Mozambico / Infrastrutture
La Cina costruisce a Maputo il ponte sospeso più lungo d’Africa. Un’opera gigantesca che ha scatenato polemiche e proteste, ma che ormai è quasi compiuta e che bisogna valorizzare al meglio.

Fare colazione a Maputo, pranzare in Swaziland e cenare a Durban. Un programma del genere oggi verrebbe considerato pura fantascienza da qualsiasi mozambicano, ma fra poco potrebbe non essere più così irrealistico. Ne sono convinti i promotori del progetto di quello che sarà il ponte sospeso più lungo del continente. L’opera, collegherà la capitale del Mozambico con Catembe, un centro abitato che si trova sulla sponda sud della baia di Maputo, in prossimità del grande Estuario do Espirito Santo, dove confluiscono i fiumi Tembe, Umbeluzi, Matola e Infulene.

Opera titanica

Il ponte Maputo-Catembe è un gigante lungo 3 km, con quasi 700 metri di piattaforma sospesa a un’altezza di 60 metri. A realizzarlo saranno i cinesi della China bridge and road corporation (Crbc) e anche il finanziamento della struttura sarà per lo più stanziato da Pechino tramite la EximBank of China. Il progetto, che comprende anche 200 km di autostrada verso il confine sudafricano, costerà la bellezza di 785 milioni di dollari.

Il ponte è considerato la più importante opera pubblica del paese dall’indipendenza nel 1975 e ha creato circa 1.600 posti di lavoro. L’idea risale al 2008, durante la presidenza di Armando Guebuza, il quale nel 2010 fonda la compagnia pubblica “Maputo Sul”, incaricata dello sviluppo del progetto infrastrutturale. Diversi gli obiettivi prefissati: collegare più rapidamente la capitale mozambicana al Sudafrica, estendere lo sviluppo agricolo e quello urbano oltre la baia, e incrementare il turismo sulla costa che va dalla vicina Maputo Elephant Game Reserve, alla celebre località turistica Ponta do Ouro.

Le critiche

Nella skyline della città la titanica infrastruttura, assieme ai numerosi grattaceli di recente costruzione, è il simbolo del boom economico che il paese ha conosciuto nell’ultimo decennio. Dall’anno scorso però la crescita è rallentata a causa della crisi, scoppiata quando il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha sospeso i finanziamenti diretti a Maputo, dopo aver scoperto debiti non dichiarati per quasi due miliardi di dollari che nel 2013 e 2014 erano sati sottoscritti da aziende di Stato. Sono quindi in molti a chiedersi come farà il paese a ripagare il partner cinese, visto l’andamento economico.

La paura è che si tratti di un’altra mossa di Pechino per aumentare la sua già forte ingerenza economica nel paese. Lo scorso marzo l’ambasciata cinese a Maputo ha annunciato che gli investimenti cinesi in Mozambico hanno quasi raggiunto i 6 miliardi di dollari.
Gli obiettori del progetto però, criticano in particolare la scelta dell’investimento. Numerose ong pensano che tutto quel denaro poteva essere indirizzato ad infrastrutture più urgenti come ospedali, scuole, strade nelle regioni del centro e del nord. Ci si chiede anche se Catembe, attualmente abitata da quasi 20 mila persone, si svilupperà veramente come previsto.

La Maputo Sul immagina un piano urbanistico commerciale e abitativo futuristico che però richiede investitori, e ci si domanda se sarà accessibile al mozambicano medio. Il comboniano Padre Antonio Bonato, dalla sua diocesi nel quartiere di Benfica dice di nutrire seri dubbi sui benefici che il ponte porterà all’economia del paese: “Al momento il numero di persone, turisti compresi, che con i piccoli traghetti attraversa la baia non giustifica il progetto, in più nell’Elephant Game Reserve ci sono pochi animali e siamo già ben collegati con il Sudafrica da nord verso il Kruger Park”.

L’intervista

Per rispondere a questi dubbi Nigrizia ha incontrato il direttore amministrativo della Maputo Sul, Silva Magaia. “Il progetto rientra nel sogno di connettere l’Africa attraverso le infrastrutture per promuovere lo sviluppo economico e sociale. In questo senso è certo che otterremo dei risultati. Non ci vorrà più di un’ora per raggiungere il confine con il Sudafrica e lungo la strada ci sono siti naturali unici al mondo, con savana africana che si affaccia direttamente su spiagge sterminate e ancora vergini”, afferma con convinzione il dirigente, che continua: “Sarà un volano per il commercio nella regione e aiuterà la capitale a decongestionarsi dalla pressione dello sviluppo che verrà veicolato a Catembe a favore di tutte le fasce della popolazione”.

Alla domanda su come il paese riuscirà a pagare il credito con la Cina, Magaia risponde che “la cifra è considerevole ed è ovvio che non la si potrà restituire con il solo pedaggio, ma ci saranno i proventi di altre attività economiche gestite dal governo” che però l’uomo dice di non conoscere.
Il ponte dovrebbe essere ultimato entro dicembre, ma Magaia ammette che i lavori si protrarranno a causa delle trattative con il mercanti di Malanga, contrari al ricollocamento e ad alcune parti dell’opera ancora in transito dalla Cina.

Sorprendentemente Magaia si sofferma sulla tanto criticata scelta d’investimento: “Anch’io non sono d’accordo con il progetto, ma non penso che si debba discutere le decisioni del governo. In questo paese non ci si siede al tavolo quando si fanno delle scelte, ma si interviene solo una volta che sono definitive. Ora è troppo tardi, è una discussione stupida. Uniamo piuttosto i nostri sforzi per finire il progetto e farlo funzionare al meglio”. Il dirigente è convinto che l’opinione pubblica appoggi l’opera e che le ong debbano piuttosto aiutare ad evitare errori. “Quanto agli aspetti criticabili del progetto, ora è tempo di concentrarsi sullo sviluppo di quelli positivi con intraprendenza, o sarà un fallimento completo” conclude Magaia, e forse è questo l’atteggiamento da adottare: far crescere bene il gigante che ormai è già lì.

Gli abitanti di Catembe sono pendolari che ogni giorno devono fare code di più di un’ora per attraversare la baia con vecchie imbarcazioni. Con il ponte ci vorranno all’incirca 10 minuti. (Foto: Marco Simoncelli)