Come si finanziano

Non c’è solo autosostentamento. L’attività di alcuni movimenti è sostenuta economicamente da fondazioni, dalla Chiesa cattolica e da istituzioni, il più delle volte occidentali. «Ma non c’è alcun condizionamento nelle nostre scelte», la difesa dei leader.

A creare dibattito, talvolta polemico, è da sempre il tema spinoso dei finanziamenti alle organizzazioni. Come vivono questi movimenti e da dove prendono le risorse per realizzare le loro iniziative? I collettivi passati in rassegna nel dossier sono tutti nati spontaneamente e vivono di mezzi propri attraverso collette e la messa a disposizione delle competenze dei membri, oltre che dalla vendita delle loro t-shirt. Ma quando non si tratta di sollevare la folla in un particolare momento di mobilitazione e si pensa, invece, a realizzare un progetto più strutturato e a larga scala, ecco allora che si ripropone il problema delle risorse finanziarie.

Dalle ricerche effettuate sui sostenitori di alcuni progetti dei movimenti e dei meeting panafricani, sono emersi tre tipi di attori: quelli legati alla società civile occidentale (ong e fondazioni); le associazioni della Chiesa cattolica e gli attori istituzionali (le ambasciate di alcuni paesi europei, il Programma degli Stati Uniti per lo sviluppo, le agenzie governative per lo sviluppo e l’Unione europea).

Le fondazioni
Open Society Initiative raggruppa le fondazioni tra le più attive nella promozione della buona governance e della democrazia nel mondo. Il suo unico iniziatore e finanziatore è il discusso miliardario americano George Soros. In Africa occidentale è Osiwa a intervenire in 10 paesi sostenendo progetti di partner locali, sia a livello finanziario sia formativo. Secondo quanto dichiara Awa Ba, coordinatrice della fondazione, tra le iniziative citate in questo dossier, Osiwa ha co-finanziato, con l’organizzazione americana Oxfam, il progetto Wax ak sa gox di Y’en a marre (che ha formato e sostenuto economicamente i giovani informatici che avevano aperto il sito mackymetre.com); co-finanziato il vertice di Africtivistes; sostenuto l’associazione Ablogui nel progetto GuinéeVote. In Burkina Faso, sebbene non sia un paese di intervento dell’organizzazione, Osiwa ha sostenuto iniziative della società civile che hanno contribuito alla tenuta di elezioni libere e trasparenti, e intende avvicinarsi a Balai citoyen. Se a volte è Osiwa ad avvicinarsi alle realtà della società civile, molte altre volte sono gli stessi movimenti a sottoporre dei progetti per chiedere un finanziamento. Così ha fatto, per esempio, Y’en a marre.

In Senegal, la notizia ha scatenato polemiche da chi intravede in questo sostegno il rischio del movimento di essere poi condizionato o eterodiretto dall’Occidente. Per chiarire la questione, Fadel Barro parla chiaro: «I soldi ricevuti non finanziano il movimento né remunerano i membri. Sono invece relativi a un progetto specifico. Non riceviamo neanche i soldi direttamente. Siamo comunque noi che imponiamo sempre i nostri princìpi e scriviamo i progetti in funzione delle nostre ambizioni. Non le ong».

Tali informazioni sono confermate da Awa Ba: «Il finanziamento che abbiamo dato a Yem segue tutte le procedure formali dei progetti che finanziamo; parte dei soldi vanno a una ong locale che gestisce il bilancio. Su tutta questa faccenda c’è stata tanta disinformazione. Attraverso finanziamenti accessibili per mezzo di bandi pubblici, noi appoggiamo iniziative di realtà già esistenti e che pensiamo contribuiscano a far avanzare una democrazia inclusiva, a promuovere i diritti umani e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. Wax ak sa gox, per esempio, aiutava i giovani e le donne a prendere coscienza che la loro voce conta e che possono incidere sul governo locale».

L’impegno della Chiesa
I più grandi movimenti sono spesso invitati agli incontri della società civile internazionale. Ma si ritrovano anche in seminari panafricani, come quello tenutosi dal 25 al 29 gennaio 2016 a Ouagadougou, in Burkina Faso. (…)

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*Luciana de Michele è giornalista freelance. Il suo blog: http://africalive.info/

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