Riforma della legge 185
Dura presa di posizione del deputato dell’Idv Stanislao dopo l’audizione in Commissione difesa del Senato del generale Debertolis. “Monti come Berlusconi”. Intanto il governo deve ancora rendere pubblici i dati relativi alle esportazioni italiane. Il termine previsto dalla legge era il 31 marzo.

S’accende lo scontro sulla riforma della legge 185 del 1990 che regola l’export armiero italiano. Dopo l’audizione in Commissione difesa del gen. Claudio Debertolis (segretario generale della difesa e direttore nazionale degli armamenti) sullo schema di decreto che modificherà la legge 185, il senatore dell’Italia dei Valori Augusto Stanislao ha rilasciato dichiarazioni pesanti: «Il governo sta cercando di nascondere la riforma della legge e di svuotarla di fatto. Le affermazioni del gen. Debertolis sono inquietanti e smontano completamente 185/90. Da questo punto di vista la vendita e l’export militare diventano un vero far west”.

 

Secondo il parlamentare dell’opposizione «sta venendo fuori un cattivo recepimento della Direttiva europea, snaturando completamente i principi su cui si basa la legge 185, una buona legge che è stata sotto attacco, prima dal governo Berlusconi con La Russa che voleva cancellarla e ora con Monti e con il ministro della difesa Giampaolo Di Paola che perseguono lo stesso obiettivo con altre modalità. Con il provvedimento così confezionato si intende accelerare la presenza dell’industria bellica all’interno dei ministeri della difesa e degli esteri per condizionarne le scelte o addirittura diventare l’organo decisorio: questo è il vero obiettivo. Pochi controlli, poca trasparenza, poche restrizioni, ma tanti interessi economici e politici».

Governo che rimane inadempiente rispetto alla stessa 185. Infatti la legge prescrive che entro il 31 marzo di ogni anno vengano pubblicati i dati relativi alle esportazioni di armi italiane nel mondo. Ma, al momento, non è stato reso pubblico nulla e non sembra una priorità dell’esecutivo e del ministro Di Paola. Un’assenza che ha già mobilitato con appelli e denunce il mondo del disarmo italiano.