Violenza sulle donne in RDC
La sconvolgente testimonianza di Denis Mukwege, meglio noto come il “muganga”, il medico ginecologo congolese che nella regione del Kivu meridionale rischia da anni la vita curando le donne sottoposte alle violenze sessuali più atroci fin dalla più tenera età.

«Gli stupri continui contro le donne in Congo sono come le decapitazioni dell’Isis in Medio Oriente: entrambe sono armi per terrorizzare la popolazione». Denis Mukwege, meglio noto come il “muganga”, il medico congolese “che ripara le donne”, al suo primo viaggio in Italia, parla della piaga senza fine che affligge soprattutto le zone orientali della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Lo fa dal palco del Festival della rivista Internazionale, a Ferrara, davanti a centinaia di persone, per la gran parte giovani.

«Nel mio Paese le donne, le ragazze, le bambine sono vittime sistematiche di violenze sessuali dalla ferocia indescrivibile. I loro organi sessuali vengono deturpati, mutilati, bruciati. E questo avviene quasi sempre in pubblico. Davanti agli occhi dei mariti e dei figli. Si tratta di forme di violenza efferata, usate dai gruppi armati come arma di guerra, che non soltanto distruggono le donne, che portano la vita nelle loro comunità, ma che terrorizzano anche chi sta attorno e che hanno delle conseguenze gravissime a lungo termine, proprio come le armi chimiche, su tutta la popolazione».

Secondo uno studio del 2011 dell’American Public Health Association, che si e concentrato nel periodo tra il 2006 e il 2007, in RDC vengono stuprate 48 donne ogni ora. Gli autori di questi crimini sono il più delle volte membri dei numerosi gruppi armati attivi nella zona, ma anche uomini delle forze armate e delle forze di polizia congolesi, non sufficientemente addestrati, o più semplicemente uomini senza scrupoli.

Nel suo ospedale di Bukavu, il Panzi Hospital, il dottor Mukwege cura 3000 donne all’anno. Il dottore, un chirurgo che si occupa soprattutto di ricostruire gli organi genitali delle donne deturpati dalle violenze, e affiancato da uno staff di 600 persone che, oltre al supporto medico-chirurgico, offre alle donne sostegno psicologico, legale e per il reinserimento sociale. 

«Ridurre la questione degli stupri in Congo a motivazioni di carattere culturale vorrebbe dire andare, di molto, fuori tema. In tutte le società al mondo le donne non hanno mai gli stessi diritti degli uomini. Ma questa discriminazione, in terre di conflitti dove manca lo stato di diritti, si fa ben più accentuata», ammonisce il dottore.

«Da noi, in Congo, la gran parte dei problemi deriva dal fatto che pullulano gruppi armati di ogni specie interessati al controllo delle miniere di coltan e di altre risorse. Per farlo scelgono di terrorizzare la popolazione e gli stupri contro le donne si rivelano un’arma non costosa ed efficace per tenere le comunità sotto il loro giogo. In più, si aggiunga il fatto che in Congo i responsabili di tali crimini restano totalmente impuniti, a causa di un sistema giudiziario debole e malfunzionante, e il fenomeno raggiunge le proporzioni che ha oggi», spiega il medico.

Denis Mukwege, che per via del suo impegno contro questa piaga in Congo e stato anche vittima di un attentato ad opera di uomini armati, due anni fa nella sua casa di Bukavu, dove perse la vita un uomo del suo servizio di vigilanza, si avvicinò alla professione di ginecologo con l’obiettivo di lottare contro l’alto tasso di mortalità delle donne in seguito a un parto. 

Fu soltanto nel 1999 che si trovò a curare la prima donna vittima di stupro. «Non avrei mai immaginato che da lì in avanti avrei assistito a tutto questo: donne ridotte in quel modo, che perdono completamente la voglia di vivere e la fiducia in se stesse. Ma non solo donne. Solo venerdì scorso ho dovuto curare una bambina di appena due anni. Oggi gli stupri più cruenti sono proprio contro le più piccole».
Il suo lavoro lo coinvolge emotivamente a tal punto che, per molto tempo, non riusciva ad avere una vita sociale e perfino a mangiare. «È allora che ho capito che dovevo cambiare il mio modo di pormi con le pazienti. Continuo ad ascoltarle ma evito di scendere in profondità. Perché se loro mi vedessero piangere e farmi coinvolgere emotivamente dalla loro storia, sarebbero le prime a perdere la fiducia nel nostro operato. Lascio quindi che siano i miei colleghi psicologi ad occuparsi di questo e io continuo a fare ciò di cui sono capace: la chirurgia».

Come estirpare la piaga degli stupri in Congo? «È fondamentale che gli autori degli stupri finiscano in prigione, anche i comandanti dell’esercito – è sicuro Denis Mukwege – E, a proposito di esercito, non è possibile che nel nostro Paese trovino spazio ex ribelli che in passato si sono macchiati di queste atrocità. Infine, è importante continuare a parlare il più possibile di questi fatti, sebbene cruenti. Io continuerò a farlo in prima persona e spero che saranno soprattutto gli uomini congolesi, in futuro, ad assumersi la responsabilità di denunciare gli stupri e i loro autori, proteggendo così la donna in Congo e, con essa, l’intera società».

Nella foto in alto: Alcune donne rifugiate nella regione del Kivu, nell’Est della Repubblica Democratica del Congo. (Fonte: UNHCR/F. Noy). Nelle foto sopra: il medico congolese Denis Mukwege durante il suo intervento al Festival di Internazionale a Ferrara.