Kenya
L’Alta corte kenyana ha imposto di costruire una struttura per impedire alla gente di entrare nell’enorme discarica di Nairobi, evitando così la diffusione di sostanze inquinanti. Il governo, dopo i fallimenti delle imprese italiane, ha incoraggiato investitori privati tedeschi a occuparsi della bonifica del sito.

Il governo della contea di Nairobi dovrà costruire un alto muro, sorvegliato ventiquattro ore su ventiquattro, attorno alla gigantesca discarica di Dandora, per impedire alla gente di entrarvi e prevenire l’ulteriore diffusione di sostanze inquinanti. È quanto ha stabilito l’Alta Corte con una sentenza emessa il 5 dicembre, nell’ambito di un procedimento ancora aperto.

La decisione dei giudici è stata accolta con soddisfazione dai residenti del quartiere di Embakasi (situato a circa 6 km dalla discarica), che da quattro anni stanno combattendo in tribunale contro l’inefficienza del governo nella gestione del sito e della tutela della salute pubblica.

La discarica, una delle più vaste del continente, si estende su un terreno di 30 acri (oltre 121.000 metri quadrati) a 8 km dal centro economico della capitale. È stata aperta nel 1973 e avrebbe dovuto essere chiusa quindici anni dopo. Dopo quasi trent’anni, nel 2001, il governo locale aveva dichiarato che il sito non avrebbe potuto più ricevere altra immondizia, ma da allora a Dandora continuano a scaricare circa 2.000 tonnellate di materiale ogni giorno.

Dandora – ancora oggi unico sito di raccolta per gli scarichi prodotti da 3 milioni e mezzo di abitanti – deve essere spostata. Lo hanno ribadito i giudici in questa occasione, ma l’individuazione di altri siti è stata fino ad oggi ostacolata da restrizioni imposte dall’industria aeronautica. Viste, dunque, le difficoltà di una rilocazione, si parla di inceneritori, bonifiche, ma anche di progetti di riciclo. E se ne parla da tempo.

Attorno alla metà degli anni 2000, la discarica è stata al centro di due inchieste italiane che hanno coinvolto il nostro ministero dell’Ambiente e una società italiana, Eurafrica, incaricata della bonifica. Una vicenda che ha toccato da vicino anche Nigrizia e i missionari comboniani che da tempo denunciano l’insostenibilità di questo mega-sito e gli interessi che vi girano attorno. Perché la sua gestione è un affare da milioni di dollari. Lo scorso giugno, nel corso di un vertice nella capitale, il presidente Uhuru Kenyatta aveva pubblicamente sostenuto il progetto presentato da un team di investitori tedeschi, guidati dalla Sustainable Energy Management Company, che si erano detti pronti a investire 400milioni di dollari a Dandora. Secondo quanto riportato dal quotidiano The Standard, il sistema di riciclo made in Germany sarebbe in grado di assorbire 2000 tonnellate di immondizia al giorno, convertendole in energia.

Sempre secondo la stampa kenyana, in quell’occasione Kenyatta avrebbe garantito agli investitori privati una riduzione della «burocrazia non necessaria, che non fa bene a nessuno» e il ministro delle Terre avrebbe promesso di darsi da fare per consegnare, in tempi brevi, i titoli di proprietà del suolo della discarica. Sta di fatto che, ad oggi, nulla si è mosso. Intanto 1,3 milioni di persone, che vivono a contatto più o meno ravvicinato con le sostanze tossiche emanate dall’inferno di Dandora, continuano a soffrire gli effetti dell’inquinamento prodotto. 

 


Cronologia della vicenda aggiornata a oggi

16-11-2006. A Nairobi il ministro dell’agricoltura italiano, Alfonso Pecoraro Scanio, e il suo omologo kenyano, firmano un accordo bilaterale per promuovere la collaborazione in campo energetico-ambientale tra i due paesi nell’ambito del protocollo di Kyoto, finalizzata allo sviluppo di studi di fattibilità e progetti congiunti per la riduzione dei gas serra.

23-4-2007. Le autorità del Kenya inviano al ministero italiano dell’ambiente la proposta per la realizzazione di uno studio di fattibilità per il risanamento e la chiusura della discarica di Dandora. Le autorità kenyane si avvarrebbero di esperti di settore, tra cui Eurafrica, in qualità di coordinatore del progetto.

7-5-2007. Il direttore generale del ministero dell’ambiente, Corrado Clini, approva il progetto. A disposizione, per lo studio di fattibilità, ci sono 721mila euro.

11-5-2007. Il ministero procede con lo studio di fattibilità.

12-7-2007. Clini, su sollecitazione dello staff del ministro, richiede a Eurafrica informazioni ulteriori e necessarie sulla sua struttura e attività in Africa.

18-7-2007. Eurafrica risponde, chiarendo che nel progetto di Dandora opererà in collaborazione con due partner: la società di ingegneria inglese Ws Atkins e la società di ingegneria civile kenyana Howard Humphreys East Africa Ltd.

13-8-2007. Il capo di gabinetto del ministro Pecoraro Scanio trasmette alla direzione generale del ministero stesso una nota inviata all’ambasciatore italiano in Kenya, con la quale viene richiesto di acquisire informazioni su Eurafrica e di comunicare alle autorità kenyane di bloccare l’indicazione della società come consulente per la parte kenyana, finché non saranno chiariti i contorni dell’intera vicenda.

15-8-2007. Riunione bilaterale a Nairobi tra i tecnici dei due paesi per definire le procedure per l’avvio del progetto. Nell’occasione viene nuovamente chiesto al direttore generale Clini di congelare la posizione di Eurafrica nell’attesa di ulteriori informazioni sulla stessa.

1-10-2007. Pecoraro Scanio invita Clini a comunicare ufficialmente al governo di Nairobi che l’attività a Dandora verrà svolta dall’agenzia pubblica italiana Apat.

11-10-2007. Avvio di un’inchiesta interna al ministero per capire le responsabilità dell’“affaire”. Non porterà ad alcun risultato.

12-10-2007. Conferenza stampa a Roma di padre Alex Zanotelli, in cui si rende pubblica l’intera vicenda. Gli elementi emersi in conferenza stampa inducono la magistratura romana ad aprire un’inchiesta. 

21-5-2008. Archiviazione del procedimento penale contro i soci di Eurafrica, disposta dal Gip del Tribunale di Roma.

9-3-2009. Udienza presso il giudice di pace per la causa intentata dai soci di Eurafrica contro padre Zanotelli e il giornalista del Corriere della Sera Massimo Alberizzi.

25-3-2010. Decreto di archiviazione della causa intentata al missionario Moschetti dai soci di Eurafrica.

25-5-2010. Archiviata anche la causa intentata da Eurafrica al giornalista del Corriere della Sera Massimo Alberizzi, per un pezzo pubblicato sul sito online del quotidiano.

25-11-2013. Assolti anche padre Zanotelli e sempre Alberizzi nel processo per diffamazione intentato dai soci di Eurafrica per le espressioni usate nella conferenza stampa del 12 ottobre 2007.


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Nella foto in alto, un raccoglitore di spazzatura nella discarica di Dandora. Molte persone che provengono dal vicino slum di  Korogocho rovistano fra i rifiuti nella speranza di vendere quello che trovano nei mercati per 50 centesimi. (Foto di Micah Albert. Kenya, 2012.)