TATALITA – MAGGIO 2018
Elianna Baldi

Che cos’hanno in comune l’echeggiare di colpi di mitragliatrici, il suono di campanelli e tamburi dei gruppi di musica tradizionale, e le urla di di tifosi di calcio impazziti? Nulla. Solamente il rumore degli uni può coprire quello degli altri e far pensare che nessun legame di sangue o di spirito esista tra chi, nello stesso istante e sotto lo stesso cielo, è vittima degli spari, chi si rallegra con musiche e danze, e chi ha come sola preoccupazione la vittoria o la sconfitta di una squadra.

Che cos’hanno in comune la veglia pasquale, la notte prima della domenica della Divina Misericordia e la serata della partita Roma-Barcellona (11 aprile)? Niente, per la maggior parte dei viventi. Ma qui a Bangui, capitale del Centrafrica, sono le tappe di una escalation di violenza che ha portato morte, distruzione e nuovi sfollati nel quartiere noto come Km5, dove sono asserragliate le milizie che dichiarano e pretendono di difendere i musulmani. Domenica 8 aprile, i caschi blu dell’Onu con l’appoggio di reparti dell’esercito hanno preso d’assalto il quartiere per smantellare le milizie. L’azione si è protratta anche nei giorni successivi. Mentre lì si sparava o si scappava, altrove si cantava o si tifava, fermati forse un istante dal rumore di armi pesanti.

Qual è la differenza tra la verità, menzogna ed errore? Una sfumatura. È così che una conduttrice radiofonica ha scusato, con leggerezza, il grave errore fatto dai giornalisti della sua emittente: hanno dato la notizia della cattura di Force, il capo ribelle che sarebbe all’origine della violenza scatenata in quei giorni di aprile. A finire in manette è stato invece il vice di Force, e questa sarebbe solo una piccola “sfumatura”.

Fosse solo un errore o un problema di linguaggio inadeguato per scusare l’errore, ci si potrebbe passar sopra. Il dramma è che qui sembra essere sempre e solo una questione di “sfumature”: nei mass-media, nei social-network, nelle dichiarazioni della Missione Onu (Minusca), negli annunci della politica, nella mentalità del cittadino comune. E così, nella confusione totale generata dalle “sfumature”, il paese naufraga. Sembra non esserci una percezione e un comprensione di ciò che succede davvero ogni giorno. Le menzogne e le mezze verità hanno la meglio, ma questo non è considerato un problema.

Com’è possibile che in una situazione di forte tensione e di scontri i giornalisti di Rfi (radio pubblica francese) riescano in continuazione a comunicare o incontrarsi con il più ricercato dei ribelli di Km5, mentre gli strateghi della Minusca, le forze russe, i servizi di sicurezza centrafricani non riescono a prenderlo pur avendo a disposizione, uomini, mezzi e informazioni? E com’è possibile che la diaspora centrafricana abbia potuto avvertire, attraverso i social-network, dell’operazione dell’8 aprile, che avrebbe dovuto essere coperta?

Governo e Minusca affermano aver agito su richiesta della comunità musulmana di Km5. Alcuni musulmani gridano al genocidio. Force dice di avere il sostegno della Francia, che smentisce. Il ministro della difesa smentisce addirittura l’implicazione delle Forze armate centrafricane.

Force
Alias Nemery Matar, è il capo di uno dei gruppi di autodifesa costituitisi al Km5 inizialmente per garantire la sicurezza in assenza dello stato. In seguito sono diventati organizzazioni della malavita. L’arresto o l’uccisione di un capo non risolve nulla.