L’Africa e la famiglia

Il Sinodo dei vescovi sulla famiglia, che si tiene a Roma dal 4 al 25 ottobre, dal tema La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, è chiamato a elaborare soluzioni pastorali che sappiano rispondere ad alcuni aspetti critici dell’istituzione famiglia nella Chiesa e nelle società africane. Tra i temi inaggirabili, le unioni poligame , gli obblighi delle vedove, le coabitazioni e i genitori “single”.

Il sinodo, termine che significa “camminare insieme” dal greco syn-hodos, è un tempo sacro nella storia della Chiesa. È un’opportunità per i cristiani del mondo di riunirsi con i propri pastori per condividere esperienze e preoccupazioni e per affrontarli alla luce della fede. È un tempo in cui celebrare la grazia e la misericordia di Dio che agisce nella vita dei fedeli nel mondo. L’intero corpo di Cristo viene arricchito da tale incontro. Trattandosi di un incontro di menti e cuori ha la potenzialità di trasformarsi in autentico kairòs. Kairòs, antica parola greca, denota un’opportunità giunta nel momento giusto. Non indica semplicemente un punto fisso nel tempo, ma una chiamata dinamica all’azione, a compiere “la scelta giusta” nel momento appropriato.

In senso teologico, il kairòs richiama l’adeguato discernimento di una determinata situazione seguito da un’azione altrettanto giusta. Giovanni Paolo II e, prima di lui, il Vaticano II, hanno descritto questo assunto come la capacità intellettuale-morale di saper leggere i “segni dei tempi”, interpretandoli secondo l’ispirazione del vangelo e agire di conseguenza.

Ciò che il kairòs del sinodo sulla famiglia dice alle Chiese nel mondo è semplicemente questo: che il tempo di agire è ora e riguarda i problemi relativi all’insegnamento cattolico su matrimonio e famiglia sorti negli ultimi decenni. Il processo sinodale, avviato da papa Francesco già nel 2013, è il momento giusto per affrontare tali problemi. Per lunghi anni, questioni pressanti concernenti la famiglia e il matrimonio hanno avuto risposte insufficienti, ricavate dai cosiddetti “princìpi universali” ma astratti.

Spesso le risposte date o le proposte risultavano lontanissime dalle concrete esperienze di vita matrimoniale di troppi cattolici. Apparivano infatti tese a salvaguardare più che altro l’insegnamento tradizionale della Chiesa al riguardo. Ma il fine della Chiesa non è la Chiesa in sé: suo scopo primario è la salvezza delle anime, obiettivo verso cui deve tendere ogni altra cosa. Tuttavia, rispetto a numerose risposte tradizionali a problemi pastorali concreti circa il matrimonio e la famiglia, l’ordine tradizionale pare sia stato inavvertitamente rovesciato e la salvezza umana posta in secondo piano. L’accento posto sulla rigorosa fedeltà al dogma può aver ignorato il messaggio del vangelo che è fondamentalmente messaggio di misericordia, non di regole o leggi da osservare.

Dall’inizio del suo pontificato, Francesco ha sottolineato in vari modi – con la parola e ancor più con gesti – la centralità della misericordia nell’evangelizzazione. Nel suo modo di intendere i princìpi, papa Francesco ha cercato di seguire i passi di Gesù che ha detto “Il sabato è stato istituito per soddisfare i bisogni della gente, non la gente per soddisfare le prescrizioni del sabato” (cf. Mc. 2: 27, Lc. 13: 14-16). Nel suo insegnamento, papa Francesco pone la persona umana al centro, prima dei princìpi, accentuando in tal modo l’importanza dell’esperienza rispetto alle regole astratte. «La realtà è più importante delle idee» (Evangelii gaudium, 231). Per Francesco, «ciò che ci spinge all’azione sono le realtà concrete illuminate dalla ragione». È così che la nuova evangelizzazione a livello globale dovrebbe essere caratterizzata da coraggio e audacia.

Quesiti
Partendo dalla considerazione che il sinodo è un kairòs, vale la pena sollevare alcune domande. Potrà l’assise di Roma essere un momento di grazia, anzi il vero kairòs per l’Africa sui temi del matrimonio e della famiglia? Non è forse giunta l’ora di affrontare apertamente almeno alcune tra le questioni più critiche riguardanti l’istituzione della famiglia nella Chiesa e nella società africana in generale? Se, come cattolici, guardiamo con onestà alla realtà della famiglia nel continente, non incontriamo forse aspetti comportamentali che costituiscono la situazione di una significativa porzione delle famiglie africane, ma che sono tuttora condannati a priori dall’insegnamento della Chiesa? Dal punto di vista dei meri princìpi dogmatici, questi comportamenti potrebbero apparire alquanto disordinati. In ogni caso, per quanto lascino perplessi, sono parte integrante della nostra esperienza esistenziale. (…)

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