Una marcia durante la Giornata nazionale della coscienza nera in Brasile (Credit: blackbraziltoday.com)

In Brasile il 20 novembre si celebra O dia nacional da consciência negra (La giornata nazionale della coscienza nera), una data significativa che porta alla luce questioni importanti come il  razzismo e le sue radici profonde che affondano in motivazioni storiche mai superate nella società brasiliana.

Infatti, su un totale di 211.711 milioni di abitanti, in questo paese sudamericano, il 55.8% sono afrodiscendenti che hanno una probabilità 2,7 volte maggiore di essere vittime di violenza rispetto ai bianchi. La probabilità aumenta specie nella fascia di età compresa tra 15 e 29 anni: ogni due ore si perdono cinque vite.

Spesso si tratta di afrobrasiliani resi vulnerabili da un sistema escludente e discriminatorio. Muoiono afrodiscendenti poveri, periferici, invisibili, innocenti, o assoldati per traffici di droga dalla malavita. Perciò il 20 novembre costituisce anche un’occasione per riflettere sulla loro inclusione nella società brasiliana.

Durante la settimana dedicata alla consciência negra vengono realizzare attività in tutto il paese, seminari, corsi, convegni, dibattiti e manifestazioni. La lotta al razzismo coinvolge vari aspetti, tra cui quello storico, relativo al contradditorio processo di sviluppo che ha prodotto violenze visibili e nascoste.

Ricordiamo che in Brasile la tratta degli africani ebbe inizio nella metà del secolo XVI e si protrasse fino al XIX secolo. Nell’arco di tre secoli, dal golfo del Benin e dal Sudan, partirono navi portoghesi con 5 milioni di africani schiavizzati che, una volta giunti nella nuova colonia oltreoceano, furono utilizzati come mano d’opera forzata. Ma dove esisteva schiavitù c’era anche resistenza e lotta.

Una delle forme di resistência negra era la fuga e il conseguente raggruppamento in comunità chiamate quilombo, che in lingua quimbundu significa unione. Oltre agli africani fuggitivi, vi dimoravano indigeni, musulmani ed europei esclusi dal progetto coloniale. I quilombos erano fondati in luoghi di difficile accesso e organizzati come piccoli stati con leggi e norme proprie.

Tra essi il quilombo di Palmares fu il più grande nucleo di resistenza per estensione e durata. Questa Repubblica democratica si estendeva tra gli stati di Alagoas e Pernambuco, nella regione nord-orientale del Brasile, durò quasi un secolo, a partire dal 1597, e diede i natali a Zumbi dos Palmares, uno dei più grandi leader afrobrasiliani che si batté per la liberazione del popolo contro il sistema schiavista. Morì lottando verso la fine del 1695, ucciso dai pionieri guidati da Domingos Jorge Velho. Divenne così eroe e simbolo indiscusso della lotta contro la schiavitù.

Un murales a Pedra do Sal ritrae l’eroe della resistenza nera Zumbi dos Palmares

A livello mondiale gli anni ’60 del XX secolo furono marcati da dichiarazioni dell’Onu sulla lotta al razzismo che culminarono con l’istituzione, nel 1971, dell’Anno internazionale della lotta contro il razzismo e la discriminazione razziale. Solo in quell’anno alcuni storici scoprirono che Zumbi dos Palmares era stato ucciso precisamente il 20 novembre 1695. Sempre in quegli anni, nell’ambito delle lotte portate avanti dai movimenti sociali, iniziarono ad apparire in Brasile le prime celebrazioni della consciência negra, ma occorreva scegliere una data ufficiale.

Fu un gruppo di afrodiscendenti del Rio Grande do Sul a pensare al 20 novembre. In particolare ne fu ideatore il poeta, professore, ricercatore e fervente attivista Oliveira Ferreira Silveira, definito “il poeta della coscienza nera”. Membro del Consiglio nazionale di promozione dell’uguaglianza razziale, fu uno dei fondatori del Movimento negro unificado e del Gruppo Palmares, associazione  che riuniva a Porto Alegre ricercatori della cultura afro-brasiliana.

La data scelta poteva essere il 13 maggio, il giorno della Lei Aurea, la legge promulgata dalla principessa Isabel che ufficialmente cancellò la schiavitù in Brasile. In realtà quella data rappresentò una falsa libertà, poiché gli afrobrasiliani vennero sì ufficialmente liberati dal giogo della schiavitù, ma non vennero mai indennizzati, nè aiutati, ma lasciati a sé stessi, per strada, senza alcuna assistenza da parte delle autorità pubbliche.

Ciò portò il gruppo a riflettere su una nuova data-simbolo e venne scelta quella del 20 novembre. Nel 1978 i membri del Movimento negro, durante un congresso a São Paolo, in un Brasile ancora in piena dittatura militare, scelsero la figura di Zumbi come simbolo di lotta e resistenza degli afrodiscendenti e non solo. Infatti negli anni è diventato  anche l’eroe delle lotte per la libertà di contadini, popoli indigeni, ribeirinhos, sem terra e sem casa (senza terra e senza casa) che continuano a reclamare diritti sociali.

Con la fine della dittatura e la promulgazione della Costituzione del 1988, vari segmenti della società, inclusi i movimenti sociali come il movimento afro, si fecero spazio nell’ambito delle decisioni politiche. Con la partecipazione di questi gruppi allo scenario politico vennero approvati ufficialmente provvedimenti che prevedevano di promuovere una sorta di “riparazione storica”.

Tra le misure, evidenziamo la legge sui pregiudizi razziali (n° 7.716, del 5 gennaio 1989) e leggi come quella del 2012 sulle quote razziali, importante perché finalizzata all’inclusione nell’istruzione superiore. Ricordiamo la legge n° 10.639, del 9 gennaio 2003, durante il governo del presidente Luiz Inácio da Silva, detto Lula, che istituì l’obbligo di insegnare storia e cultura afro-brasiliana nelle scuole, obbligo nella realtà lasciato al buon senso di ogni singolo professore, come abbiamo constatato in una nostra personale indagine e ricerca.

A questa legge ne seguì un’altra ancora più incisiva che prevedeva nelle scuole lo studio della storia e cultura delle popolazioni indigene brasiliane, popoli originari, ancora oggi perseguitati, resi “invisibili” e relegati spesso a immagini stereotipate.

La legge del 2003 fu molto importante perché stabiliva che: “Il programma […] includerà lo studio della storia dell’Africa e degli africani, la lotta degli afro in Brasile, la cultura afro-brasiliana e l’afro nella formazione della società nazionale, evidenziando il contributo degli afro-brasiliani nelle aree sociali, economiche e politiche pertinenti alla storia del Brasile”. Fu allora che il 20 novembre entrò a far parte del calendario scolastico. 

É inoltre importante ricordare che O dia da consciência negra come data festiva, venne creata con la legge n° 12.519, il 10 novembre 2011, durante il governo della presidente Dilma Rousseff. Era necessario crearla, come sorta di riparazione per i danni subiti dalla popolazione afrodiscendente del Brasile, ancora oggi sottoposta in molti casi a discriminazioni, come pure le popolazioni indigene.