Lotta al bracconaggio
Lo studio del codice genetico delle zanne sequestrate ha portato alla scoperta di almeno tre grandi cartelli attivi nel traffico di avorio e all’individuazione del luogo di provenienza e del percorso fatto da ogni pezzo.

La scienza sta arrivando in soccorso agli elefanti africani nella lotta contro il bracconaggio per il commercio dell’avorio. A partire dal 2015 il biologo statunitense di fama mondiale Sam Wasser, dell’Università di Washington, assieme al suo team di ricercatori, ha iniziato a prelevare campioni di DNA dalle zanne rinvenute nei carichi sequestrati, e a realizzare un quadro geografico abbastanza verosimile della catena di approvvigionamento del traffico.

Dagli ultimi risultati dei suoi studi pubblicati la settimana scorsa dalla rivista scientifica Science Advances, emerge che esisterebbero almeno tre grandi cartelli attivi nel traffico di avorio. Uno a Mombasa, in Kenya, uno a Entebbe, in Uganda e il terzo a Lomé, in Togo.

«Gli strumenti utilizzati per produrre questo nuovo documento, legano i cartelli ai carichi sequestrati e viceversa. Questo aiuterà a stringere il cerchio attorno ai trafficanti», ha commentato Wasser.  Lo “Sherlock Holmes” del commercio illegale di specie selvatiche, lavora assieme al suo team in due laboratori in Kenya e Malesia e viene finanziato dalla Paul G. Allen Foundation, dal dipartimento di Stato americano e dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC).

Il team di ricerca ha analizzato l’avorio di 38 grandi sequestri in Africa e in Malesia (uno dei principali porti di scalo del traffico verso l’Asia) e ha scoperto che in 26 dei carichi sequestrati, le zanne avevano una genetica simile. Ciò significa che, ad un certo punto, le coppie di zanne di un singolo animale ucciso vengono spesso separate e messe in diversi carichi gestiti dallo stesso cartello. Incrociando i dati con il luogo del sequestro e la provenienza dei container, si può anche disegnare il percorso fatto dalla zanna.

Con il procedimento scientifico utilizzato da Wasser, si può prendere una zanna qualunque sequestrata in un posto qualsiasi del continente e risalire al luogo dove l’elefante è stato ucciso, con un raggio di errore di 300 km e «a volte si riesce ad arrivare addirittura al parco o alla riserva d’origine», come disse lui stesso in un’intervista rilasciata al New York Times nel 2016.

Al momento, il traffico di avorio rappresenta un’industria enorme, complessa e violenta che secondo diverse stime vale 4 miliardi di dollari all’anno. Un manipolo di cacciatori di frodo provenienti dalle aree più remote e povere attorno alle riserve dei paesi africani, viene pagato per uccidere i pachidermi e, in alcuni casi, la corruzione arriva anche a coinvolgere i rangers. In seguito, la merce passa attraverso una rete di rivenditori e arriva al cartello che la fa partire da porti di paesi diversi da quello di origine. L’avorio viene nascosto in container assieme ad altre merci (legno, cereali, minerali, parti di automobili o fertilizzanti) e imbarcato, spesso con la complicità di autorità portuali corrotte.

Ma è sempre più difficile collegare una spedizione alle società di copertura usate dal cartello, in quanto queste cambiano continuamente la loro sede legale. Anche in questo senso, le informazioni fornite dalle ricerche di Wasser potrebbero rappresentare un punto di svolta, destinato però a restare inefficace senza un maggior coordinamento internazionale nelle indagini.

Nonostante gli sforzi degli ultimi anni nella lotta al traffico d’avorio, i meravigliosi pachidermi continuano ad essere uccisi a centinaia. Secondo le ultime stime del Great Elephant Census, nel continente africano due anni fa ne erano rimasti poco più di 352 mila, suddivisi in 18 paesi (erano 1 milione e 300 mila del 1979) e la popolazione è calata del 30% nei sette anni precedenti, che equivale a 144 mila elefanti uccisi dal 2009 al 2016.

Foto grande: il biologo Sam Wasser.

Sopra: il grafico rappresenta il processo di Wasser per identificare e accoppiare le zanne degli elefanti usando il test del DNA per abbinare le coppie contrabbandate in spedizioni separate.

Le mappe indicano consegne diverse, mostrando posizione, data e peso del sequestro. In questo modo vengono determinate le origini geografiche delle zanne, raffigurate dai cerchi blu.

Usando cerchi rossi, alcune delle zanne recuperate sono state abbinate a una serie di cadaveri di elefanti. La connessione tra coppie di zanne dello stesso animale sono contrassegnate da frecce a due punte. (Wasser et al. 2018/Science Advances)