Una vita in Africa – settembre 2015
Renato Kizito Sesana

All’Angelus di ieri papa Francesco ha chiesto tutte le parrocchie, comunità religiose, monasteri, santuari di accogliere una famiglia di profughi. Il grido di Giovanni Paolo II, “aprite le porte a Cristo” diventa concreto in perfetto stile evangelico. Il Cristo da accogliere è una famiglia di profughi.
Con questo intervento e con altri che ha compiuto nel suo pontificato, Francesco ci sta re-insegnando il Vangelo e ci sta indicando la via per la ri-costruzione dell’Europa.
È un passaggio che la politica fa fatica a capire. Lo interpreta come ingerenza, ma tale non è. È semplicemente Vangelo vissuto che fa esplodere la politica dall’interno, e costringe le leggi, i regolamenti, i confini, soprattutto i confini mentali, ad adeguarsi alla vita.
Gli ungheresi, gli austriaci, i tedeschi che a centinaia, a migliaia si sono rifiutati di obbedire alle leggi e hanno soccorso, rifocillato, trasportato, ospitato, sorriso e applaudito i migranti ci hanno dimostrato che un altro grido che stava diventando un trito luogo comune può essere davvero vissuto: “un altro mondo è possibile”. Davvero siamo prima di tutto esseri umani, fratelli e sorelle, e poi siamo anche siriani, sudanesi, eritrei, musulmani e cristiani. Prima di tutto umani.
Ricordiamoci che qualche giorno fa il segretario generale della Cei, Galantino aveva fatto un intervento “politico”, attaccando quei partiti che cercano voti sulla pelle dei migranti. Ci sono state reazioni durissime, ma ovvie: sei i vescovi scendono nell’arena politica, troveranno risposte politiche. Ma questo è perché alcuni che fanno politica, e magari sono cristiani battezzati, non capiscono che il Vangelo è ben più lungimirante ed esplosivo delle visioni politiche.
Gli istituti religiosi, comboniani in primis, sono chiamati a calare nel quotidiano la proposta del papa, e a dare una risposta pubblica, veloce e concreta. Chi nelle parrocchie e nelle case religiose cerca giustificazioni al non fare – evocando tutte le difficoltà possibili ed immaginabili, anche a livello di leggi e di regolamenti locali, di incompetenza nel gestire i rapporti con questure e prefetture, di difficoltà nel reperire il personale che si occupi adeguatamente di questo fatto – non ha capito la profezia di questo gesto.

Piccolo mondo egoista
Il nostro mondo europeo è ormai piccolo non solo geograficamente, e ha dato segni di diventare progressivamente sempre più meschino, gretto, chiuso nel proprio egoismo. Di fronte ai drammi del disastro ecologico e delle guerre – per i quali abbiamo responsabilità gravissime – siamo presi dal panico e rispondiamo alla crescente richiesta di solidarietà con l’indifferenza dei padroni e dei ricchi. E finiamo per diventare un piccolo mondo che si pensa al centro dell’universo e non capisce che al di là dei nostri confini c’è un nuovo grande mondo ribollente di vita, di progetti, di voglia di dignità.
Cosi crediamo a chi vuol farci percepire lo straniero come una minaccia, come colui che vuole derubarci della “nostra roba” e della “nostra identità”, invece che come “colui senza il quale vivere non è più vivere”.
Sbaglia chi crede di poter fermare con le leggi questa ondata di vita che viene ad abbracciarci. Fortunatamente per tutti noi, sono degli illusi. La legge non cambia la storia; anzi, quasi sempre la legge è costretta a seguirla, soprattutto quando si tratta di eventi epocali come le migrazioni oggi in atto. Chi invece cerca di capire la storia incomincia a vedere che la solidarietà o diventa globale o non ha più senso. Gli egoismi di classe e di nazione sono il linguaggio del passato. Fra pochi anni i politici che hanno inventato i muri che dividono le nazioni come fra Messico e Stati Uniti, fra Israele e Palestina, fra Ungheria e Serbia, chi ha attuato i respingimenti, e chi ha fomentato intolleranza e razzismo, saranno consegnati alla storia come sopravvissuti di un’era in cui nessuno più si riconoscerà.

Nostri fratelli
Che bello questo papa-pastore che ci invita ad accogliere i rifugiati non per fare un’opera sociale, non per calcoli diplomatici o per cambiare equilibri geopolitici, ma “solo” perché queste persone «sono la carne di Cristo». E come meravigliarsi che chi ragiona solo in termini di economia e diplomazia non lo capisca e lo critichi?
Il corpicino di Alan, i corpi dei mille e mille morti affogati nel Mediterraneo vengono da questo gesto trasfigurati in un grande segno di speranza per i vivi. Stiamo imparando a riconoscerli come persone che venivano a noi con la speranza di essere considerati dei fratelli. Essi, che sono già con Colui che è davvero e definitivamente l’Altro, avevano capito ciò che noi fatichiamo a intravedere. Forse essi stessi pensavano di essere dei disperati che venivano a chiedere il nostro aiuto, in verità erano profeti capaci di vedere il futuro che è già qui nel presente. Già aspiravano ad una nuova Europa. Come qualcuno ha già fatto notare, sono loro a creare la nuova identità europea.

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Nella foto in alto alcuni migranti eritrei. Sopra papa Francesco saluta alcuni migranti nigeriani durante un’udienza generale nell’aula Paolo VI in Vaticano a Roma (Afp)