Sud Sudan
Questo fine settimana si sono sbloccate le trattative di pace per risolvere la crisi sudsudanese. Firmato un nuovo accordo per l'impegno al cessate il fuoco. La strada verso una pace duratura resta ancora difficile e la sensazione è che si tratti di un avvicinamento forzato e senza un reale desiderio.

Dopo due mesi di sostanziale blocco delle trattative di pace e settimane di colloqui bilaterali volti a sbloccare la situazione di stallo, dovuta anche a fraintendimenti emersi a conclusione degli incontri dello scorso agosto, sabato 8 novembre il presidente Salva Kiir e il suo ex vicepresidente, ora capo dell’opposizione armata, Rieck Machar, hanno firmato un nuovo accordo, in cui, confermano l’impegno al cessate il fuoco già sottoscritto lo scorso 23 gennaio e mai rispettato. Il giorno dopo i rispettivi capi mediatori, Nhial Deng Nhial e Taban Deng Gai, hanno firmato i documenti che descrivono i tempi e le misure che renderanno la tregua effettiva.

Le due parti si sono, tra l’altro, impegnate a rendere note le posizioni delle proprie truppe, a ritirarsi dai punti più caldi del fronte e a permettere libertà di movimento alla commissione per il monitoraggio della tregua e alle agenzie umanitarie. Nei documenti ieri firmati si parla anche del ritiro delle forze straniere che spalleggiano il governo, e in particolare l’esercito ugandese e il Jem, il movimento darfuriano che ha combattuto soprattutto nello stato di Unity, misura considerata pre-requisito necessario dall’opposizione per ogni ulteriore passo in avanti nella soluzione della crisi. Nell’accordo è anche previsto che, durante il periodo transitorio che porterà alle elezioni e alla formazione di un nuovo governo, i due manterranno il comando dei rispettivi eserciti, cosa giudicata da diversi osservatori come estremamente pericolosa per la sicurezza del paese.

Il capo mediatore, l’etiope Seyom Mesfin, si è detto convinto che questa volta la tregua non sarà violata perché le conseguenze per i due sarebbero insostenibili e prevedrebbero l’embargo sulle armi e diverse restrizioni di movimento personale e di fondi nella regione. Nella dichiarazione rilasciata durante una conferenza stampa, si fa inoltre cenno a un intervento diretto dei paesi della regione per proteggere i civili.

Si tratta ora di trovare l’accordo sulla divisione dei poteri e le competenze del presidente e del primo ministro, carica quest’ultima introdotta dai mediatori per accomodare le istanze dell’opposizione. Per questo sono state concesse due settimane di tempo.

Insieme ai documenti dell’accordo, l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo del Corno d’Africa (Igad) ha anche reso pubblico il rapporto sulle violazioni della tregua nelle ultime settimane, da cui risulta che l’opposizione è colpevole per i combattimenti nello stato di Unity della fine di ottobre, mentre l’esercito governativo è responsabile delle azioni nell’Upper Nile della scorsa settimana, attacchi a diverse roccaforti dell’opposizione che hanno provocato circa 35.000 nuovi sfollati.

Inoltre nei giorni scorsi personale governativo della polizia di sicurezza nazionale ha sequestrato un carico di armi destinato al contingente etiopico della missione di pace in Sud Sudan (Unmiss) con l’accusa che in realtà sarebbero state dirette all’esercito dell’opposizione. All’Unmiss è stato anche impedito di raggiungere una zona, nel Western Bahr El Gazal, contea di Raja, che nei giorni scorsi, secondo il governo di Juba, era stata bombardata da aerei sudanesi.  

Insomma, la strada verso una soluzione della crisi sud-sudanese sembra ancora costellata da ostacoli di genere diverso, ma forse la preoccupazione maggiore viene dalle dichiarazioni del capo mediatore, le quali fanno intendere che i passi fatti finora sono dovuti più alla minaccia di gravi ripercussioni che ad una volontà genuina di chiudere una guerra civile costata decine di migliaia di vittime e che ha portato il paese sull’orlo dell’implosione e della catastrofe umanitaria. 

Nella foto in alto a sinistra Rieck Machar, capo dell’opposizione armata e a destra Salva Kiir Mayardit, presidente del Sud Sudan. (Fonte Afp)