Mali / I premi della Biennale
All’artista nigeriano il massimo riconoscimento della Biennale di fotografia in corso a Bamako (Mali). Premiati anche i sudafricani Lebohang Kganye e Simon Gush. Aboubacar Traoré, maliano, è il miglior fotografo giovane.

Alla Biennale di fotografia, Rencontres de Bamako (31 ottobre – 31 dicembre), il premio più importante, dedicato a Seydou Keita, è stato assegnato all’artista nigeriano Uche Okpa-Iroha. Quarantatre anni, tra i fondatori del progetto Invisible Borders (invisible-borders.com) e tanto apprezzato anche alla Biennale di Enwezor, Okpa-Iroha ha portato a Bamako la serie Plantation Boy. Sono 40 immagini, tratte dal film il Padrino di Francis Ford Coppola, in cui l’artista inserisce se stesso grazie alla tecnologia digitale, con l’intenzione dichiarata di sottolineare l’assenza dei neri, al di fuori di alcuni specifici e stereotipati ruoli, nella filmografia hollywoodiana e nell’immaginario dominante.

Il premio della assai qualificata Giuria (ne facevano parte, tra gli altri, i critici e curatori N’Goné Fall e Simon Njami) è andato ex aequo ai sudafricani Lebohang Kganye e Simon Gush. La prima, nella serie Her-Story and Heir-Story esplora le figure della madre e del nonno, attraverso una successione di sovrapposizioni fotografiche. Il secondo documenta l’influenza del capitalismo nella geografia urbana del Sudafrica post apartheid. Gush ha ricevuto anche il premio della Fondation Blachère (grazie al quale potrà trascorrere un periodo di studio e ricerca in Senegal).

Al maliano Aboubacar Traoré è stato assegnato il Prix du Jeune photographe francophone per la serie Inch’Allah, con cui affronta il tema dell’oscurantismo religioso. Premiati, infine, il camerunese Em’Kal Eyongakpa, che nella sua installazione Be-side(s) mescola performance, film, disegni, foto, scultura e poesia (ha ricevuto il Tierney Bamako Award), e il congolese Georges Senga, per il suo lavoro sulla figura di Patrice Lumumba (Premio Leone l’Africano).

In alto Uche Okpa-Iroha, The Plantation Boy.