Cina-Africa
Nel Libro bianco appena pubblicato da Pechino risulta che la Cina ha stanziato 14,4 miliardi di dollari in aiuti ai paesi esteri nel biennio 2010-2012. Metà di questi finanziamenti è finito nel continente africano. Molte infrastrutture africane sono cinesi. E gli interscambi commerciali coi paesi africani hanno superato i 210 miliardi di dollari.

Giovedì 10 luglio, la Cina ha pubblicato un libro bianco sugli aiuti esteri che Pechino ha fornito ad altri paesi durante il biennio 2010-2012. Secondo il rapporto pubblicato dall’agenzia di stampa Xinhua, la Repubblica Popolare Cinese ha fornito 89.340 miliardi di yuan, l’equivalente di 14,4 miliardi dollari, sotto forma di sovvenzioni, prestiti senza interessi e prestiti agevolati. Oltre la metà di questi sono andati in Africa.

La notizia sottolinea di nuovo l’interesse strategico che Pechino dimostra di avere ormai da anni nei confronti di un continente ricco di risorse e perfetto per alimentare la sua economia in pieno sviluppo. Solo nel 2013 l’interscambio commerciale tra il Celeste impero e i paesi africani ha toccato i 210 miliardi di dollari. Si tratta di una ramificazione di relazioni economiche capillare, infatti, ben 51 su 54 paesi africani hanno usufruito degli aiuti.
Gli aiuti citati dal Libro bianco hanno riguardato prevalentemente due grossi settori (grafico): il 44,8% è andato a progetti economici legati a infrastrutture, come trasporti, telecomunicazioni e strutture per la crescita alimentare. La seconda grande categoria di spesa è stata quella dell’infrastruttura sociale e pubblica (27,6% del totale degli aiuti), che prevede la costruzione di scuole, ospedali e altre opere civili.

Secondo il rapporto, Pechino ha contribuito a risollevare le economie di almeno nove paesi africani poco sviluppati e fortemente indebitati, vale a dire, Tanzania, Zambia, Camerun, Guinea Equatoriale, Mali, Togo, Benin, Costa d’Avorio e Sudan, attraverso 16 prestiti senza interessi per un totale di 1,42 miliardi di yuan (228 milioni di dollari).
I legami sempre più stretti con l’Africa e specialmente con i paesi più ricchi di petrolio, tra cui il Sudan e l’Angola, non ha fatto che alimentare critiche e sospetti sull’operato dell’ex impero di mezzo.

Tanta generosità. Perché?
“Uno degli obiettivi importanti di assistenza estera della Cina è quello di sostenere altri paesi in via di sviluppo, ridurre la povertà e migliorare la vita dei loro popoli”. Questa è la motivazione fornita dai cinesi per giustificare un cosi ingente dispendio di risorse.
Il portavoce del ministero degli esteri, Hong Lei, ha commentato le critiche dicendo che «la cooperazione della Cina con l’Africa è ben lungi dall’essere limitata alla sfera delle risorse naturali. Gli aiuti all’estero sono una manifestazione importante della responsabilità internazionale della Cina».
Sempre nel documento si legge che il successo degli investimenti cinesi in Africa e nel mondo è dovuto “all’adesione ai principi di non imporre condizioni politiche, non interferire negli affari interni dei paesi beneficiari e al pieno rispetto del diritto di scegliere autonomamente i propri percorsi e modelli di sviluppo”.

Nulla si muove senza la Cina
Sulla buona fede cinese non si può essere sicuri, ma di una cosa si può esser certi: qualsiasi grande progetto di infrastrutture, delle quali continente africano ha estremo bisogno, passa ormai per mani cinesi, perché nessun altro ha gli stessi mezzi economici. Dall’interesse per il grande progetto idroelettrico “Grand Inga” in Repubblica democratica del Congo, fino al grande progetto ferroviario lanciato recentemente che collegherà il porto kenyano di Mombasa con le capitali dei vicini Uganda, Rwanda, Burundi, Tanzania e Sud Sudan, sembra proprio che il futuro del continente dipenda ormai dagli imponenti investimenti orientali.
Finora va detto che i progetti intrapresi dai cinesi non hanno deluso gli africani, i quali continuano a considerarli come i migliori interlocutori economici in questo momento. Non è ancora chiaro a quale prezzo.