Cinema Africano, Asia e America Latina
Per una settimana, dal 19 al 26 marzo, il cuore di Milano batterà al ritmo di altri cuori in continenti lontani. “Where future beats” – dove il futuro pulsa – è il claim scelto per la 27esima edizione del Festival del cinema Africano, Asia e America Latina: sessanta titoli, fra fiction e documentari, ma anche mostre fotografiche, conferenze, incontri con gli autori, per raccontare la vita di paesi in trasformazione e sintonizzarsi con le giovani generazioni del Sud del mondo.

Il film di apertura, in anteprima italiana (lunedì 20 marzo) I am not your negro – candidato all’Oscar 2017 come miglior documentario – racconta con le parole dello scrittore afroamericano James Baldwin e grazie a rare immagini di repertorio, le difficili relazioni razziali negli Stati Uniti e le battaglie per i diritti civili. Alla serata è presente il regista Raoul Peck, haitiano, ex ministro della Cultura del suo paese.

Fanno parte della sezione fuori concorso Flash – anteprime di registi affermati – anche My hindu friend (venerdì 24 marzo all’auditorium San Fedele) del regista brasiliano Héctor Babenco, recentemente scomparso; L’étoile d’Alger, del regista algerino Rachid Benhadj, testimonianza sull’avanzata del Fis negli anni Novanta e Per un figlio, storia d’immigrazione nel nord Italia, di Suranga Katugampala, originario dello Sri Lanka e residente a Milano.

Al concorso “Finestre sul mondo” partecipano quest’anno dieci lungometraggi: dei quattro ambientati in Africa, tre sono diretti da donne e il quarto, Félicité di Alain Gomis – vincitore dell’Orso d’Argento alla Berlinale 2017- ha come protagonista una donna fiera e autonoma, cantante in un bar di Kinshasa, la cui indipendenza è messa a dura prova.
In House in the fields la regista Tala Hadid ritrae una comunità berbera che vive isolata sulle montagne dell’Alto Atlante conservando tradizioni millenarie, mentre in A day for women l’egiziana Kamla Abou Zekri racconta di come una piscina abbia cambiato la vita alle donne di un quartiere popolare del Cairo. L’avversione per la neve di una bambina immigrata in Canada è documentata durante cinque anni dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania in Zaineb n’aime pas la neige.

Cortometraggi africani è il concorso che promuove i giovani registi provenienti da tutta l’Africa e dalla diaspora: una decina di brevi fiction e documentari esprimono realtà complesse come quella dell’immigrazione (Honey and Old Cheese di Yassine El Idrissi) o delle periferie urbane (Un enfant perdu di Abdou KhadirNdiaye e Lokoza di Zee Ntuli).

Ai temi dell’immigrazione e del dialogo interculturale è dedicata la rassegna Extr’A – Razzismo Brutta Storia, alla sua decima edizione, che comprende film italiani girati nei tre continenti o che trattino i problemi dell’immigrazione in Italia. The Runaway Bride (La sposa fuggitiva) di Tommaso Cotronei è uno dei rari film girati in Yemen, nella regione sottomessa ad al-Qaeda. In Strane straniere Elisa Amoruso intreccia le storie di cinque donne arrivate in Italia da paesi diversi, impegnate a reinventarsi la vita integrandosi in un’altra cultura.

Il nuovo spazio della Fondazione Feltrinelli, in viale Pasubio, ospita dal 22 al 24 marzo Democrazie Inquiete, un viaggio nelle trasformazioni dell’America Latina e martedì 21marzo la tavola rotonda Africa continente del futuro che mette a confronto studiosi e ricercatori sulla vitalità del continente africano. Al Festival Center (casello ovest di Porta Venezia) per tutta la settimana la mostra Where future beats espone 40 foto selezionate dal Lagos Photo Festival ed è possibile vedere in anteprima europea i primi film africani proiettati in VR 360° la realtà virtuale immersiva applicata alla cinematografia. 

Foto: Immagine tratta dal film d’apertura del Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina “I am not your negro” di Raoul Peck