Il paese festeggia il nuovo presidente
Dopo 22 anni di regime e sei settimane di alta tensione, il paese festeggia la liberazione. Il dittatore ha preso la strada dell’esilio e il nuovo presidente eletto, Adama Barrow, appare intenzionato a rimettere il Gambia sulla strada della democrazia. Una grande vittoria del blocco politico regionale.

Il momento tanto atteso dal popolo gambiano, dai negoziatori della Cedeao e dal nuovo presidente del Gambia Adama Barrow è arrivato la notte del 21 gennaio: dopo 22 anni di regime e sei settimane di negoziazioni, il dittatore Yahya Jammeh ha dichiarato che avrebbe finalmente lasciato il potere. Il giorno dopo, il mondo lo ha visto salire a bordo di un jet privato per partire verso l’esilio in Guinea Equatoriale. Il 26 gennaio, una folla di gambiani esultanti ha finalmente accolto il nuovo leader rientrato da Dakar, nella cui ambasciata gambiana si era insediato ufficialmente il 19 gennaio. 

Dal giorno in cui Jammeh è partito, la Cedeao aveva annunciato che la Micega, l’esercito di forze miste africane (per lo più nigeriani e soprattutto senegalesi) istituito per cacciare eventualmente Jammeh, sarebbe rimasto in Gambia il tempo necessario per “ripulire” il paese dalle armi che Jammeh stesso, prima di esiliarsi, avrebbe potuto distribuire insieme a eventuali consegne per destabilizzare il futuro governo Barrow o addirittura per vendicarsi del Senegal. Si sa ormai infatti che, durante il suo regime, Jammeh armasse i guerriglieri del Mfdc, il movimento di ribelli della Casamance, la regione meridionale del Senegal confinante con il Gambia e con il villaggio natale di Jammeh, Kanilai: proprio qui si concentrerebbero, sotto il controllo della guardia presidenziale, la maggior parte delle armi del paese.  

Durante la crisi gambiana, il Senegal aveva quindi tutti gli interessi a sbarazzarsi dell’irrequieto e pericoloso leader vicino: e non solo per salvaguardare la stabilità nella regione, ma anche per fini economici. Dopo l’insediamento a Dakar, Barrow è stato già interpellato sulla costruzione del ponte che attraverserebbe il Gambia e unirebbe il nord e il sud del Senegal, dossier che da tempo Jammeh ostacolava. 

Il ruolo della Cedeao  

Un grande ruolo in questa crisi gambiana è stato giocato anche dalla Cedeao, che fin da subito si era attivata per convincere diplomaticamente Jammeh a una transizione pacifica, pur non escludendo l’intervento militare. La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale è tanto più lodata oggi se la si confronta a quella dell’Africa Centrale, dove proliferano conflitti e governi autoritari, o all’Unione Africana che aveva annunciato il proprio appoggio alla Cedeao solo negli ultimi giorni di negoziazione, tacendo per anni (forse anche perché molti dei suoi dirigenti non sono meno tirannici del dittatore gambiano).

Per tanti, dunque, grazie alla Cedeao, l’Africa può vantare oggi un doppio successo: quello di aver risolto una crisi senza l’intervento occidentale, e di averlo fatto senza spargimenti di sangue. Ma si sa, la pace ha il suo prezzo e la diplomazia i suoi compromessi. E così, oltre agli elogi, la Cedeao sta incassando anche le critiche per aver lasciato negoziare nell’ultima fase due capi di stato, Alpha Condé della Guinea Conakry e Mohamed Ould Abdel Aziz della Mauritania, non troppo democratici, e di cui il secondo non fa nemmeno parte dell’organizzazione. Molti sono coloro che accusano i due leader di aver dato occasione a Jammeh di organizzare il suo esilio e “saccheggio”, permettendogli di partire dopo aver svuotato il Tesoro Pubblico (11 milioni di dollari), con automobili di lusso e altri beni che in parte sarebbero proprietà dello Stato, e dopo aver distrutto gli archivi del governo. Si sarebbe inoltre promessa a Jammeh l’impunità per sé e per i suoi stretti collaboratori.

Impunità e giustizia

Tuttavia una guerra, per quanto diplomatica sia, rimane sempre sleale. Se proprio ieri due suoi ex fedeli sono stati arrestati, uno mentre cercava di scappare dal Gambia e l’altro in Svizzera, Barrow afferma di non aver fornito alcuna garanzia a Jammeh. 

In questo senso, il nuovo presidente ha già dichiarato che istituirà una Commissione per la verità e la giustizia incaricata di investigare sui crimini commessi durante il regime di Jammeh e di sopprimere la Nia, il servizio di intelligence del suo predecessore. Dopo aver già nominato a Dakar Fatoumata Tambajang come sua vice-presidente, ora Barrow sta lavorando alla formazione del nuovo governo. Le priorità immediate: la liberazione di tutti i prigionieri politici e la ripresa dell’economia del paese.

(*) Luciana De Michele è giornalista freelance. Il suo blog è: africalive.info