L’attivista sahrawi in fin di vita
È stata ricoverata in ospedale, Aminatou Haidar, la “Gandhi sahrawi”, in sciopero della fame da oltre un mese. La donna, attivista per i diritti del popolo sahrawi, protesta contro la sua espulsione da parte delle autorità marocchine e contro la Spagna, che ha accettato di accoglierla contro la sua volontà. Mentre i tempi del negoziato si allungano, la Haidar versa in condizioni critiche a Lanzarote.

Una donna sahrawi, Aminatou Haidar, è in sciopero della fame dalla mezzanotte del 15 novembre all’aeroporto di Lanzarote. Si trova nelle Canarie perché vi è stata espulsa dalle autorità marocchine che occupano, parzialmente, il suo paese, il Sahara Occidentale. E’ decisa ad andare fino in fondo, vuole ritornare nella sua città, El Aiun occupata, dai suoi figli, Hayat e Mohamed, dai suoi amici che, come lei, difendono da anni i diritti del popolo sahrawi, senza violenza, malgrado le indicibili violenze che le hanno inflitto da quando venne fatta scomparire a vent’anni, nel 1987, per quasi quattro anni.

Non si è mai data per vinta: violenze, brutalità, minacce non l’hanno mai piegata. Anzi si è messa a difendere i diritti di tutti. Il suo corpo, che ha subito così tante prove, è allo stremo. Oggi è stata ricoverata all’ospedale di Lanzarote perché il suo stato stava peggiorando in modo preoccupante.
La diplomazia è al lavoro, ma i suoi tempi non sono quelli che la dignità di una persona richiederebbe. Il re non vuole perdere la faccia, dopo aver fatto l’errore forse più grande della sua breve carriera di monarca assoluto: ridare visibilità all’ultima colonia africana che attende ancora di esercitare la propria autodeterminazione.

La Spagna, che ha accettato sul proprio territorio Aminatou, priva di passaporto e soprattutto contro la propria volontà, sa di essere la principale responsabile di questa situazione, dopo il Marocco al quale ha ceduto, nel 1975, una parte della sua colonia.
Non si può non reagire al cinismo di un re assoluto e all’amnesia di un governo europeo. E’ difficile avere il coraggio di Aminatou, ma ne basta molto meno per mettere una firma, per pronunciare il suo nome in ogni occasione, per non seppellirlo nel silenzio.