuè De Salvo, portavoce Expo dei popoli.

«Se l’evento fieristico riesce ad innescare un dibattito su come gestire il pianeta in modo sostenibile (sostenibilità piena: ambientale, sociale, economica) e quindi su come garantire i diritti fondamentali legati al cibo e alle risorse naturali, la società civile deve essere parte del dibattito. L’Expo dei popoli non vuole lasciare tutto lo spazio mediatico ad un certo tipo di settore privato, cioè all’agrobusiness, alle multinazioni (Coca Cola, Mac Donald, Nestlé…) ai governi, in gran parte schierati con l’agrobusiness». Nelle parole di Giosuè De Salvo, portavoce dell’Expo dei popoli, la scelta è quella del confronto. Una scommessa che coinvolge oltre cinquanta realtà tra cui Mani Tese, Pax Christi, Consorzio Ctm Altromercato, Terre di Mezzo, Amref, Slow Food.

Ma la società civile non arriva compatta di fronte a Expo 2015. Dentro la fiera c’è uno spazio, Cascina Triulza, che viene gestito dalla società civile lungo tutti i sei mesi, maggio-ottobre, della manifestazione. Ad oggi vi hanno aderito una cinquantina di associazioni e organizzazioni non governativa. Tra queste Arci, Acli, Oxfam, ActionAid e Fondazione Acra-Ccs stanno sia dentro questo spazio sia in Expo dei popoli.

Che cosa significa questa biforcazione?
Cascina Triulza ed Expo dei popoli sono due progetti legittimi e per certi versi complementari della società civile italiana, che però hanno modalità di coinvolgimento nettamente diverse.

La scelta di tenere l’evento centrale di Expo dei popoli, cioè il Forum di giugno, nella Fabbrica del Vapore, quindi fuori dal territorio Expo, significa anche sottolineare la nostra indipendenza e la nostra distanza dall’Expo ufficiale in quanto evento fieristico. Dell’Expo vogliamo cogliere le opportunità in termini di comunicazione, ma rappresentiamo altro.

Volete confrontarvi senza confondervi?
Perseguendo un progetto di natura politica, ci presentiamo come nodo italiano di una rete internazionale della società civile organizzata e dei movimenti contadini. Solo noi al momento abbiamo l’obiettivo di dare voce ai popoli e ai movimenti sociali contadini. I piccoli contadini sono coloro che sfamano effettivamente il pianeta e nel contempo subiscono le ingiustizie strutturali di questo modello di sviluppo.

Nella società civile c’è anche una terza posizione, quella di coloro che sostengono che non bisogna compromettersi con l’Expo perché è la fiera delle multinazionali, responsabili della crisi dei sistemi agroalimentari. È così?
È chiaro che all’Expo saranno le multinazionali ad avere il tono di voce più alto perché l’esposizione universale è la rappresentazione del mondo di oggi, che noi Expo dei popoli vogliamo cambiare. Ma l’Expo è una “bestia” diversa dal G8 o dal G20 o dai summit dell’Organizzazione mondiale del commercio. La strategia di non avere nessun contatto è legittima ma miope. Pur condividendo le critiche a questo modello di sviluppo, noi ci muoviamo diversamente.

Chi parteciperà al Forum del 2-6 giugno e che cosa produrrà?
Vi parteciperanno reti di associazioni internazionali di produttori di cibo (agricoltori, pescatori, pastori ecc.). L’organizzazione è in divenire e non c’è ancora un programma definitivo: si può seguire l’evolversi della situazione su expodeipopoli.it.

Il Forum produrrà un documento di proposte frutto dell’elaborazione del messaggio dell’Expo dei popoli: “Non può esserci sicurezza alimentare senza sovranità alimentare; e non ci può essere protezione della biodiversità e lotta al cambiamento climatico senza una sovranità ambientale”.

Oggi c’è un deficit di democrazia in campo alimentare: poche multinazionali decidono per tutti e controllano quasi tutto. Va aumentato il tasso di partecipazione delle comunità locali nelle decisioni che riguardano l’accesso, la gestione e il controllo delle risorse naturali.

Che cosa rispondete a chi obietta che il vostro è un approccio ideologico?
Studi scientifici e riflessioni di alto livello sono giunti a questa conclusione: l’attuale sistema agroalimentare va ripensato da capo a piedi perché non sostenibile. È anche la raccomandazione di Olivier De Schutter, già relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo.

Intervista estratta dall’ultimo numero di Nigrizia di aprile 2015.

Nigeria e Sudafrica non pervenute

Il diavolo si nasconde nei dettagli. Dell’Expo 2015. E se questi dettagli non sono poi così minuti, ecco che si alimentano dubbi e retropensieri. Scorrendo sul sito della manifestazione l’elenco dei paesi partecipanti, si vede che le nazioni africane aderenti sono 28 ma mancano le due maggiori economie: Nigeria e Sudafrica.

Se si prova a chiedere il perché di queste defezioni, dall’ufficio stampa dell’Expo parte un fuoco di sbarramento «l’adesione è volontaria, bisogna chiedere a loro perché non hanno aderito». Magari qualche dirigente dell’Expo avrebbe potuto abbozzare una risposta… Proviamo con le ambasciate: non pervenuta quella nigeriana, mentre quella sudafricana dice «le faremo sapere» (quando?). Vien da chiedersi: vetrina troppo costosa? Forse i due colossi africani hanno altre priorità che nutrire il pianeta? Ma Sudafrica e Nigeria non sono il primo e il secondo partner economico dell’Italia nell’Africa sub-sahariana? Vallo a sapere.

Sempre cliccando, si scopre che il Burundi partecipa e che – informa Alfredo Cestari, commissario generale Expo – il presidente Nkurunziza ha pianificato un piano d’intervento ventennale per far crescere l’economia del paese. Abbiamo capito che si tratta di una fiera e, “venghino signori venghino”, ciascuno vende quello che vuole, però ci vorrebbe un po’ di decenza. Il signor Nkurunziza governa da due mandati, non ha pacificato né sviluppato il paese e ora sta facendo di tutto per cambiare la Costituzione che vieta il terzo mandato consecutivo (Nigrizia, febbraio 2015). Il rapporto Onu 2014 sull’Indice di sviluppo umano colloca il Burundi è al 180 posto su 187 paesi: aspettativa di vita alla nascita 54,1 anni, durata media della scolarità 2,7 anni, reddito pro capite annuo 749 dollari.

Infine, tanto per gradire, l’Expo ha tra i partner ufficiali Finmeccanica, l’azienda pubblica che fabbrica e vende armi, e Intesa San Paolo, una “banca armata” che supporta il commercio delle armi. Sono due aziende piene di energia, che poi sia “energia per la vita”, come recita lo slogan dell’Expo, è tutto da dimostrare. (rz)